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Corsa in montagna, presente e futuro: intervista a Massimo Magnani

31/03/13

31 marzo 2013 – Corsa in montagna, qualcosa sta cambiando. Alle soglie di una nuova stagione, una delle discipline legate al mondo outdoor di montagna che in un passato nemmeno troppo lontano ha regalato infinite soddisfazioni e allori al “bel paese”, sembra voler voltare pagina, ricercando da un lato un più efficace rapporto con l’atletica tradizionale, dall’altro allargando lo sguardo alle tendenze sviluppatesi con forza negli ultimi anni. Beneficiando dei nuovi assetti federali emersi dalle ultime elezioni Fidal, più che di un “dopo Balicco” si potrebbe addirittura parlare di una nuova vision. Di questo e molto altro abbiamo parlato con il Direttore Tecnico Organizzativo dell’atletica italiana, Massimo Magnani, che ha appena archiviato un inverno caratterizzato dalla bella crescita di giovani talenti e da ritrovati risultati di spessore in rassegne internazionali quali gli Europei indoor di Goteborg ….

 

A destra, un sorridente Massimo Magnani con Marco Sicari, responsabile dell'ufficio stampa Fidal

La stagione della corsa in montagna è ormai alle porte: tra Centri di Sviluppo Tecnico, nazionali e territoriali, e la nuova struttura tecnica federale più snella, quali le novità che riguardano anche la specialità?

La prima osservazione è proprio relativa al nuovo modello di lavoro della Direzione Tecnica che ha spostato la centralità della propria azione sugli atleti e sugli allenatori personali, passando dai Settori di lavoro ai Centri di allenamento. Anche la corsa in montagna non sfugge a questo rinnovamento, partendo dal fatto che la disciplina è di fatto integrata nel mezzofondo e fondo e che avrà propri Centri di Sviluppo Tecnico sia a livello del mare che in altura. A questo si aggiungerà un “progetto speciale” che avrà l’obiettivo di valorizzare la disciplina nel suo insieme e di coglierne tutte le opportunità che essa offre sia dal punto di vista tecnico (reclutamento e allenamento), organizzativo (calendario, omologazione percorsi) che normativo (norme di partecipazione e formule dei campionati), con l’apertura anche a quelle forme di attività che stanno avendo grande successo a livello internazionale e che aprono nuove prospettiva per la disciplina.

Dunque un “progetto speciale” per la corsa in montagna: il DTO Massimo Magnani si avvarrà di qualche collaboratore per seguirne lo sviluppo? E se si con quali compiti?

Premesso che le responsabilità generali stanno sempre in capo a me e che  io prenderò le decisioni finali, non posso mettere mano ad una specialità senza avvalermi delle competenze che provengono in modo diretto dal mondo della Corsa in Montagna; insieme al Presidente Giomi abbiamo individuato in Paolo Germanetto e Fabrizio Anselmo due figure che completandosi a vicenda possano sostenere il processo di rinnovamento della disciplina e l’elaborazione del nuovo progetto complessivo. Paolo Germanetto avrà il compito di coordinare il progetto e di guardare a tutti gli aspetti di tipo organizzativo, regolamentare e  agonistico, Fabrizio Anselmo, oltre ad affiancarsi nel lavoro di Paolo, dovrà raccordare le attività degli atleti della montagna con quelle del mezzofondo e  avviare una serie di valutazioni funzionali, collegate a quelle che da sempre vengono fatte con i mezzofondisti-fondisti, che consentano agli atleti e ai loro tecnici di avere ulteriori elementi per allenarsi meglio e finalizzare bene gli eventi di interesse federale.

Calendario e regolamenti ovviamente già impostanti dalla precedente gestione federale. Ma ad esempio nell’assegnazione dei Campionati Lunghe Distanze a Sondalo già possibile intravedere un cambiamento di strategia in ambito nazionale?

Per il 2013 dobbiamo procedere con quanto già impostato precedentemente, perché sarebbe stato imprudente e improduttivo fare cambiamenti in corsa; abbiamo solo aggiustato alcune palesi incongruenze regolamentari che avrebbero messo in difficoltà gli organizzatori stessi e i partecipanti di alcune categorie. Il Campionato “Lunghe Distanze” è uno dei primi segnali di innovazione e si ripercuoterà anche con la partecipazione dei nostri atleti in analoghe manifestazioni di livello internazionale, allargando, così, l’offerta di eventi in cui vestire la maglia azzurra; credo sia corretto essere in linea con quanto fanno le Nazioni più evolute. L’Italia in questo senso ha forti tradizioni che vanno implementate ad ogni livello, cercando anche di suscitare nuovo interesse in ambienti che negli ultimi tempi hanno dirottato altrove la propria azione.

