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San Vito: parlano i Caprioli

21/07/11

Nel presentare macchina organizzativa e percorso di gara, spazio a Giorgio Canal, Luciano De Barba e Luca Cagnati ”Si è mossa l’intera San Vito, con in testa le istituzioni e le varie associazioni, ma con il coinvolgimento dell’intera popolazione. E questo, in fondo, è l’aspetto che più mi piace sottolineare”. E’ un Giorgio Canal al solito pacato, ma anche soddisfatto, quello che ci presenta gli ultimi dettagli del grande evento cui da tempo, in prima persona, sta dedicando la massima attenzione. Lui, vera e propria anima del Caprioli San Vito e della macchina organizzativa che questo fine settimana si appresta a riportare nel bellunese un Campionato Italiano Assoluto di corsa in montagna. Una lontananza, un’assenza, ormai capace di superare i tre lustri, se il più ravvicinato precedente di tappa tricolore nel territorio rimane localizzato nella rassegna a staffetta di Pieve di Cadore, datata ormai 1995.
Soddisfatto sì, ma anche ovviamente attraversato dalla preoccupazione che tutto vada per il meglio. ”Forse mi aspettavo qualche presenza in più in termini numerici, ma siamo perfettamente in linea con le ”seconde prove” degli ultimi anni. Ma sotto l’aspetto qualitativo, che poi è quello che più conta, abbiamo la presenza di tutti i migliori, con i testa i quindici azzurri dei recenti Campionati Europei di Bursa. Il tracciato di gara, nel suo complesso, cerca di coniugare al meglio l’esigenza di localizzare partenze, passaggi e arrivi nel cuore di San Vito ? e far così vivere la gara anche ai tanti turisti presenti – con la valorizzazione delle bellezze del nostro territorio. E sono certo che lo spettacolo offerto dall’Antelao, dal Pelmo e dal Marcora potranno rappresentare un grande valore aggiunto al nostro impegno organizzativo.”
A descrivere il tracciato di gara ci pensa invece il responsabile del percorso, Luciano De Barba, ovvero il tecnico del settore giovanile all’interno della struttura federale per la corsa in montagna. ” Penso sia un percorso per corridori completi, laddove risulterà fondamentale la distribuzione dello sforzo, tanto più per i seniores uomini che dovranno percorrere tre volte lo stesso circuito di 4400 metri. A donne e juniores uomini saranno riservati due giri, mentre su di una tornata sola – ma più che sufficiente per la sua completezza – saranno invece impegnate le juniores donne. Non ci sono salite o discese con pendenze mozzafiato, ma dovendo correre sul ritmo, rilanciando continuamente l’azione e adattando il passo ai non pochi cambi di pendenza previsti, non c’è dubbio che la gare diverranno dure. Nel tratto di discesa, abbiamo inserito qualche passaggio all’interno del bosco, aggiungendo qualche curva o qualche variazione di pendenza, per spezzare un poco la linearità del tratto sulle piste da sci. La realtà del territorio non permetteva di trovare passaggi più tecnici, ma così mi pare sia stato trovato un buon compromesso. E d’altro canto, anche a detta del responsabile tecnico Balicco, questo è tracciato che molto si avvicina a quanto i nostri azzurri troveranno il prossimo settembre in Albania per i Campionati Mondiali.”
Così De Barba, cui la struttura organizzativa non ha però voluto riservare solamente un ruolo tecnico. Come d’altronde rinunciare alle sue doti di scultore, alle sue mani capaci di dare vita e anima a legno, pietre e metalli: a questa sua particolare passione, a questo suo talento, allora, pure si dovranno i caratteristici trofei in bronzo che serviranno a premiare i migliori atleti e le migliori società.
Fatte con Luciano le necessarie premesse tecniche, al ”gioiellino” di casa Luca Cagnati, peraltro allievo dello stesso De Barba, ci affidiamo invece per meglio entrare nel dettaglio del tracciato di gara. Lo facciamo attraverso le belle immagini realizzate dall’Ufficio Stampa di un Comitato Organizzatore che grande attenzione sin dai primi passi ha pure saputo dedicare all’aspetto mediatico dell’evento.
Con il portacolori del Caprioli San Vito, vincitore della prima prova di campionato tra le promesse, sempre più vicino si fa allora il momento in cui tornerà a consumarsi l’abbraccio, magari anche un po’ commosso, tra la corsa in montagna tricolore ed una delle sue storiche culle.

Paolo Germanetto Luca Cagnati

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