Home » Notizie » Corsa in Montagna » Fratelli di corsa: Letizia e Dylan Titon

Fratelli di corsa: Letizia e Dylan Titon

18/12/10

Entrambi già azzurrini, due giovani talenti da seguire e da scoprire. Anche attraverso questa nostra intervista… Fratelli di corsa, pure vestiti d’azzurro. Prima Letizia, poi Dylan: almeno nel lasciar spazio alle loro risposte, ci inchiniamo alla cavalleria; e un poco pure all’anagrafe di famiglia. Un’intervista doppia, allora. O, almeno, quello che proviamo a fare con i due eclettici giovani talenti tesserati per l’Assindustria Padova, ai vertici nazionali nel cross, su strada, pista e, naturalmente, nella corsa in montagna. Campionessa italiana juniores in carica e quinta ai Campionati Europei 2010 Letizia, già due volte azzurrino tra gli allievi Dylan, atteso quest’anno al passaggio tra gli juniores.

Letizia e Dylan: scuola, atletica, sentimenti, amicizie?

L: Frequento l’ultimo anno al liceo classico di Montebelluna: sarà un anno difficile, tra esami e importanti obiettivi sportivi… ma non è impossibile conciliare le due cose, anche perché naturalmente non punto ad uscire dal liceo con il massimo dei voti, ma ad uscire bene sì, così poi potrò dedicarmi completamente alla mia grande passione, che è l’atletica, e provare a ‘sfondare’ ! Sono molto grata a questo sport, grazie al quale, nel mio piccolo, sono riuscita a vivere già alcune esperienze fantastiche e a conoscere tante persone meravigliose… è in questo ambiente di sportività e interessi comuni che incontro le persone più compatibili con il mio modo di essere e di vivere: tutte le mie amiche, amici ed il mio ragazzo Martin !

D: Io invece frequento il liceo delle scienze umane A. Veronese di Montebelluna, corro per l’Assindustria Sport Padova, attività a cui dedico il massimo impegno in tutte le condizioni.
In ogni caso, la corsa non è la mia unica passione: sono infatti un gran appassionato di videogiochi, manga e anime (e cultura orientale in genere). Spero infatti che l’atletica mi dia anche la possibilità di viaggiare il mondo, ogni cultura è meritevole di essere conosciuta e non è possibile conoscere veramente la propria senza poterla confrontare con quella altrui.

Parlare di voi non significa necessariamente pensare alla corsa in montagna, ma ad atleti votati alla corsa in tutte le sue espressioni. Strada, pista, cross, montagna: quale la specialità che sentite più vostra, quale quella che più vedete nel vostro futuro?

L: Amo mettermi alla prova praticando svariate specialità e cercando di ottenere buoni risultati in ciascuna di esse. Ogni specialità ha il proprio fascino, ognuna trasmette emozioni diverse, ma sempre forti a cui non potrei rinunciare! Inoltre ritengo che questa scelta sia utile anche da un punto di vista fisico, in quanto ogni specialità funge da preparazione per un’altra, rendendo il fisico più completo da un punto di vista muscolare, pronto ad affrontare qualsiasi tipo di tracciato ! Nel mio futuro, o almeno in quello più vicino, c’è dunque tutto questo, amo troppo ognuna di queste gare per rinunciare…ma naturalmente se un giorno mi venisse chiesto di fare una scelta per un valido motivo la farò …

D: Trovo che la corsa sia la specialità sportiva dotata di più carisma in assoluto, questo carisma è costituito dall’unione delle singole specialità del mezzofondo, per questo ritengo che tutte meritino eguale considerazione. Da un’ottica soggettiva, prediligo le gare in cui viene data la possibilità di viaggiare a ritmi elevati, ma non mi tiro certo indietro di fronte a percorsi impegnativi!

Il ruolo di genitore che coincide con quello di allenatore: un rapporto delicato, con lati postivi e altri invece da gestire al meglio. Come lo vivono i fratelli Titon, come lo vive papà Gianpietro?

L: Quella di farmi allenare da mio padre è stata una mia scelta, una decisione presa verso la fine del mio secondo anno da cadetta, in quanto, dopo alcune discordie con precedente allenatori, avevo bisogno di essere allenata da qualcuno di cui mi potessi fidare davvero. Lui mi conosce meglio di altri e vuole solo il meglio per me, sono certa che agisca sempre nei miei interessi, anche se a volte, paradossalmente, vi sono dei problemi di comunicazione e quindi si creano delle incomprensioni. Queste sono create anche dal fatto che io e mio padre siamo molto simili, testardi e orgogliosi. Il lato più difficile è quello successivo a gare andate male o allenamenti difficili: le emozioni e tensioni nate sul campo di gara o di allenamento si portano a casa e l’atletica prevale sulla famiglia. Tuttavia, in ogni caso sono estremamente grata ai miei genitori, che sono disposti a fare enormi sacrifici per aiutarmi ad inseguire il mio sogno! Non ho rimpianti, sono convinta che con l’appoggio del mio papà-allenatore riuscirò a raggiungere i miei obiettivi se lo vorrò davvero!

