Ventottenne della Valle Strona, è uno dei volti emergenti della corsa in montagna italiana Una crescita costante, quella di Rolando Piana nel panorama della nostra corsa in montagna. “Uomo immagine” della specialità in terra ossolana, per lui due tricolori promesse nel carniere ed una scalata ai vertici della specialità fattasi più veemente nelle ultime due stagioni. Insieme, poco alla volta, proviamo a conoscere meglio un atleta che un grande sogno sportivo continua a coltivare… Ciao Ronny. La corsa in montagna-mercato, di questi tempi, ti vede come uno dei ”cavalli” più contesi?Scherziamoci un poco su, ma…ci saranno cambiamenti importanti per te nel 2011? Anche se continuo a ritrovarmi più nel ruolo del ”bronzino” che non del ”cavallo” conteso, nel finale di stagione ho ricevuto qualche richiesta di cambiamento di società e, probabilmente, il 2011 mi vedrà vestire un’altra maglia…Sinceramente, dato il mio carattere, non è scelta facile, anche perché con il Genzianella mi sono sempre trovato bene e adesso che sto raccogliendo qualche risultato mi dispiace lasciare l’ambiente. D’altro canto sono ben consapevole del fatto che un ambiente nuovo potrebbe darmi nuovi stimoli per migliorare. Se si guarda alla tua carriera, facile leggere un lento, ma continuo progredire…Il 2010 di Rolando Piana è però altro passo verso la nobiltà della corsa in montagna italiana. Quest’anno ci sono stati dei buoni risultati e qualche bella soddisfazione me la sono presa, soprattutto sui percorsi misti. Ma, sinceramente, ritengo che il divario rispetto ad atleti come i gemelli Dematteis, De Gasperi, Manzi, Abate, Regazzoni – e altri ancora! – sia per me ancora elevato. Sono tutti atleti di notevole valore, e io mi vedo un piano, non un gradino, sotto di loro, che per me rimangono importanti punti di riferimento dai quali imparare sempre qualcosa. L’impressione generale è che se quest’anno i Mondiali si fossero corsi con la formula ”up and down”, probabilmente ti avremmo ritrovato con una maglia azzurra addosso…Di certo sei uno degli atleti che, al maschile, più è migliorato nel corso delle ultime stagioni. Concordi con quest’analisi? Penso che per poter cogliere una maglia azzurra io debba ancora lavorare tanto, ma sicuramente in questa stagione sono migliorato dal punto di vista mentale: forse mai come quest’anno mi sono reso conto che per ottenere determinati risultati bisogna imparare a soffrire sia in gara, sia in allenamento! Poi, un conto è battagliare per la vittoria o per il podio e un conto farlo per le posizioni appena a ridosso. Durante le prove di Campionato Italiano la sfida è sempre molto dura, perché ogni atleta non dà il 100%, ma il 110% , e quindi credo che ogni posizione sia sempre combattuta e sofferta. Rappresenti una realtà, quella ossolana, che ha prodotto grandi campioni, ma che negli ultimi tempi un poco fatica a ritornare ai vertici anche a livello assoluto. Grandi eventi sì, ma qualche atleta di punta in meno: il tuo sguardo su di una delle storiche roccaforti della disciplina? La terra ossolana – anche se in realtà io sono ossolano più atleticamente che non di origini? – ha sfornato campioni come i Bernardini, la Curti, Allegranza e Galeazzi: ripercorrere i loro passi per noi giovani è molto difficile! Quando corro in Provincia è facile che si facciano paragoni con loro, ma dentro di me sono ben consapevole che le doti e le capacità di questi atleti siano state ben superiori alle mie! Dal mio punto di vista, in zona, spesso manca la voglia di sacrificarsi, di far fatica, ma anche di cercare il confronto con altre realtà! Riallacciandomi in qualche modo alla domanda iniziale, sarei ben contento se le piccole realtà societarie locali si mettessero d’accordo per formare un’unica squadra con gli atleti più forti, in modo da portare il nome dell’Ossola al di fuori di certi confini regionali. Ma purtroppo è un impegno con troppe incognite, che