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Tecnicamente parlando

14/09/11

Prima analisi, squisitamente tecnica, sulla rassegna iridata. Il nostro viaggio tra le pieghe dei successi azzurri e di quelli altrui Italia, Stati Uniti, Turchia. Loro a dividersi il trono, con gli azzurri dominatori a squadre, con gli americani protagonisti di incredibile doppietta individuale e con gli anatolici indiscussi protagonisti della scena giovanile, là dove il metallo pesante pure conquista la Slovenia. Dal punto di vista tecnico, dice soprattutto questo il Mondiale di Tirana. Una rassegna, quella albanese, certo non avara di spunti, nello sviluppare i quali molto ci preme scindere il racconto atletico da considerazioni di altro genere. Evitarle, queste ultime, stavolta proprio difficile ci riesce, e ci torneremo allora in approfondimento successivo.
Atleti al centro, almeno, del racconto e primo spazio dunque alle loro imprese. Dagli azzurri cominciamo, loro che con quattro belle medaglie tornano a casa. Ai due ori a squadre dei seniores, si aggiunge il bronzo degli juniores uomini, ma anche e soprattutto il bronzo individuale di Martin Dematteis, che riporta l’Italia su di un podio iridato che, al maschile, mancava dalla vittoria di Marco De Gasperi ad Ovronnaz 2007. Quello di Tirana va però ricordato anche come il Mondiale dell’orgoglio statunitense: quello che, proprio l’11 settembre, regala agli Stati Uniti doppietta che al botteghino sarebbe valsa un capitale. Kasie Enman e Max King come il Jay Johnson di Lanzerheide 1987: fili della storia che si riallacciano quando meno te lo aspetti?

Seniores uomini
A leggere le sole classifiche, molto si perderebbe di quanto visto invece sui tre giri del circuito albanese. Fermandosi ai fogli d’arrivo poche tracce trovereste infatti di quanto combinato dagli ugandesi, dominatori della scena molto più che per metà gara. A meno di tre chilometri dall’arrivo, ancora quattro di loro tra i primi dodici, ma più emblematico ancora il ”dramma” vissuto da Thomas Ayeko, stramazzato al suolo, sfinito e confuso, a poche centinaia di metri dal traguardo, quando ancora vantava margine netto e sicuro sullo statunitense King. Al buon Max, trentunenne ingegnere biochimico, non sarà parso vero, ma la grande impresa, in ogni caso, già se l’era costruita con gara di incredibile intensità e coraggio. Quattro volte ai Mondiali di cross ? l’ultima quest’anno a Punta Umbria -, una a quelli di corsa su strada, King pure vanta un 2h15′ e spiccioli sulla maratona e un ancor più significativo 8’31” sui 3000 siepi. Ama la montagna, come pure dice la sua passione per i Trail: a Tirana, il successo che meglio sintetizza tanto sincretismo atletico.
Dal bronzo di Crans Montana 2008, all’argento di Tirana: un gradino ancora sale il sultano d’Europa Ahmet Arslan, ma per l’iride, neppure questa volta, ancora basta. E dire che la clamorosa assenza dell’Eritrea ? in extremis fermata da problemi di visto, si dice ? e il crollo finale dell’Uganda, di lui ne avevano fatto il maggiore pretendente al successo.
Finale a sorpresa certo, ma è bronzo pesantissimo quello che alla fine premia gli sforzi di Martin Dematteis, che pur a dispetto di gara straordinaria pareva destinato a seguire le orme del gemello Bernard: quarto nel 2008 e nel 2009?e poi, non meno, anche questa volta. Terzo Martin, quarto – ancora! ? Bernard: che festa, quella di Tirana, per i gemelli della Valle Varaita, che all’Esercito regalano, da subito, metalli pesantissimi. Talento e carattere: abbinando loro aggettivi superlativi, questi i sostantivi che meglio affiancheremmo, quasi banalmente, a Martin e Bernard. Altra straordinaria pagina sportiva e familiare quella da loro scritta sulle colline albanesi.
Dietro i gemelli, spazio importante c’è anche per il capitano, per il ”vecchietto” che, guarda un po’, ancora ti ritrovi lassù in cima. Al suo quattordicesimo Mondiale assoluto, Marco De Gasperi chiude quinto, sulla scia di Bernard. Come sempre fondamentale per la causa azzurra, rimedia distorsione alla caviglia nel primo giro, ma con gran carattere torna a rimontare nel finale. L’Italia che d’oro si riveste, dice grazie anche a Gabriele Abate, quattordicesimo in prova in cui bene riemerge nel finale, dopo lunga corsa in coppia con Emanuele Manzi, lui pure ritrovato protagonista con un bel sedicesimo posto. Dietro i ”veterani”, ecco anche il ”bocia”. Al debutto iridato, è ventiquattresimo Alex Baldaccini: a lui non mancheranno occasioni per fare meglio ancora.
Alle spalle degli azzurri, bene la Francia guidata da Zago (6°) e Rancon (10°), ma anche la Turchia che, sulla scia di Arslan, comincia a ritrovare qualcuno di quei talenti così vincenti da juniores.

