A Canfranc è ormai vigilia piena o poco meno. Una vigilia accompagnata da clima fresco dopo la pioggia del fine settimana, con temperature in deciso calo rispetto a quelle che hanno accolto i primi giorni di raduno degli azzurri delle gare Trail che hanno anticipato di qualche giorno la partenza dall’Italia per poter prendere maggiore confidenza con i percorsi iridati.
Non cala però, anzi cresce di molto, la temperatura dell’attesa per il terzo appuntamento mondiale congiunto tra Mountain and Trail Running, dopo le edizioni di Chiang Mai (2022) e Innsbruck (2023): 1600 gli atleti accreditati, 80 le Nazioni presenti, con tutti e cinque i continenti ben rappresentati. Canfranc Pireneos allora, laddove tutte le premesse per grandi sfide sono servite.
Nella nostra consueta rassegna di avvicinamento alle gare iridate, partiamo da una delle due prove più lunghe tra i quattro format di gara che catalizzeranno le attenzioni degli appassionati a partire da giovedì 25 settembre.
Spazio allora ai protagonisti dello Short Trail, una gara a cui l’Italia affida importanti ambizioni di medaglia, tanto a livello individuale quanto nella classifiche per Team.
SHORT TRAIL – venerdì 26 settembre, ore 8.00
Percorso: 44,5 Km – 3660 D+

E’ una delle gare in cui l’Italia cala le sue pedine più importanti, specie nella prova maschile.
La forzata rinuncia per infortunio a Nadir Maguet toglie una delle punte alla squadra azzurra, ma gli altri sei atleti in gara si presentano con curriculum e ambizioni da parte alta della classifica. Se il riferimento di partenza è Innsbruck 2023, c’è un bronzo iridato individuale da cui ripartire, quello di Luca Del Pero, c’è un argento a squadre da provare a consolidare e, chissà mai, forse chissà…
Luca Del Pero allora, ma sullo stesso piano difficile non porre anche le credenziali di Davide Magnini e Daniel Pattis, sebbene entrambi abbiano dovuto fare i conti con qualche acciacco negli ultimi mesi di gare e avvicinamento al Mondiale. Certo è che questo sarà un tridente osservato con grande attenzione anche dalle squadre avversarie, e se i pianeti dovessero allinearsi in modo a noi favorevole…
Non meno importanti, in ogni caso, sono le ambizioni individuali e di squadra della restante parte del sestetto azzurro: Lorenzo Beltrami, Mattia Tanara e Lorenzo Rota Martir anche in questa stagione hanno dimostrato di poter essere atleti di rango internazionale, come ricordano le classifiche di gare simbolo come Zegama e Giir di Mont di Premana.
Altro terzetto che attrae i fari dei pronostici è quello calato dalla Francia, con Frédéric Tranchand, Sylvain Cachard e il campione europeo in carica Thomas Cardin tutti votati ad andare a caccia di un podio, che forse sognano anche i compagni di squadra Galbourdin, Butez e Baujard. La Spagna si affida invece al già re della Sierre Zinal Andreu Blanes, accompagnato a livello di punte da Manuel Merillas, Antonio Martinez e dal nome relativamente nuovo di Alain Santamaria che sarà in gara anche nell’Uphill.
La Gran Bretagna ripresenta l’argento in carica Thomas Roach, la Svizzera si affida soprattutto a Roberto De Lorenzi e Martin Anthamatten, mentre gli Usa puntano forte su David Sinclair e Eli Hemming, partiti dal mondo del mountain running e poi emersi anche nel contesto di Golden Trail Series e UTMB.

Con le attenzioni riservate ai protagonisti più attesi, sarà poi da seguire il due volte iridato Stian Angermund, il norvegese rientrato quest’anno da una squalifica doping che aveva diviso il mondo del trail running mondiale.
In gara anche il Kenya, con l’incognita legata ad una preparazione mirata a questo format di gara, ma con un Timothy Kibet già protagonista di vertice in questa stagione.

Gara donne – A guardare i punti ITRA, è poco lo spazio che sulla carta potrà ricavare nei piani più alti l’Italia. Ma la storia degli appuntamenti iridati ha finora detto che spesso il ranking non la racconta tutta. Giusto allora augurare il meglio ad una squadra azzurra che anche nelle tappe di avvicinamento al Mondiale ha mostrato buone doti di compattezza, con poco distacco a separare le une dalle altre nei confronti stagionali. Cecilia Basso fu la migliore delle azzurre ad Innsbruck con il suo undicesimo posto, ma la piemontese arriva a Canfranc con alle spalle una stagione sì solida, ma finora meno esaltante di quella del 2023. Con lei puntano a scalare posizioni in classica Martina Cumerlato, Roberta Jacquin, Sophie Maschi e Alice Testini, con le ultime tre al loro esordio in azzurro direttamente sullo scenario mondiale.

La campionessa mondiale ed europea in carica Clementine Geoffray rimette in palio la sua corona e guida una Francia che forte anche di Jarousseau, Martin e Germain si conferma come la principale candidata all’oro per Team. La Spagna punta molto su Sara Alonso, in crescita dopo l’infortunio di metà stagione, ma potrà contare anche su Malen Osa e Ikran Rharsalla, mentre la Svizzera cala sul piatto tutto il blasone di Judith Wyder e Mathys Maude. Direttamente dal podio iridato di Innsbruck nella prova di mountain classic arrivano poi le “mamma santissime” Grayson Murphy (Usa) e Tove Alexandersson (Sve), ma occhio anche a Naomi Lang (Gbr) e Daniela Oemus (Ger) e, perchè no, anche alle ceke Marcela Vasinova e Tereza Hrochova.

Vale in ogni caso tanto per la prova femminile quanto per la prova maschile il richiamo alla necessità di lasciare spazio anche alla possibilità di incappare in qualche bella sorpresa, proveniente magari da qualche Nazione sudamericana. Un’area geografica che in più di qualche occasione ha saputo offrire al palcoscenico mondiale atleti in gradi di esprimere qualità rimaste fino a quel punto ai margini del racconto main stream: il rapporto forte tra Sierre Zinal e Colombia, ad esempio, lo ricorda.

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