in pochi vogliono almeno provare ad affrontare. Percorsi di salita e discesa, tracciati di sola salita. I risultati, per te, parlano chiaro: di certo più preferisci i primi… Il mio grande punto debole, si sa, è la salita, soprattutto su pendii lunghi e scorrevoli, mentre me la cavo meglio sulle salite più dure. Sicuramente, però, il saliscendi è la formula che più mi si addice, in particolare quando il percorso prevede salite ripide e discese tecniche. Rolando Piana versione allenamento: chi ti segue, con chi corri abitualmente, quali sono i lavori specifici che preferisci? Sono cresciuto nell’Asd Caddese e quelli sono stati gli anni che mi hanno fatto conoscere l’ambiente, le simpatie ma soprattutto il valore che lo sport, e in particolare la corsa in montagna, ti sa dare! Negli anni successivi, volendo essere seguito da un tecnico competente come Claudio Galeazzi, ho deciso di tesserarmi per il Gsd Genzianella. Altra realtà, ma un ambiente caratterizzato da persone molto disponibili e cordiali che mi hanno permesso di vivere lo sport in più assoluta tranquillità e libertà: proprio come piace a me! Galeazzi mi ha trasmesso le giuste competenze sotto il piano atletico, ma la cosa più importante che mi ha insegnato è stata la determinazione nell’affrontare ogni allenamento. In quest’ultima stagione, per diverse ragioni, ho preferito fare un po’ l’autodidatta, cioè mi sono autogestito sotto il profilo della preparazione…Svolgo la maggior parte degli allenamenti da solo e raramente trovo i compagni per effettuare qualche lavoro più specifico. Gli allenamenti di durata sono quelli più pesanti perché, correndo in solitudine, occorre anche contrastare un poco la noia. Abito in un paesino di montagna a 900m – Forno Valstrona, in una Valle vicina al Lago d’Orta – e quindi la pista e la strada per me sono sempre state un poco una forzatura…Non è un caso che i miei lavori preferiti siano le variazioni su terreni erbosi e ondulati… Ti conosciamo come persona umile, simpatica e a modo…Chi è e cosa fa Rolando Piana nella vita di tutti i giorni? Nella vita di tutti i giorni, per fortuna, lavoro! Di questi tempi non è cosa scontata…Mi sono diplomato in un istituto tecnico e dopo quattro anni come turnista in fabbrica, sono stato assunto dall’Enel come operaio. Svolgo attività di manutenzione e controllo in centrali idroelettriche, un lavoro che mi permette, nonostante gli impegni di reperibilità, di allenarmi regolarmente a fine giornata. Logicamente il periodo più brutto è proprio questo, quello invernale, perché le giornate fredde e buie, e spesso anche la neve, mi costringono a correre in città, lontano da casa. Corsa a parte, mi piace molto la montagna e appena gli impegni me lo permettono, anche senza correre, prendo e vado… Sono un ragazzo piuttosto tranquillo, mi piace la compagnia, ma di sicuro non sono un ”animale” notturno… Proviamo a rileggere le tue ultime stagioni: quale la soddisfazione più grande, quale la delusione più forte? Di certo le soddisfazioni più grandi sono state i due titoli italiani tra le Promesse, nel 2002 e nel 2003. Le delusioni più intense sono invece legate alla brutta prestazione nell’ultima prova degli italiani juniores 2001, che probabilmente mi costò una maglia azzurra, e alla Snowdon Race, in Galles, di quest’anno: per un incidente di percorso ho buttato via una vittoria che forse già avevo in tasca… Tuttavia, dopo tanti anni di attività, ho imparato che rammarico e delusione fanno parte del gioco: devono essere incassate come uno stimolo a non mollare, a continuare ad inseguire il proprio obbiettivo. La vita di un atleta è fatta anche e soprattutto di sogni: qual è il tuo? Di sogni nel cassetto ne ho parecchi e magari fin troppo difficili da realizzare…Certo, una maglia azzurra…In un Europeo o in un Mondiale, di differenza non ne fa: ma che bello sarebbe vestirla una volta per davvero quella maglia… Paolo Germanetto