D: Un rapporto simile ha vantaggi e svantaggi, ma nonostante non manchino discordie, il doppio ruolo permette appunto di affrontare le problematiche su più piani e di affrontarle subito, il che costituisce spesso la soluzione alle stesse. Mio padre cerca di mantenere il giusto equilibrio nei due ruoli anche se questo non e’ sempre facile e magari a volte il ruolo dell’allenatore ha il sopravvento su quello del padre creando qualche tensione in casa.

A mamma ?. spetta allora il ruolo di ”temperatrice di tensioni”: santa donna?

L: La mamma è sempre la mamma, per fortuna c’è lei !Il suo è un ruolo molto pesante, più che altro perché non assume su di sé solo questo, ne ha molti altri ed è davvero una superdonna a gestirli tutti ! Ammiro estremamente la sua forza e dedizione nei confronti della famiglia. Le devo davvero tanto!

D: Infatti, a nostra madre spetta la parte più difficile ? non credo saremmo arrivati neppure fino a questo punto senza di lei!

Siete una famiglia con storia ed orizzonti giocoforza non convenzionali: padre italiano, ma con trascorsi canadesi, madre olandese. Un pezzo ciascuno, ma ci offrite qualche spaccato dell’album di famiglia?

L: La nostra famiglia è decisamente interculturale…Mio padre è nato qui in Veneto, a Conegliano, ma visse una decina d’anni nell’isola di Vancouver, Victoria, in Canada, dove compì tutti i suoi studi; mia madre, invece, nacque a Rotterdam, in Olanda! Questo conferisce a me e mio fratello il diritto di possedere una tripla cittadinanza e, oltre a ciò, ci permette di conoscere altre due lingue al di fuori dell’italiano, in quanto ci sono state parlate ed insegnate tutte da quando eravamo piccoli, ed è davvero un grande vantaggio!!! Il passato sportivo di mio padre consiste in una grande passione e conoscenza di numerosi sport, tra i quali praticò in modo costante lo squash. Mia madre invece fu una ballerina di danza contemporanea, ma si faceva rispettare anche nelle discipline atletiche a livello scolastico, prediligendo però i concorsi, come il salto in lungo ed il salto in alto (con un personale di 1.70 all’età di sedici anni). I nostri genitori s’incontrarono a Milano, dove mia madre si era recata per uno stage da stilista e mio padre per cambiare aria, ad un concerto degli Aerosmith, da lì tutto ebbe inizio in breve tempo: nel giro di pochi mesi andarono a convivere e si sposarono!

D: Avendo noi delle origini così diversificate c’è la possibilità di attingere da diverse culture e si cerca di farsi proprie le migliori qualità da ognuna: l’entusiasmo e sfrontatezza tipicamente nordamericani che ti porta a rischiare il tutto per tutto e dare sempre il massimo, la precisione e organizzazione olandese doti necessarie per lavorare bene e magari l’inventiva italiana che consente a volte di raggiungere risultati con pochi mezzi ?..

Il vostro 2010: gioie e delusioni di ciascuno?

L: Purtroppo quest’anno, da un punto di vista atletico, non ho ottenuto quello che speravo? Dopo un bel secondo posto al Campaccio ed un notevole salto di qualità, sono stata bloccata da un infortunio, causato da un affaticamento trascurato, che però mi ha compromesso molti mesi di quest’anno. Ho infatti dovuto rinunciare alla stagione in pista, che si è limitata a poche gare con risultati soddisfacenti solo in un 5000 a fine stagione (17’47’). Il lato gioioso di questo 2010 è riservato alla stagione di corsa in montagna, dove ho ottenuto grandi soddisfazioni ai campionati europei ed italiani…peccato per la nota dolente dei mondiali, ma è comunque stata un’esperienza che mi è servita, dalla quale ho imparato cose utili per il mio futuro atletico.

D: Il mio 2010, in seguito ad un avvio molto promettente, è stato piuttosto difficile: a fine primavera ho cominciato a mostrare delle prestazioni altalenanti, causate da un virus e conseguente perdita di ferritina, che mi hanno impedito di scendere sotto gli 8:47 sui 3000m in pista e di raggiungere in pieno gli obiettivi preposti nella corsa in montagna.
Il che è veramente un peccato considerando l’ottima stagione campestre con cui ho iniziato l’anno (tra cui due ottimi secondi posti rispettivamente al Campaccio e alla storica Cinque Mulini).
Il problema è durato a lungo, solo da un paio di mesi comincio a sentire i benefici della cura, come evidenziato qualche giorno fa al cross nazionale di Condino, dove ho dimostrato di essere tornato ai miei livelli.

