Nostra intervista all’iridato juniores 2009. Per il valdostano, dopo un 2010 quasi interamente passato ai box, è tempo di tornare a sognare… Dall’entusiasmo di un titolo mondiale tra gli juniores ad un anno intero o quasi lontano dalle gare. Da un 2009 fantastico, pure condito da un argento europeo e da una maglia azzurra nel cross, ad un 2010 che, anziché segnare l’atteso avvento tra i grandi di uno dei più bei talenti mai espressi dalla corsa in montagna italiana, ha regalato invece mesi pieni di incognite al ventenne di Nus. Vicende non molto diverse da quelle quest’anno in sorte capitate all’altra grande promessa azzurra, Riccardo Sterni. Racconti, i loro, dunque in buona parte contraddistinti dallo stesso filo conduttore. Cominciamo a proporvi l’intervista del valdostano, la pazienza di qualche giorno per poter leggere anche quella del triestino. Ciao Xavier, come stai? Dai, sto abbastanza bene…Ormai ho imparato a convivere con le mie ginocchia malandate. Anche se con piccoli o medi dolori ogni tanto, riesco piano piano ad allenarmi decentemente, stringendo un poco di più i denti quando il dolore inizia a bussare… Corricchio all’incirca da agosto, mi volevo almeno riprendere per fare qualche gara qui, nella mia Valle d’Aosta, tanto per dire che non avevo appeso le scarpe al chiodo, come tutti ormai potevano pensare… La forma, ovviamente, – tanto per rimanere in tema con le mie origini – è come quella di una fontina…Anzi, durante il mio lungo periodo di stop, incredibilmente, ho perso 7 kg in sei mesi, pur facendo praticamente una vita da bradipo! Potrebbe sembrare pazzesco, ma è così: la muscolatura se n’è proprio andata in vacanza… Ed ora faccio davvero fatica a tornare ai miei livelli di peso forma, anche se i miglioramenti iniziano ad intravedersi. Un po’ come successo a Riccardo Sterni, altro grande talento della nostra corsa in montagna, dunque un 2010 passato quasi completamente ai box: raccontaci che cosa è successo… Già, questo 2010 doveva essere l’anno della nostra consacrazione tra i grandi, l’anno dei super duelli, e delle sfide infinite… Ne parlavamo tanto io e Ricky in camera, nei vari raduni passati assieme. Ma la sfortuna ha momentaneamente deciso di posare le sue nuvolette su di noi…Vorrei poter spiegare a tutti cosa mi sia successo, ma purtroppo ne i dottori, ne io sappiamo dare spiegazioni: ”un ginocchio di cristallo” lo voglio chiamare io, un male che sfugge ad esami e mani esperte… Quasi da fare sembrare il mio dolore una finzione per non allenarmi e fermarmi per un pò. Un dolore che solamente un ”aggiusta-ossa – un “rabeilleur”, come diciamo noi valdostani – ha saputo guarire, come per magia, senza spiegarmi il perché o il per come… Proviamo a mettere da parte questa stagione sfortunata…Cosa c’è nel tuo futuro di atleta? Più le incognite o maggiori le speranze? Mah, io direi più le incognite… Ovviamente ho sempre sognato, e continuerò a farlo finché ci crederò, un futuro da atleta a tempo pieno. Credo sia la speranza di ogni ragazzo della mia età che fa atletica. Certo che però i sogni sono ben lontani dalla realtà… E per quanto riguarda il nostro sport, ovvero la corsa in montagna, la possibilità di entrare in un gruppo sportivo militare è diventata quasi un miraggio… Ci sono andato molto vicino questa estate: sembrava tutto fatto, dovevo essere un atleta dell’Esercito, sembrava lo dovessi diventare dal settembre scorso… E, invece, tutto è svanito, per colpa di un diploma di scuola superiore che io non ho, ma che neppure ho mai detto di avere… Comunque, cuore in pace, e sotto con gli allenamenti…non si può fare altro, se non scongiurare la Federazione di spingere sull’acceleratore, in generale, con tutti i gruppi militari, per dare un poco di spazio anche a noi “montagnards”. Un passo indietro, per rivivere un 2009 straordinario: il titolo mondiale, l’argento europeo,il titolo italiano, l’etichetta di grande speranza della corsa in montagna italiana… Un’annata del genere la auguro a qualsiasi atleta del mondo: davvero fantastica! Di più, dal 2009, non potevo chiedere. Ho avuto una condizione di forma incredibile tutto l’anno, e soprattutto ai Mondiali mi sembrava di volare… ancora oggi quando vedo le immagini della gara alla sera, faccio una fatica tremenda a pensare che fossi davvero io quel ragazzo che vinceva e faceva sembrare tutto così facile…Mi è stata appiccicata l’etichetta di grande promessa della corsa in montagna, ma per ora non posso di certo dire di averla onorata, ma proprio per niente..Si, d’accordo, ho vinto quasi tutto da junior, ma la mia carriera inizia soltanto ora… All’indomani del successo iridato – e della maglia azzurra conquistata nel cross – i paragoni illustri si sono sprecati. Quali i punti di riferimento di Xavier Chevrier nel panorama della corsa in montagna italiana e internazionale? Ho avuto, e ce l’ho ancora, la fortuna di conoscere tanti campioni del mio sport e dell’atletica italiana… Ovviamente il mio grande amico Marco De Gasperi, una vera icona per me, come penso lo sia per tutti quelli che amano e che seguono questo sport… Sinceramente mi accontenterei