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Intervista al Valtellinese Alain Bonesi

03/06/08

Con le prove di campionato italiano individuale alle porte, sta davvero per entrare nel vivo la stagione della corsa in montagna. A livello locale, per il secondo anno consecutivo, grande assente sarà la stella dell’ADM Melavì Ponte Alain Bonesi. Quattro volte campione provinciale Fidal di specialità, detentore di diversi record sondriesi (Rasura Bar Bianco 33’18”, Camminata Cincett 32’23”, Trofeo Fiorelli “Salita Rifugio Omio” 57’07”, Talamona 33’13”) e autore di performance cronometriche  di rilievo in gare di caratura internazionale (30’43” al Trofeo Vanoni, 41’41” alla Smarnagora) anche quest’estate non potrà gareggiare: «Il mio problema? Una tendinite rotulea che mi tormenta dal gennaio 2007 – ha esordito il trentatreenne runner morbegnese, da alcuni mesi accasato in quel di Cevo -. Il fastidio che ne consegue mi impediva e mi impedisce tutt’ora di correre come vorrei». I responsi delle visite specialistiche cosa dicono? «Sono andato da diversi dottori e sottoposto a più esami, ma la diagnosi è sempre la stessa: sono affetto da una tendinite cronica che potrebbe anche guarire, ma la tempistica è tutta da valutare. Potrei stare fermo ancora tre mesi come 2 anni. Insomma, la mia paura è dovere dire addio alle gare. Per il momento, quindi, spero possa essere solo un arrivederci». Cosa si prova passando da sette allenamenti a settimana più gara domenicale al divieto assoluto di correre? «Posso dire parolacce? Scherzo, cerco di stare il più lontano possibile dalle gare. Non le seguo da spettatore e non guardo le classifiche. Vedere gli altri correre mi fa troppo male. Cerco quindi di pensare ad altro, ma il problema è che la tendinite mi impedisce anche di andare in bici o a camminare». Tornando alla corsa in montagna e allo skyrunning, qual è la gara che più ti è piaciuta e quella a cui tenevi maggiormente?  «Di gare belle ce ne sono molte. Quando stai bene ed ottieni discreti risultati ti piacciono più o meno tutte. A livello di spettacolarità di tracciato direi senza ombra di dubbio che la più suggestiva è Canazei. Quella che sentivo maggiormente è invece il Vanoni. Correr in casa ti regala sempre delle emozioni speciali». Qualche rammarico?  «Essermi dedicato alla corsa troppo tardi. Ora la mia paura è dovere chiudere con all’attivo solo 4 anni di gare». Con il senno di poi,  questo infortunio pensi sia dovuto ad un tuo errore?  «Probabilmente si, anche se diversi dottori dicono che prima o poi questa tendinite sarebbe emersa. Mi allenavo da solo, senza un allenatore. Soprattutto nel periodo invernale, caricavo troppo». Facendo una panoramica sul movimento sondriese, vedi qualche atleta che potrebbe raccogliere il tuo testimone? «Come dicevo prima, sono fuori dal giro da un po’. Però, visto che Zanaboni è più vecchio di me, se dovessi fare dei nomi direi che vedo molto bene Marco Leoni ed Emanuele Rampa. Sono due ragazzi di talento che potrebbero regalarci grosse soddisfazioni». Maurizio Torri

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