Il vostro 2011: le vostre speranze, i vostri sogni?

L: Sono una sognatrice, i miei obiettivi sono tanti, ma sono piuttosto scaramantica ? Punto a fare una bella stagione di cross, al termine della quale mi cimenterò nella mia prima mezza maratona, per prendere confidenza con la distanza prima dei campionati italiani di specialità. Poi in pista mi dedicherò ai 5000 metri dove voglio abbassare di gran lunga il tempo ottenuto quest’anno, ma sperimenterò anche una 10km. Non rinuncerò alla corsa in montagna, dove cercherò di difendere il titolo italiano e di migliorarmi nelle manifestazioni internazionali rispetto alle prestazioni di quest’estate. Poi ci saranno i cross autunnali, e lì spero di arrivarci avendo raggiunto un buon stato di forma per tentare la maglia azzurra.

D: Troppi per elencarli tutti, ma per quanto riguarda il più immediato è di lasciare il segno nel passaggio alla categoria junior, magari con una qualificazione in nazionale di corsa campestre?

Lo sguardo di due giovani fratelli sulla corsa in montagna italiana.

L: Solo da quest’anno ho avuto l’occasione di conoscere meglio questa disciplina: da allievi è tutta un’altra cosa! La ritengo una specialità molto interessante ed emozionante, che richiede grande forza di volontà oltre che fisica, in cui il livello di sofferenza in gara è ancora più elevato rispetto ad altre specialità. Naturalmente la corsa in montagna meriterebbe una maggiore considerazione, ma questa potrebbe essere raggiunta, forse, anche se sempre più atleti si mostreranno capaci anche in altre specialità, in modo da sfatare il mito di chi fa ‘solo montagna’.

D: La corsa in montagna è davvero una disciplina come nessun’altra, richiede una forza mentale assai superiore a qualunque altre specialità. In quanto allievo, posso dire di avere avuto solo un assaggio di ciò che ha da offrire la corsa in montagna, benché abbia avuto l’onore di vestire per due volte la maglia azzurra in occasione del Memorial Germanetto. Di conseguenza rimando un giudizio più approfondita a un anno o due.

Amicizie e miti sportivi: quali i vostri?

L: Amicizie molte, miti solo uno: Steve Prefontaine! Per me è un grandissimo esempio sia da un punto di vista atletico che da un punto di vista umano: fu un uomo ammirevole per la sua lotta a favore della tutela degli atleti da parte della federazione americana; promosse iniziative progettuali per la costruzione di strutture adeguate per gli allenamenti e pure le prime sponsorizzazioni di atleti da parte della Nike. Inoltre mi rispecchio molto nella sua filosofia di gara…
‘Nobody is going to win a 5000 meters race after running an easy 2 miles. Not with me. If i loose forcing the pace all the way, well, at least i can live with myself.’
(Nessuno andrà a vincere una gara sui 5000 metri dopo aver corso 2 miglia senza spingere. Non con me. Se perdo facendo l’andatura tutto il tempo, beh, almeno posso essere in pace con me stesso.)
Una corsa senza regole, sempre in testa, d’istinto, che vuole dar spettacolo, una corsa guidata dal cuore e dalla voglia di vincere.

D: Nel paese in cui abitiamo, Volpago del Montello, vi sono diverse personalità di spicco del panorama italiano del mezzofondo e corsa prolungata: Salvatore Bettiol , Bruna Genovese e i fratelli Zanatta. Anche a loro ci ispiriamo per mantenere viva la tradizione, ma posso sicuramente dire che anche la corsa in montagna ci ha avvicinato come nessun altra specialità a personaggi eminenti non solo della montagna ma anche del cross, come ad esempio Lucio Fregona (che abita a pochi chilometri da casa nostra), i gemelli Martin e Bernard Dematteis con cui abbiamo instaurato un rapporto molto solido.

Dediche, ringraziamenti, e altro ancora?Spazio finale a voi!

L: Vorrei ringraziare tutte le persone che mi sono più vicine: i miei genitori, mio fratello Dylan, il mio ragazzo Martin…. Vi voglio bene!!! Poi vorrei anche mandare un saluto ai miei nonni olandesi Opa e Oma, che, nonostante vivano lontano, seguono sempre i miei risultati, tramite internet, e so che leggeranno anche questa intervista, un grosso bacio anche a loro!

D: Ringrazio tutte le persone che volenti o nolenti hanno e stanno contribuendo alla mia crescita come atleta e come persona: in primo luogo i miei genitori, mia sorella, i miei amici e soprattutto tutti i miei avversari!

Paolo Germanetto

Articolo letto 164 volte

Devi essere registrato per inserire un commento Login