solamente di vincere un decimo di tutto quel che ha vinto lui: davvero un atleta, ma soprattutto un uomo, straordinario, a cui sono tanto affezionato e che ringrazio sempre per tutti i consigli che mi ha sempre dato.. Poi ho avuto la bella novità della nazionale di cross, dove mi sono imbattuto in atleti importanti a livello internazionale, come Lalli, La Rosa, Meucci, Romagnolo: persone genuine e con i piedi per terra, che mi hanno accolto a braccia aperte con loro e insegnato un poco a vivere l’atletica. Molti mesi lontano dalle gare: che cosa al centro delle tue giornate in questo lasso di tempo? In questi mesi, lo devo ammettere, mi sono un po’ lasciato andare.. nel senso che, preso dallo sconforto, avevo perso le speranze per la stagione, ero demotivato e triste, e non riuscivo più ad uscire dall’idea che tutto fosse incurabile e irrimediabile… Avevo lasciato la ditta in cui lavoravo come elettricista, dopo ben tre anni, per andare nell’azienda agricola di mia cognata, che davvero, anche da qui, voglio ringraziare per la pazienza che ha avuto nei miei confronti… E per non parlare poi dell’estate zeppa di feste, che sembrano venivano tutte incontro a me, vista l’assenza di competizioni? Diciamo non proprio un’estate da atleta modello… Che cos’è per te la corsa in montagna e cosa sogni per il movimento in proiezione futura? Per me la corsa in montagna è davvero tanto, come se fosse una medicina… se non la pratico sto malissimo, sento la mancanza incredibile di quelle sensazioni che solamente questo sport ci può dare. Ogni anno – non è da buon valdostano, lo so bene? – aspetto con impazienza che la neve e il gelo spariscano dai miei sentieri e che la natura ritorni a fiorire, per poter di nuovo correrci in mezzo,su e giù per le montagne, nella pace più assoluta.. Spero in un futuro sempre più roseo per questa disciplina e una sempre maggiore attenzione mediatica. Ma, soprattutto, continuo a coltivare un sogno, quella di vederla un giorno alle Olimpiadi: cosa da far venire la pelle d’oca soltanto a sentirne parlare… Il 2010 ha portato alla ribalta altro talento valdostano, tuo compagno di squadra, indubbiamente cresciuto all’ombra dei tuoi risultati: Massimo Farcoz Eh già,il piccolo Max…sono davvero felicissimo per lui! Piano piano, con umiltà e impegno, è riuscito ad emergere tra i migliori e davvero mi rende orgoglioso avergli fatto, se non da “papà”, almeno da fratello maggiore? Siamo compagni di allenamento, ma soprattutto grandi amici. Per la Valle d’Aosta, e ancor più per il nostro club, l’APD PONT SAINT MARTIN, credo sia motivo di grande orgoglio sapere di essere una fucina di giovani talenti, che magari pure raggiungono la maglia azzurrra.. Vi dico solamente di tenerlo d’occhio, perché il prossimo anno sentirete tanto parlare di lui. Senza troppe pressioni, ma con tanta umiltà e voglia di stupire. Davvero gli auguro di fare un secondo anno da junior come il mio… Cosa deve attendersi il mondo della corsa in montagna da Xavier Chevrier per il 2011? Non deve attendersi nulla, ma nulla davvero.. sono troppe le volte che io stesso ho immaginato stagioni da prima pagina o gare epiche e poi, per un motivo o per l’altro, nulla è accaduto. Ora non mi aspetto niente, sarà il mio fisico a dirmi cosa davvero si può fare, ma soprattutto i risultati. Alla fine, sono sempre loro che parlano: se in bene o in male, sei solo tu che lo decidi… Al di là dell’atletica, quali le tue passioni? Chi è insomma Xavier Chevrier fuori dai campi di gara? Ora ovviamente arriva l’inverno e spero passi proprio in fretta… Da giorni ho riesumato la mia cara frontale per allenarmi nel buio serale della mia Nus. Il lavoro in azienda finisce, la campagna non produce giustamente più in questa stagione e mi toccherà lavorare con il babbo nella sua carpenteria metallica. Ormai da dieci anni suono nella banda musicale del paese e ora c’è anche il teatro.. una novità per me, ma che mi affascina molto. Qui finisco, ma pure vorrei aggiungere qualche piccolo ringraziamento? Innanzitutto alla mia splendida famiglia, che mi ha insegnato a vivere e mi ha trasmesso la passione per le nostre montagne. Poi alla mia morosa Denise, per la pazienza e la dolcezza che mi ha dato in questi mesi difficili: è anche grazie a lei che sono uscito da questo brutto periodo…Un grazie lo dico anche al mitico Giovanni Viel, la “voce del mondiale”, al mio allenatore Ermino Nicco, che mi ha sempre seguito con passione e volontà, e che può essere davvero fiero della sua società: grazie allora soprattutto alla sua dedizione e alla sua voglia di fare. E un grazie, ancora, ai miei ex compagni di nazionale, soprattutto alla nostra super squadra juniores, per le bellissime giornate passate assieme, che porterò per sempre nel mio cuore… In attesa di viverne magari altre tra i “grandi”… Paolo Germanetto Foto: archivio corsainmontagna.it Xavier vola verso il titolo mondiale Xavier a Campodolcino con il presidente della FIDAL Franco Arese podio mondiale Podio iridato Argento europeo Xavier al lavoro Xavier agli Europei di cross di Dublino Xavier con Luca Cagnati, Marco Leoni e Kelemu Crippa