Seniores donne
Mamma da poco, maratoneta da più tempo invece: davvero impressionante la cavalcata di Kasie Enman, che nella seconda salita sul posto lascia la russa Rukhlyada, insieme a lei involatasi sin dal via. Altra maratoneta – terza a Venezia nel 2010 in 2h30’41” -, la russa è d’argento, mentre il bronzo premia la francese Dumergues, campionessa europea nella scorsa stagione. Non c’è podio individuale, questa volta, per le azzurre, ma loro non sfugge il bis iridato nella classifica per Nazioni. Repubblica Ceca, Gran Bretagna, ma anche Stati Uniti e Russia, a lungo lottano con le nostre, alfin però premiate da grande compattezza. Tra piccole distorsioni e giornate non di grazia, l’acuto assoluto non trovano le due punte azzurre: ottava Antonella Confortola, quattordicesima Valentina Belotti. Tocca così ad Ornella Ferrara, settima, e Alice Gaggi, nona, mettere al sicuro il nuovo successo. Chiamate in causa, le due puntuali si fanno trovare. Esperienze atletiche e risvolti differenti per le fatiche di Ornella ed Alice, ma in fondo è pure bello accomunare la loro grinta e le loro belle rimonte finali tra le pagine più belle della trasferta azzurra a Tirana.

Juniores
Tre ori, un argento e un bronzo: un vero e proprio dominio, quello turco, tra gli juniores. Di certo, non di una novità si tratta, nel giorno in cui forte sorridono anche Polonia, Romania e Slovenia, che si spartiscono tutte o quasi le restanti medaglie individuali e a squadre. Il talento di Lea Einfalt, giovane fondista sulle orme di Petra Majdic e Vesna Fabjan, a spiccare al femminile. Classe 1994, la slovena bissa così il successo ottenuto a fine giugno nello Youth Challenge riservato agli allievi: Mateja Kosovelj e Lucjia Krcok hanno trovato l’erede.
Di bronzo gli azzurrini, mentre settime chiudono le ragazze. A penalizzare la classifica di quest’ultime, il ritiro di Letizia Titon, nel finale stoppata dal problema al tendine achilleo che già l’aveva accompagnata nell’ultima parte della stagione. Brave comunque Silvia Zubani, dodicesima, e Ilaria Dal Magro, diciannovesime, entrambe capaci di esprimersi al loro massimo livello attuale proprio nell’occasione più importante della stagione.
Al maschile, titolo al turco Karagoz, con il connazionale Orak a replicare invece il bronzo continentale di Bursa. Lì in mezzo, d’argento è Saul Padua Rodriguez, predestinato figlio d’arte che la Colombia, un poco almeno, riporta ai fasti dei mitici Correa e Sanchez, dominatori del sol salire una ventina d’anni fa.
A squadre, dietro Turchia e Polonia, ecco invece l’Italia, che con i denti strappa il bronzo alla Romania. A spiccare è il piccolo, grande capolavoro di Cesare Maestri, quinto a soli diciassette secondi dal podio. Una grande impresa quella del trentino della Valchiese, che nel cuore portava il sorriso discreto dello sfortunato tecnico Marco Borsari e tutto il lavoro con lui negli anni condiviso. Un talento davvero, che alimenta sogni importanti, tanto più se si considera che ancora juniores sarà nella prossima stagione.
Alle spalle di Maestri, molto bravi anche Dylan Titon (13°) e Andrea Pelissero (14°), entrambi capaci di recuperare nel corso della stagione infortuni difficili. Con grande determinazione lottano fianco a fianco sino al traguardo e le loro vincenti volate finali, alla fine, sono quelle che valgono la medaglia. Giornata meno felice, invece, per Marco Barbuscio (37°), anche se la soddisfazione di nuova maglia azzurra dopo quella europea del 2010, quella, in ogni caso, resta.

Paolo Germanetto

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