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Record dell’Aconcagua: come è andata? Diario del campione spagnolo Luis Alberto Hernando

14/02/12

Come vi avevamo anticipato lo scorso mese su corsainmontagna.it, nei primi giorni di febbraio il campione in carica delle Skyrunning World Series Luis Alberto Hernando, avrebbe tentato l’assalto alla cima dell’ Aconcagua, la più alta montagna d’America (6962mt). La sua sfida particolare era quella di battere il record che nel 2007 riuscì all’alpinista spagnolo George Egocheaga, con 14h 05 ’54” ..  Un racconto a tratti drammatico, molto simile alle gesta di un alpinismo estremo. Le difficoltà che l’aria rarefatta presenta si manifestano in modo silente, ma implacabile. Ecco nelle parole del protagonista, quanto è successo:

“La partenza avviene da Horcones era alle 5:00 di mattina con un ritmo pianificato nei dettagli e le sensazioni sono quelle giuste. In 50 ‘riesco a prendere un camelback a Confluence, e in meno di 3 ore raggiungo i 4300mt di Mulas, dove avevo preparato un rifornimento e un cambio di abbigliamento e calzature. Finora mi sento abbastanza bene, ma ora inizia la parte più difficile. Fino a questo punto sono riuscito a correre quasi sempre, tranne il ripido tratto della “Costa Brava” 250 m + abbastanza ripida, che ho salito camminando. Dopo il ristoro, proseguo per la cima con i bastoni, tenendo un buon ritmo grazie alle ottime sensazioni. Sto guadagnando quota rapidamente, questa sezione è abbastanza ripida, così raggiungo il Nido del Condor (5400mt) alle ore 9:30 ca. Anche qui trovo un rifornimento e il cambio di abbigliamento lasciato Da Sergio la mattina. Continuo con determinazione e fiducia, convinto che il passo sia quello giusto, e che il tempo per raggiungere la cima ed il ritorno ad Horcones mi dia un buon margine di garanzia per la riuscita dell’impresa. In meno di un’ora passo “Berlin” e poco più per “Còlera” (5970mts). Da qui comincio a sentire qualcosa di strano, una sensazione mai provata prima d’ora, ma ancora non mi preoccupo troppo. Intorno al 6200mt capisco che ho una perdita di coordinazione e di equilibrio, e la sensazione di fatica non è come quelle provate in una gara normale. Poco prima dell’”Indipendenza” (6400mt), incontro Sergio, e qui inizio a non sentirmi tanto bene. Sono in marcia da 6h 15 ‘ed entrambi decidiamo di riposare 15 minuti, alimentandomi e calzando scarponcini e ramponi. Abbiamo anche preso la decisione di non percorrere il Gran Acarreo in discesa. O meglio, questo è ciò che ha pensato Sergio, che lo conosceva e sapeva che la crosta inferiore era delicata da scendere. Sento di aver recuperato qualche energia, e con un tempo ancora accettabile inizio il traverso, dove il vento che soffia è sempre più freddo, ma sono fortunato perchè è di gran lunga migliore rispetto alla previsione del tempo ci aveva dato il meteo. La velocità è diminuita sensibilmente, ne sono consapevole. Così giungo alla Grotta di Guanaco (6660mt) dove mi accorgo che le forze mi stanno abbandonando, inizio a percorrere la “Canaleta” dove il vento si sente meno, ma l’ultimo tratto che porta alla vetta è piuttosto ripido, con fondo di neve compatta e ghiaccio. Ancora una volta percepisco una mancanza di coordinamento e molta fatica, che non mi permette di controllare il ritmo, mi sento come un “ottomilista”. Devo fermarmi ogni pochi passi, ad un ritmo ancora più lento di quello del 25 gennaio quando abbiamo raggiunto la cima senza alcuna fretta. Sono completamente esausto e per guadagnare qualche metro impiego un’infinità, cado quasi ad ogni passo senza essere in grado di tenermi in piedi con i bastoni. Sono senza coordinazione ed equilibrio. Una guida che accompagnava dei clienti, si avvicina e senza sapere del mio tentativo di record, mi dice che non valeva la pena, che il Cerro “come si dice qui”, sarà anche il prossimo anno nello stesso posto. Esausto continuo a salire, e a guardare la gente in cima. Mi risiedo, mi rialzo e continuo a camminare così lentamente che guida del gruppo (Claudio) mi raggiunge e mi dice che non mi vede bene, raccomandandomi di scendere. Mi fermo per 30’ o 40’, pensando e tentando di guadagnare qualche metro verso l’alto, cado e mi rialzo, faccio due passi e cado nuovamente. La guida stessa molto consapevolmente mi si para davanti e mi dice: “di qui non passi, scendi a valle!” (a mente fredda posso solo ringraziarlo). Mi siedo, e nel mio cervello esaurito per una grave mancanza di ossigeno (a circa 6850mt) non vedo neanche la necessità di ridiscendere la montagna. Nel frattempo Sergio, invece di aspettarmi alla fine della Canaleta come previsto, è sceso al “Nido” per raccogliere dei rifornimenti e risalire incontro per aiutarmi. Quando stava salendo verso “Berlin”, un ranger del parco gli ha detto che avevo girato e che non stavo camminando troppo bene. Inizio a scendere ad un ritmo molto più lento della salita, per raggiungere l’Indipendenza, penso di aver impiegato almeno 2 ore. Poco dopo incontro Sergio, non sono in grado di mangiare o bere, anche se lui insistite e io capisco che è indispensabile per recuperare un po’ di forze. Dopo una pausa di 20 ‘continuiamo a scendere. La discesa è un po ‘penosa e deprimente, sapendo di non essere riuscito a fare il record e nemmeno la cima che ormai avevo a portata di mano. A poco a poco arriviamo a “colera” e mi sembra di iniziare a recuperare (5970mt). Da qui proseguiamo ad un passo normale, lento ma coordinato. Ho riacquistato l’ equilibrio e la fiducia, penso che prima o dopo sarò a cenare a Mulas. Arriviamo a Nido (5400mt), la squadra di soccorso ci ha portato tè caldo, ma devono affrontare una situazione di emergenza alla Cueva del Guanaco e ci lasciano in fretta. Sergio raccoglie il materiale utilizzato per tutto il percorso e riprendiamo la marcia verso il basso, una discesa che pare senza fine. Ciò che impiegavamo 50 ‘(con zaino) durante i giorni di ambientamento sono diventati più o meno 2h30′ … Verso le 21:15, siamo finalmente a Mulas. Una visita medica, che mi aspettava (tutto OK), e una cena potente, con qualche risata, ma anche con molto delusione e dispiacere per come era andata questa sfida. Ora dobbiamo trarre delle conclusioni e capire gli errori che ci sono stati quando potremo essere più obiettivi. Forse in un paio di giorni e riusciremo ad analizzare bene questa esperienza .. “.

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