Un solo titolo rimane da assegnare prima della tappa finale di Zelbio. Cinque invece quelli già messi in cassaforte Cinque già assegnati, uno ancora da decidere. Sono i titoli italiani 2011 della corsa in montagna, con San Vito di Cadore e la sua tappa tricolore a dare dunque bella sferzata alla corsa verso il successo finale. Sferzata decisiva per juniores e promesse, ma anche per le seniores donne. Così non è invece per i seniores uomini, con Zelbio dunque chiamata a sciogliere la riserva finale. Gli juniores Due dominatori. E’ l’attesa tripletta tricolore per Letizia Titon, è autoritario successo per Cesare Maestri. La veneta dell’Assindustria Padova, come da previsioni, si invola sin dall’avvio e mette in cassaforte il successo finale. Dopo il cross e i 5000 metri per lei arriva il terzo titolo stagionale. Netto il divario su tutte le altre per chi ora non può che guardare a traguardi internazionali. Dopo un Europeo che non l’ha soddisfatta, nel mirino di Letizia c’è ora la rassegna iridata di Tirana, laddove non mancheranno avversarie con cui lottare per qualcosa di importante. Alle sue spalle, il podio premia due atlete bellunesi: Marlene De Martin Pinter, fondista dell’Atletica Comelico, rintuzza il ritorno di Ilaria Dal Magro (Dolomiti Belluno), mentre l’azzurrina Silvia Zubani (Valtrompia), pure incappata in lieve errore di percorso nel finale, si deve accontentare del quarto posto. Titon a parte, un poco si rimescolano allora le carte in prospettiva iridata. Elegante tanto in salita quanto in discesa, gran bella dimostrazione di classe mette in mostra Cesare Maestri, che coglie così la sua prima grande vittoria dopo il bronzo tra gli allievi della scorsa stagione. L’allievo di Marco Borsari allunga verso il termine della prima salita, quando la solitudine preferisce alla compagnia di Enrico Lembo (Montemiletto Runner) e Andrea Pelissero (Atl. Susa), i soli rimastigli in scia almeno sino a metà gara. L’argento di tappa premia il sempre più convincente campano, mentre il bronzo finisce al collo del piemontese, ora però costretto a fari i conti con la distorsione alla caviglia rimediata già nel corso della prima discesa. E se Marco Barbuscio (Esercito, 5°) e Giovanni Olocco (Buschese, 6°) pur finendo là davanti, un poco più soffrono, nel finale bello spazio trova Stefano De Col, altro bellunese, nuovo figlio dello storico Gs Quantin Trattoria IV Novembre. Altro elemento cui guardare con interesse, nel giorno in cui pure si rivede il valdostano Farcoz (Pont Saint Martin): al rientro è nono, ma bentornato Massimo. Le donne In anticipo sorride Antonella Confortola, imitata, tra le promesse, da Mina El Kannoussi. Il regolamento federale, sino agli under 23, anche gli stranieri da tempo tesserati in Italia rende eleggibili per il titolo italiano: è il caso della portacolori dell’Atletica Saluzzo, davvero brava ad entrare per la prima volta tra le migliori dieci assolute. Traguardo che pure sfiora la ritrovata Sara Bottarelli (Valtrompia), undicesima e giustamente felice, nel giorno in cui la terza tra le promesse, Erika Forni (Valsesia), chiude in quattordicesima posizione. Torna sul trono la trentina della Forestale, che vince allora il solito duello con una comunque mai doma Valentina Belotti. Un continuo tira e molla caratterizza la prova femminile, con l’insolita situazione di un gruppetto di sette/otto unità praticamente appaiate al termine del primo giro di gara. Sulla seconda salita, l’allungo vincente di Antonella, che vola così verso quel successo di un soffio sfuggitole nella scorsa stagione. Dopo due titoli consecutivi, abdica allora la Belotti, che con fiducia guarda però verso il Mondiale di settembre. Un traguardo, un sogno cui ora mira anche l’incredibile Monica Gaspari (Caprioli San Vito), che a lustri di distanza riassapora allora la gioia di un podio tricolore. Immagina che commozione ritrovarsi lassù, dopo che l’atletica, per questo grande e inespresso talento del mezzofondo italiano, pareva essere divenuta solo un ricordo da rispolverare di tanto in tanto, con un sorriso lontano e qualche rimpianto. Distacchi quanto mai ravvicinati tra le migliori, con Alice Gaggi (Valgerola) ad un soffio dal podio, ma pure brava a difendersi dall’arrembaggio finale di Maria