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Storia Mondiale: dalla Réunion a Bergen

10/09/08

Alla vigilia di Crans Montana, riviviamo le Coppe del Mondo 1998 e 2000

Dimitile/Isle de la Reunion/FRA (1998)
Non la prese benissimo quella sconfitta Antonio Molinari. Ma d’altro canto come dargli torto, visto che in salita da almeno tre anni non esisteva avversario anche solo capace di avvicinare il trentino. Siamo certi che rileggendo però oggi quell’argento, anche Antonio l’avrebbe salutato con un sorriso. Sull’Isola della Réunion, colonia francese nell’Oceano Indiano, brillò per la prima volta la stella di Jonathan Wyatt, venuto dalla Nuova Zelanda per diventare l’indiscusso re della salita e cominciare un dominio che rimarrà pressoché immacolato almeno sino a Bursa 2006. Su una gara lunga (15 Km) e impegnativa (1500 metri di dislivello), sul podio salì anche il tedesco Guido Dold, mentre l’Italia, seppur più a fatica che in altre occasioni, precedeva Francia ed Austria nella classifica per Nazioni. Davide Milesi fu settimo, Massimo Galliano dodicesimo, Lucio Fregona ventesimo e l’iridato in carica Marco De Gasperi solo trentacinquesimo.
Al pari di Molinari d’argento si colorò anche la piemontese Matilde Ravizza, una delle migliori scalatrici pure che la corsa in montagna italiana abbia mai, seppur incostantemente, conosciuto. A precederla la sola Dita Hebelkova, che dopo il bronzo del ’94 regalò così oro importante alla sua Repubblica Ceca. Fino al bronzo si arrampicò invece Melissa Moon, la biondissima neozelandese che l’iride avrebbe poi vestito, su percorsi misti, sia nel 2001 sia nel 2003. In terra africana forte davvero corse anche Maria Grazia Roberti, che fu quinta, regalando all’Italia, insieme a Rota Gelpi (undicesima) e Baronchelli (quattordicesima), una Coppa del Mondo che in sola salita non si era sino allora mai vinta. L’argento alle neozelandesi, il bronzo alle slovacche.
Tra gli juniores, fu l’idolo di casa Raymond Fontaine a mettere tutti in fila, cominciando carriera che l’avrebbe poi sempre visto al vertice anche a livello assoluto, con la perla del bronzo a Sauze d’Oulx 2004. L’inglese Crossland e il ceco Losman negarono invece il podio al saluzzese Roberto Del Soglio, che con il legno dovette cambiare l’argento dell’anno prima a Malè Svatonovice. Si consolò però con l’oro a squadre, cui contribuirono sino in fondo Gabriele Abate, quinto, e Matteo Bagiotti, settimo, mentre Gianluca Pelusi chiuse ventiseiesimo. 
Dopo l’esordio in Repubblica Ceca nel ’97, tornarono in scena anche alla Réunion  le juniores donne. Al traguardo, tutte dietro alla stellina austriaca Cornelia Heinzle. L’argento fu per la migliore delle gemelle slovene Hizar, Ines, mentre il bronzo per la ceca Anna Pastrnakova. Con il nono posto di Asha Tonolini, il decimo di Valentina Belotti e il sedicesimo di Cristina Pozzo, le azzurrine chiusero quarte una classifica che con il podio premiò Slovenia, Francia e Repubblica Ceca.
 
Bergen/GER (2000)
 
Se le punte non pungono…scrisse quella volta Giovanni Viel, riferendosi alle prestazioni un po’ sottotono di Antonio Molinari (quindicesimo) e Marco De Gasperi (diciassettesimo) a Bergen. Fu la prima volta in cui l’Italia non colse medaglia a livello individuale, ma sul percorso della mitica Hochfelln Berglauf gli azzurri sfiorarono l’en plein a livello di squadre, rischiando molto al maschile, ma con il solo titolo seniores femminile a prender per due punti la via della Nuova Zelanda anzichè  quella nostrana. La vittoria di Jonathan Wyatt fu nettissima, con tutti gli altri costretti a lottare solo per i piazzamenti. La meteora austriaca Hans Kogler fu il migliore degli umani, mentre il bronzo premiò lo svizzero Alexis Gax-Fabry, che con l’oro europeo di Madeira 2002 avrebbe poi ancor meglio suggellato carriera di assoluto prestigio.
Il maratoneta Sergio Chiesa debuttò in montagna con un bel quinto posto, mentre Massimo Galliano chiuse decimo. Tra Molinari e De Gasperi, trovò spazio anche il fantino varesino Roberto Calandro, sedicesimo, mentre Davide Milesi, steso in partenza e dolorante, onorò comunque l’azzurro arrivando al traguardo. Tra le Nazioni, dietro l’Italia, Austria e Nuova Zelanda.
Tra le donne, fu lotta a tre tra la scozzese Angela Mudge, la tedesca Birgit Sonntag e la polacca Izabela Zatorska, che nell’ordine resero nobilissimo il podio. Con il suo quinto posto, Matilde Ravizza si confermò tra le grandi, con Pierangela Baronchelli invece decima, Flavia Gaviglio dodicesima e Rosita Rota Gelpi venticinquesima.
A Bergen arrivò anche la prima vittoria africana: merito dello juniores eritreo Nebai Habtegiorgis, che costrinse al primo di tre argenti iridati consecutivi l’austriaco Florian Heinzle. Il polacco Klicz, in finale convulso, scalzò invece dal podio tre azzurrini; Alessandro Tonazzini, quarto, Matteo Massi, quinto, e Jonny Cattaneo – ora tra i migliori azzurri della mountain-bike e quella volta sesto, per una Coppa del Mondo da condividere anche con Marco Aimo Boot, ventisettesimo.

In Germania, per l’Italia arrivò anche un insperato oro tra le juniores femminili, grazie ad Adele Montonati, quarta, Elisa Desco, ottava, e Lara De Faveri, decima. Il successo individuale toccò invece alla francesina Elise Marcot, che precedette la neozelandese Tys e la svizzera Vetsch.

Paolo Germanetto

wyatt bergen 2000

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