Nel giorno che segue la rassegna continentale ci sentiamo chiaramente in dovere verso i nostri lettori di rispondere ad alcune critiche che abbiamo ricevuto.

La Corsa in Montagna è per noi una grande famiglia e pensiamo in questi anni di esserci battuti per questo movimento. Molte volte abbiamo ricevuto critiche che andavano nella direzione opposta, ossia quella di rileggere sempre con un’accezione estremamente positiva anche risultati che potevano oggettivamente non essere dei pieni successi. Pensiamo di aver reso in modo chiaro ed oggettivo l’ambiente difficile che gli atleti hanno trovato in gara ad Annecy, di aver trasmesso con forza il valore di avversari davvero eccezionali e che sono stati in molti casi “ispirati” proprio dal movimento Italiano del Mountain running, che fa sempre di tutto per averli al via delle nostre competizioni proprio per favorire un confronto aperto e sportivamente di alto livello che aiuti anche gli atleti e le atlete azzurre a crescere.

Nell’Europeo di Annecy sono stati proprio i più giovani a cogliere i migliori risultati e ci pare di averlo rimarcato nei report post gara in cui abbiamo salutato la grande solidità di squadra delle Under20 nella gara uphill, dove hanno centrato un bronzo che poi hanno saputo replicare anche nell’up&down raggiungendo un risultato a suo modo storico, confermando non solo una grande prestazione di squadra ma anche il talento individuale di Lucia Arnoldo ed Anna Hofer che hanno nuovamente brillato a livello internazionale. Abbiamo, e lo rifacciamo, rimarcato la prestazione degli azzurrini che hanno centrato il migliore risultato di questi europei con la medaglia d’argento a squadre up&down e con le due top ten di Mazza e Curioni.

Nel giorno più difficile, quello del ritorno sul campo gara dopo una prestazione resa durissima da un ambiente obiettivamente particolare ed inatteso, atleti giovani come Vivien Bonzi ed Isacco Costa hanno dimostrato di essere pronti a raccogliere il testimone dai veterani e rappresentano per tutti gli appassionati di questa disciplina il simbolo di quello sport che da noi, inutile negarlo,  è speciale e seguito come forse in nessun altro paese.

Ci sentiamo parte della stessa famiglia dei “grandi” e sappiamo che loro per primi non sono del tutto soddisfatti di come sono andate le cose, ma mai nemmeno per un momento abbiamo pensato che non abbiano dato il massimo. Loro stessi ce lo hanno insegnato in molte occasioni quando anche dinanzi ad un podio, ad un secondo posto, anche ad una vittoria maturata con un crono che non li soddisfava, si schernivano e posizionavano l’asticella sempre un pò più su, insegnandoci che la vittoria più bella è sempre la prossima e che la gara che deve arrivare è la prossima sfida da raccogliere per migliorare sempre se stessi in qualche modo, umano o cronometrico che sia.

Se qualcuno ha pensato che questa nazionale non ci abbia fatto battere il cuore si sbaglia, abbiamo sofferto con voi e gioito con voi, vi diciamo GRAZIE per essere stati ancora una volta VERI e per aver rappresentato la passione di migliaia di innamorati di questo sport. 

  • Foto Credit: Marco Gulberti