Oltre all’intuibile novità assoluta di una rappresentativa azzurra per i Mondiali di Lunghe Distanze, in che modo l’Italia proverà a preparare i principali appuntamenti internazionali, dagli Europei in Bulgaria (sola salita, 6 luglio) ai Mondiali in Polonia (salita/discesa – 8 settembre)? 

Anche per la Corsa in Montagna verranno applicati “criteri di partecipazione” che vedano l’evento istituzionale come obiettivo prioritario. Basta gare di selezione dove ci si scanna, a volte in maniera ragionieristica, per una maglia, per poi magari rendere di meno il giorno che conta. In qualche caso, gli stessi percorsi individuati per le nostre gare non rispondono a quelli che poi troveremo nei contesti internazionali, quindi bisogna cercare anche altre soluzioni. Ci sono atleti che hanno certi requisiti, conquistati sul campo e che vanno tutelati, condividendo con loro e con i loro allenatori il percorso tecnico-agonistico più consono per raggiungere la migliore condizione nell’occasione che conta. Di certo i  Campionati Italiani avranno sempre un certo peso, perché vogliamo premiare chi si impegna nella conquista del titolo, ma non saranno gli unici criteri a determinare la convocazione delle squadre. Ne parlerò direttamente agli atleti in un raduno che faremo a breve e successivamente a maggio in un incontro con gli allenatori degli atleti. Per dare un esempio dell’attenzione alle squadre nazionali, martedì andrò a Borovets in Bulgaria per un impegno con l’Associazione Europea, sarà l’occasione per avere le informazioni da trasferire agli atleti e ai loro tecnici, in modo da fornire maggiori elementi utili alla preparazione della gara. La stessa cosa la faremo con le altre gare della Nazionale per evitare di arrivare aspettandoci una situazione e poi trovandone sul posto una diversa!

L’attuale campione olimpico di maratona, l’ugandese Stephen Kiprotich, fu quinto ai Mondiali di corsa in montagna nel 2010: che riflessioni può ricavare il DTO azzurro da questa semplice osservazione? 

Da sempre sostengo che la Corsa in Montagna sia un serbatoio di reclutamento importante; oltre a Kiprotich l’elenco degli atleti che corrono forte in montagna e poi su strada, nel cross e anche in pista, è abbastanza lungo. Anche a livello italiano ci sono diversi campioni che provengono dalla corsa in montagna, ma fino ad oggi questo avveniva in modo casuale, da oggi in poi rientrerà nella strategia federale. Mi permetto di dire che chi viene dalla corsa in montagna, di solito, è mentalmente più forte, perché abituato a confrontarsi sempre e comunque con le difficoltà e la fatica, quindi  dal punto di vista educativo e formativo ha meno problemi di altri ad affrontare programmi di lavoro duri ed impegnativi. Aggiungo anche che dal punto di vista tecnico e metodologico ci sono ampi margini di lavoro, perché talvolta l’allenamento dei nostri specialisti è, secondo me, troppo settoriale e limitato all’utilizzo di pochi mezzi di allenamento, seppur molto specifici. Sarà un interessante versante da studiare e da ampliare.

Allargando lo sguardo anche all’ambito internazionale, quali le attuali difficoltà e le prospettive di crescita della specialità? E su questo teatro quale ruolo può e vuole ancora giocare l’Italia? 

Ritengo che la corsa in montagna abbia potenzialità inesplorate. A livello internazionale questo è stato già capito da qualche tempo, tanto che diverse manifestazioni sono uscite dal circuito tradizionale per intraprendere nuove strade. Credo anche che vadano trovati teatri agonistici migliori rispetto a quelli talvolta trovati negli ultimi anni; le stesse Federazioni Internazionali e le relative Associazioni della specialità dovrebbero considerare questo aspetto, altrimenti la corsa in montagna rimarrà una disciplina di nicchia, che interesserà sempre meno. La corsa in montagna è oggi una grande opportunità per valorizzare l’ambiente, per contribuire allo sviluppo del turismo sportivo e per richiamare l’attenzione di Istituzioni e aziende. Bisognerà lavorare in questa direzione, altrimenti se ci si chiudesse sulle “solite cose” non solo si rischierebbe di “stare fermi”, ma la certezza di tornare indietro sarebbe altissima. Servono persone che sappiano guardare avanti ed in grado di cogliere i nuovi segnali che vengono dal contesto internazionale; anche in questa direzione la FIDAL, insieme ad altre Federazioni straniere con le quali sta già dialogando, vuole avere un ruolo importante, non solo per consolidare quanto fatto, ma per incrementare un primato che, secondo me, le spetta di diritto.

Maurizio Torri – foto Giancarlo Colombo /Fidal e archivio corsainmontagna.it

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