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Gianfranco Scheggi: un amore chiamato corsa in montagna

24/05/07

Si è spento nella notte di martedì, dopo lunga malattia, l’appassionato dirigente toscano

Si è spento nella notte di martedì,  tenendo per mano la sua amatissima Gloria, uno dei dirigenti più grandi e appasionati che la corsa in montagna abbia conosciuto nella sua storia. Aveva settantacinque anni Gianfranco Scheggi e una grande, grandissima passione per il mondo della corsa in montagna, all’interno del quale aveva saputo tessere una fitta ragnatela di rapporti, di amicizie, in cui la sua generosità non tardava mai a palesarsi. Non sapremmo usare termine diverso di "amore" per definire il legame tra Gianfranco e la corsa in montagna. Toscano di Sesto Fiorentino, era stato responsabile della corsa in montagna nella sua Regione e poi consigliere nazionale nella Commissione Fidal per la corsa in montagna, l’organo venuto a sostituire il Comitato Nazionale Corsa in Montagna. Ma il suo nome resta indissolubilmente legato, quale organizzatore capace ed appassionato, al Trofeo Terza Punta, la gloriosa manifestazione internazionale giovatasi dell’Alto Patrocino del Presidente della Repubblica e protrattasi con successo  sino alla fine degli anni ’90. L’unica gara capace di radunare al via, specie nella sua prima fase di vita, tutte le maggiori formazioni dell’atletica italiana, ivi compresi corpi militari quali Carabinieri o Fiamme Gialle che assai raramente altrove e in futuro ancora praticarono la specialità. Non mancava mai Gianfranco agli appuntamenti più importanti sia in campo nazionale sia in campo internazionale, vestendo spesso i panni dell’unico o quasi tifoso nelle trasferte più lontane della Nazionale italiana. Sino almeno a quando la salute glielo abbia permesso. O forse anche oltre.

Ma a contare, nel momento del saluto, è forse più di tutto la stima e l’affetto che questo uomo alto e magro ha saputo conquistarsi negli anni in un ambiente che ha attraversato con grande generosità e schiettezza. Un affetto che oggi unisce nel ricordo intere generazioni di atleti, fatte di campioni e di semplici appassionati, cui Gianfranco non faceva mai mancare nelle parti finali della gara un incoraggiamento che partiva dal cuore e due chiacchere sincere subito dopo il traguardo. 

Ecco perchè al dolore della sua Gloria, delle figlie, dei nipoti e di tutti i suoi parenti sono oggi in tanti ad unirsi.

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