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Xavier Chevrier: sorrisi e sregolatezza di una vigilia iridata

03/09/13

3 settembre 2013 – Da Luca a Xavier, da Cagnati a Chevrier. La classe, intesa come anno di nascita, è la stessa, ovvero il ’90 , così come la stessa sarà la maglia che domenica indosseranno in Polonia. Rispetto al solito, però, questa volta cambierà il colore: uno all’esordio, l’altro ad attenderlo di nuovo in maglia azzurra dopo averlo avuto come fidato compagno anche tra gli juniores. Definirli gemelli forse eccessivo, specie perché si rischierebbe di “profanare” termine e categoria assai in voga nella specialità…Ma di sicuro, per i due, sinora percorsi spesso e volentieri comuni. Da un bellunese ad un valdostano, per ritrovare allora alla vigilia del Mondiale anche l’iridato juniores 2009. Xavier Chevrier, allora, per scambiare anche con lui qualche impressione – nel caso dall’esito mai scontato… – prima di volare verso Krynica Zdroj.

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Anche a livello internazionale sei indubbiamente tra i giovani atleti di maggiore interesse e prospettiva per la corsa in montagna, magari insieme ad Antonio Padua e Robbie Simpson tanto per citarne un altro paio tra gli stranieri. Il terzo posto alla Thyon – Dixence poi lo ha confermato: come hai vissuto questa esperienza?

Penso di si, ma a volte – e forse purtroppo…- non me ne rendo conto neppure io o almeno ci do poca importanza. Dopo l’ultima favolosa stagione da junior nel 2009 ho passato due terribili anni costellati da infortuni e brutti pensieri nella testa: continuare o smettere, era questo il mio tormento quotidiano: ero ancora giovanissimo, ma stufo di dover lavorare per pagare dottori per cercare di risolvere i continui problemi fisici. Poi di colpo il cambio di società, un nuovo speciale allenatore, il cambio di rotta e via… Tutto come per magia è rinato, la passione è tornata, e negli ultimi anni son ritornati pure i risultati che sognavo da anni. Maglie azzurre da senior e medaglie di squadra e pure una di legno a livello individuale, accolta con qualche sorriso e tanto stupore. La Thyon-Dixence  di quest’anno, poi, mi ha dato davvero una bella iniezione di fiducia nel lanciarmi nelle competizioni all’estero, perché ho trovato un livello pazzesco e un’organizzazione fantastica. Poi, da valdostano, una gara in Svizzera con un bel podio ha un valore inestimabile: d’altronde sono pur sempre i nostri acerrimi cugini…

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Conosciamo lo Xavier corridore, ma poco – forse per fortuna… – quello musicista. Puoi raccontarci di questa tua grande passione e quanto tempo della tua vita occupa?

La musica, come lo sport, fa parte della mia vita sin da quando son piccino. Ho la fortuna di essere nato in piccolo angolino della Valle d’Aosta che la cultura e lo sport rendono davvero speciale: famiglia di musicisti la mia, e pure di tanti sportivi, specie nello sci di fondo. Dallo zio Attilio due volte olimpico al cugino Federico “Chicco” Pellegrino che sta facendo grandi cose nello sprint,  fino ai miei due fratelli maggiori trombonisti di buon livello. A differenza loro io ho scelto la via delle percussioni, strumento di sfogo e di libertà a cui mi sono appassionato sin da piccolo: suono nella Banda musicale “La Lyretta” di Nus da ormai dieci anni, e da tre anni pure nella Filarmonica di Fénis, paese della mia dolce metà Denise…Certo che gli impegni sono davvero tanti, con due prove settimanali di due ore l’una, più i vari “servizi” nel paese, i concerti e i concorsi. Se di giorno c’è il lavoro e poi l’allenamento, e se di sera ci aggiungiamo pure il teatro valdostano le volte in cui sono libero si riducono a zero: ma credo che se uno ci tiene veramente, si può fare tutto, l’importante è farlo divertendosi…

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Xavier e le lunghe distanze. Come vedi il tuo futuro da atleta? Pensi di poter in un prossimo futuro cimentarti in gare di durata come altri giovani stanno già facendo?

Non so quando, ma ho davvero tanta voglia di cimentarmi in nuove gare, che siano più lunghe o più corte non importa, ma per cercare nuovi e diversi stimoli credo ci sia il bisogno di provare un po’ di tutto. Questa estate mi è capitato più volte di passare interi pomeriggi tra le mie montagne, un po’ di corsa, un po’ a piedi, a volte con il mio fedele Spritz – non l’aperitivo…- oppure con qualche appassionato amico, alla scoperta di nuovi sentieri e panorami che solo la mia Valle d’Aosta sa regalare. Mi stuzzica davvero tanto l’idea di avere un pettorale addosso e correre ogni tanto osservando quello che mi circonda attorno, senza dover puntare sempre lo sguardo sul sentiero, concentrandomi sugli ostacoli e con la paura di essere sempre superato in qualsiasi momento, nella frenesia delle nostre gare corte. Non bisogna avere la paura di osare, chi non osa rimarrà sempre nel rimpianto, almeno credo… C’è l’imbarazzo della scelta in Italia e nel Mondo, con lo zaino sulle spalle, al buio, nella gelida neve, o a coppie, per intere giornate: tutte queste gare racchiudono forse l’emblema di chi ama e rispetta la montagna, non è questione di sfidarla, ma solamente di esaltarla…

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Sei al tuo secondo mondiale assoluto di corsa in montagna: dopo il tredicesimo posto dello scorso anno, quali sono le tue aspettative per la gara iridata?

Non chiedo troppo quest’anno, la stagione è stata davvero lunga e positiva: sono stato bravo ma anche fortunato a conquistarmi pure quest’anno le due maglie azzurre in palio per Europei e Mondiali. L’opportunità che mi è stata data è davvero di quelle importanti e sono consapevole che rappresentare la propria Nazione ad un Campionato del Mondo sia un privilegio dato a pochi: la voglia di far bene è tanta, la motivazione pure. Sicuramente una medaglia a squadre sarebbe la giusta ricompensa ad un anno di tanti allenamenti e in cuor mio spero di dare il mio massimo contributo per la nostra squadra, consapevole della difficoltà di questo evento, ma sempre con il sorriso e la sregolatezza che mi ha tramandato la mia stupenda famiglia…

Poudzo, allora!

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