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Grand Prix WMRA: le nostre riflessioni

08/10/08

Non è positivo il nostro bilancio su un circuito mondiale che continua a non decollare

Con una doppietta neozelandese si è dunque chiuso il Grand Prix WMRA 2008. Anna Frost ad affiancare così l’atteso Jonathan Wyatt (per la prima volta con la maglia dell’Atletica Trento) sul trono del circuito mondiale della corsa in montagna. Sul podio  trovano anche spazio i fratelli sloveni Mitjia (terzo) e Mateja (seconda) Kosovelj – entrambi tesserati per l’italiana Atletica Brugnera Friulintagli – , con la britannica Wilkinson terza al femminile e l’azzurro dell’Orecchiella Garfagnana Marco Gaiardo secondo al maschile. Per Gaiardo, in particolare, un altro bell’argento alle spalle di Wyatt, dopo la vittoria conquistata nella scorsa stagione.

Delle classifiche finali e dell’andamento dell’ultima prova, la Smarna Gora Race dello scorso 4 ottobre, si è dato conto in altro articolo. Nelle righe che seguono si vogliono invece provare a fare, senza pretesa esaustiva, alcune considerazioni più generali su di un circuito che, obbiettivamente, continua a non decollare. Nella speranza che queste righe possano fungere da spunto a chi voglia interagire con noi sul tema.

Scorrendo le classifiche finali del 2008, non è in discussione che degnissimi siano vincitori e nomi sul podio. Se le si confronta però con i risultati di un Campionato Europeo o di una Coppa del Mondo, continua ad essere evidente  però il disinteresse di molti tra i migliori specialisti mondiali per il Grand Prix, che dovrebbe invece essere, secondo le intenzioni della WMRA, una sorta di cartina tornasole del movimento e delle sue capacità espressive. Quali le cause? Difficile venirne del tutto a capo, ma il problema va affrontato provando a porsi dal punto di vista ora degli atleti, ora degli organizzatori, ora della stessa WMRA.

Gli atleti, ad esempio, possono lamentare un forte sbilanciamento verso prove di sola salita (la sola Smarna Gora Race presenta un tratto di discesa pari o superiore ai 5 minuti di gara), un montepremi finale e di tappa gratificante (e nemmeno sempre!) solamente per gli atleti certi di salire sul podio e comunque specialisti della salita, la mancanza di amalgama tra le varie prove quanto a montepremi, rimborsi spese, ospitalità. Si passa dalla riconosciuta serietà della prova di Meltina o di quella di Telfes a prove – è il caso della svizzera Ovronnaz, con l’aggravante di essere stata la sede 2007 della Coppa del Mondo – in cui le atlete donne si siano ritrovate di fronte ad organizzatori capaci di negare il pagamento di quanto previsto dal montepremi ufficiale. O a prove – Puchberg, ad esempio – il cui montepremi risulti inferiore a qualsivoglia gara nazionale o regionale italiana.

Dal punto di vista degli organizzatori continua poi, a nostro avviso, ad essere sbilanciato il rapporto tra quanto la WMRA richiede e quanto riesce ad offrire. La tassa di ingresso nel Grand Prix continua ad aggirarsi sui 2000 euro, che, in parte, vanno a costituire il montepremi finale. A fronte di tale spesa – che dunque in parte finanzia la WMRA e che, per contro, non può non avere ricadute su quanto l’organizzatore può poi a sua volta investire nella propria gara – la WMRA cosa offre? Di sicuro non un pool di sponsor comuni a supporto del circuito (ce ne fosse uno!), di sicuro non un sistema di distribuzione televisiva comune, di sicuro non, per le cause sopra citate, la certezza o la forte probabilità che alla propria prova partecipino poi realmente tutti i migliori esponenti della corsa in montagna internazionale. Questa probabilità, così come il reperimento di sponsor e di visibilità mediatica, viene totalmente demandata alle capacità del singolo organizzatore. E’ questo, sostanzialmente, il motivo per cui organizzatori come quelli di Susa o di Bergen, al di là di ogni polemica, non trovino al momento appetibile rientrare nel Grand Prix che pur hanno contribuito a far nascere, e ciò nonostante continuino ad organizzare manifestazioni la cui visibilità, i cui montepremi o le cui graduatorie siano di gran lunga superiori a quasi tutte le prove del Grand Prix e possano in tal modo rimanere nemmen scalfiti anche dalle critiche dei detrattori più accaniti.

Alla WMRA va riconosciuto di aver provato quest’anno, seppur tiepidamente, a modificare qualcosa: ma il bilancio della suddivisione in GP1 e GP2 non può sicuramente essere positivo. Le soluzioni, sempre a nostro avviso, vanno trovate con chi organizza gli eventi migliori, non andando a cercare organizzatori pronti ad entrare di volta in volta, a più modica spesa, nel circuito, per poi magari lasciarlo l’anno successivo senza aver lasciato impronta positiva nell’ambiente. Non illudendosi di avere il controllo completo di una situazione che la realtà presenta invece come assai meno soggettta a controllo.

Comprendiamo le difficoltà di reperimento fondi, la latenza di sponsor e quant’altro. Continuiamo a non comprendere – e dunque a criticare – la mancanza di strategie precise in questo senso. Se un problema c’è e dai più è avvertito come reale, occorre almeno provare a percorrere strade nuove, se quelle vecchie dai più vengono avvertite come senza via d’uscita. Pur in tutte le difficoltà del caso, piacerebbe salutare il parto di qualche idea nuova. Assodato che il marketing non è materia di studio all’interno della WMRA, perchè non sviluppare proposte legate, che so io, al coinvolgimento delle squadre nazionali, alla tutela delle migliori promesse, con progetti dedicati agli juniores o agli under 23 all’interno del circuito. O perchè non prendere in mano la reale questione dello sbilanciamento del circuito verso le prove di sola salita, specie in momento in cui altrove – si leggano le almen singolari proposte di Helmut Reitmeirs su berglaufpur.de – si paventa addirittura la nascita di una nuova federazione mondiale di "sola salita" . Se il Grand Prix ristagna o perlomeno non decolla, occorrerebbe almeno non demandare ad altri quanto a spinta propositiva.  

Non sappiamo sino in fondo quanto stia per partorire la WMRA circa il Grand Prix 2009, specie in un momento in cui la federazione mondiale è impegnata a risolvere  il grave problema di una sede del Campionato Mondiale 2009 ancora ufficialmente mancante. Di sicuro siamo pronti a scommettere che non ci troveremo di fronte a rivoluzioni significative. 

Paolo Germanetto

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