Grazia Roberti: per la forestale altro quinto posto, ma pochi secondi, questa volta, la separano da quei gradini per lei sino allo scorso anno così abituali. Alle spalle di una Mateja Kosovelj ancora in fase di rodaggio, c’è Ornella Ferrara (Bovisio Masciago), che buone attitudini pure mostra ai primi esperimenti sui tracciati misti, mentre nella top ten di giornata ecco anche Francesca Iachmet (Atl. Trento, 8^) ed Angela Serena (Freezone, 9^). Gli uomini Dal già assegnato cominciamo, anche per dare il giusto peso al successo più agognato e più atteso per il sodalizio organizzatore. E’ Luca Cagnati il neo tricolore promesse, che senza attendere la tappa finale, la categoria pure riporta nella top ten assoluta. Sarà pur in extremis mancato l’atteso duello con l’amico-avversario Xavier Chevrier, ma quanto mai meritato ci pare il successo di uno dei talenti più belli a disposizione della corsa in montagna che sarà. A tener desta l’attenzione in vista di Zelbio, tocca allora ai seniores uomini, che negli scatenati gemelli Dematteis trovano i propellenti capaci di riaprire la corsa verso il tricolore. In quattro allora ancora in gioco, anche se tracciati che verranno e tendenze intraprese forse più dei punteggi parziali paiono poter dire. Che Bursa fosse stata giornata storta ai più era chiaro, ma da San Vito arriva la conferma: vola Martin, ma pure non scherza anche Bernard. Nell’arco dei tre giri si apre e si chiude la forbice tra di loro, ma apertura progressiva ha invece per chi segue: De Gasperi e Bamoussa ci provano nella prima parte di gara, ma poi, giocoforza, indotti sono a gestire podio e sue immediate vicinanze. Giornata difficile, la prima della stagione, vive invece Gabriele Abate: il sesto posto finale di certo non soddisfa il neo argento continentale, che più di altri paga il repentino passaggio dal sol salire alla comparsa della discesa. Al di là della giornata non felice, dopo lunga preparazione incentrata sui raggiunti obbiettivi di Domodossola e Bursa, forse anche nella logica delle cose che così potesse essere. Davanti ad Abate, chiude il sempre più convincente Alex Baldaccini (Gs Orobie), la cui bella crescita agonistica merita grande rispetto e convinti applausi. Tra i sussurri e le grida del nostro ambiente, lo ripetiamo a scanso di ogni equivoco, nella convinzione che il caso “europeo” ben distinto dovesse e debba rimanere da quanto di buono il giovane bergamasco abbia sinora saputo esprimere nella stagione del suo ingresso tra i grandi. Dopo primavera difficile, là davanti pure si rivede Jean Baptiste Simukeka (Orecchiella), che nella volata finale recupera la posizione sottrattagli da un Emanuele Manzi tornato ad avanzare con decisione la sua candidatura per una maglia azzurra in chiave iridata. Top ten maschile a chiudersi con Andrea Regazzoni (Valli Bergamasche), che allunga nel finale sul compagno di squadra Zanaboni. A ridosso dei migliori, insieme agli habitué Piana, Mosca e Ruga, pure si fanno spazio due giovani come Francesco Della Torre (Gs Orobie) e Paolo Gallo (Giò 22 Rivera), mentre fa certa impressione rivedere all’opera – e diciannovesimo – un certo Lucio Fregona… Organizzazione e tracciati – Se la bontà di macchina organizzativa con il maltempo si misura, davvero bravi quelli del Caprioli San Vito, attenti ad ogni profilo, e cui pure va dato il merito di aver cercato con convinzione di rendere fruibile anche al pubblico le competizioni. Peccato che anche in tal senso, freddo e pioggia, abbiano remato contro. Di un fatto siamo piuttosto convinti, vale a dire che i verdetti al vertice espressi dal campo diversi non sarebbero stati su altri tracciati. Input diversi, nella due giorni cadorina, abbiamo ricevuto sulla presunta durezza o facilità del circuito di gara. Nello stesso clima di sussurri e grida poc’anzi evocato, poco ci piace rivestire il ruolo di “grilli parlanti”, ma l’invito comunque cogliamo, provando però ad allargare il dibattito, incentrandolo sull’evoluzione tecnica della nostra disciplina, spostando l’argomento in un ambito più generale rispetto alla singola realtà organizzativa. Lo facciamo in modo costruttivo, rendendoci sin da ora disponibili ad ospitare ogni intervento sul tema che lo stesso spirito sappia esprimere. Paolo Germanetto