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Gianbattista Marchesi vede il traguardo

22/06/07

Ancora una settimana di fatiche per il Forrest Gump all’italiana

I chilometri nelle gambe cominciano ad essere molti, ma il “Forrest Gump” all’italiana, Giambattista Marchesi, sta per portare a termine l’ennesima impresa. Il tifo della redazione di www.corsainmontagna.it  è tutto per lui: “FORZA GIAMBATTISTA”!!! Chi, in questi giorni, lo ha visto passare sulle nostre strade lo può avere scambiato per un atletico uomo di mezza età, intento a fare jogging, ma questo runner bergamasco non è un corridore come tanti. Padre di Filippo (azzurro juniores di corsa in montagna nei primi anni ’90) e di Roberto (nazionale biathlon a metà anni ’80), Gianbattista Marchesi ha primati a dir poco invidiabili: dopo alcuni tour europei ed extra europei, portati a termine rigorosamente di corsa,  ha pensato di seguire tutto il perimetro del “Bel Paese”. «Sono di Sedrina, il paese di Gimondi, ma la mia grande passione è sempre stata la corsa – ci ha raccontato al termine di una lunga giornata sotto il sole -. E’ una vita che corro e da alcuni anni mi sono buttato in queste avventure». Messe in bacheca  epiche traversate come quella da Sedrina a Capo Nord del 2005 (3600km) o quella in America (Coast to Coast da Boston a Portland 5502km) del 2006, anche la sfida 2007 è già a buon punto: «Sono partito il 13 aprile da Genova, facendo una media di 80 chilometri al giorno. Mica male per uno che ha 65 anni suonati. Scherzi a parte. Ora che nelle gambe ho circa 5620km (chilometraggio risalente a lunedì 18 giugno mentre transitava in Valtellina) alcuni acciacchi cominciano a farsi sentire».  Pura modestia. Per capirlo basti pensare che domenica questo energico corridore è partito da Trafoi, ha scalato e ridisceso lo Stelvio sino ad arrivare a Tirano. Il giorno dopo, come se niente fosse, ha calzato le sue scarpette ed è giunto oltre Colico. Scarpette che, una volta, ha dovuto sostituire non per usura: «Quando inizi queste avventure, devi premettere che l’inconveniente è sempre dietro l’angolo. Una notte ho lasciato le scarpe ad asciugare fuori dal camper  e un cane randagio me le ha distrutte». No problem. Giusto il tempo di sostituirle e l’avventura è ripresa: «In quest’ultimo tour ho un cugino che mi segue in mountain-bike come supporto tecnico, mentre alla sera ci si ritrova sul camper che ci fa da base logistica. Nelle mie precedenti esperienze mi è capitato di suscitare interesse nella gente e di trovare persone che mi hanno accompagnato per brevi tratti. In Italia no. Peccato». Al termine di questa ennesima maratona, lo attende però una grande festa: «Anche se la stanchezza ha cominciato da un po’ a bissare alla mia porta, devo tenere duro per non bucare l’appuntamento di fine giugno. Mi mancano 800/900 chilometri». Per riuscire a rispettare tale ruolino di marcia, Marchesi si è studiato una tabella flessibile: «Le tappe vengono decise ogni sera in camper in base alle sensazioni e al tracciato. La mattina alle 3 suona la sveglia e alle 4 si parte. Sul fresco corro bene, poi al pomeriggio capita pure di camminare». Tra gli imprevisti maggiori, gli automobilisti indisciplinati: «Quando riesco, cerco di evitare le strade trafficate, ma al sud lungo i litorali me la sono vista brutta in più occasioni. Al nord, fortunatamente ho cercato di approfittare delle  piste ciclabile».                                      Maurizio Torri

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