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Amici Corsa in Montagna: le dimissioni di Bianchi

04/03/10

Il presidente e altri quattro consiglieri lasciano l’incarico: le ragioni della scelta Il 12 febbraio scorso, in occasione della prima riunione di consiglio del 2010, ho rassegnato le dimissioni da presidente dell’Associazione ”Amici della corsa in montagna”. Insieme a me hanno lasciato i rispettivi ruoli anche il vicepresidente Paolo Germanetto, il segretario Marco De Gasperi e i consiglieri Angela Pezzoli e Marica Martinelli. La prossima assemblea annuale dell’Associazione, in programma tra fine marzo ed inizio aprile, diverrà dunque anche assemblea elettiva.
Ai soci, ma anche a chi dall’esterno abbia a diverso titolo seguito l’impegno e l’azione degli ”Amici della corsa in Montagna” sembra doveroso e corretto comunicare le ragioni condivise che ci hanno portato a farci da parte, dopo il forte impegno profuso in questi ultimi anni.
Ho sempre creduto – e continuo a credere! – che la corsa in montagna sia specialità bellissima, dalle grandi potenzialità., spesso però rimaste inespresse. E’ per questo, che insieme ad altri amici appassionati, nel 2007 avevo accettato di prendere in mano l’associazione a suo tempo fondata da Angelo De Biasi, il primo storico presidente della Federazione mondiale, e poi rimasta piuttosto al palo negli anni successivi.
Promozione mediatica e sostegno ”affettuoso” all’attività agonistica, specie dei più giovani, sono state le linee guida che abbiamo seguito in questi anni., portando a casa pure qualche buon risultato per il movimento della corsa in montagna.
E’ indiscutibile che di molto sia cresciuta, anche a livello televisivo, la visibilità della specialità: penso che il merito possa in buona parte essere ascritto all’Associazione, che dal 2007 in poi pure ha provveduto a seguire con un proprio service, uno dei più apprezzati a livello nazionale, i più importanti appuntamenti internazionali, con immagini transitate a più riprese sui principali canali sportivi italiani (Rai Sport e Sky Sport in primis). Tutto questo cercando sponsor, pagando di tasca propria laddove – spesso? – necessario, lavorando con passione in modo assolutamente gratuito.
Un lavoro legato anche alla carta stampata e fortemente applicato anche in ambito nazionale, laddove, pur a fatica, si è cercato di fare da collante tra le realtà organizzative più importanti, mettendo a disposizione di tutti un supporto fatto anche di canali di promozione poca per volta costruitici dal nulla, sostituendoci laddove necessario ad uffici stampa fantasma o ad assenza completa di azione promozionale.
Personalmente, in queste operazioni, ho investito di mio, anche per conto di realtà organizzative magari premiate da pur piccoli contributi federali per produzioni televisive, ma poi dimenticatesi di saldare i conti: in ogni caso, l’Associazione è in attivo, al limite è il suo presidente a vantare qualche credito sparso qua e là?

Ero convinto ? e continuo ad esserlo! ? che fosse necessaria una crescita complessiva del movimento e della sua visibilità media, per fare da collante ai grandi appuntamenti che di visibilità ne avrebbero avuta di loro. Il rischio, altrimenti, era quello di avere grandi picchi di attenzione sulla corsa in montagna, come quelli a loro tempo dati dalle dirette televisive dei Mondiali ”italiani” di Arta Terme 2001 e Sauze d’Oulx 2004, inframezzati però dal silenzio completo o quasi sulla disciplina.
In questo senso, il lavoro da noi profuso in queste ultime stagioni, anche se talvolta non appieno compreso da parte dello stesso movimento che se ne è giovato, doveva logicamente sfociare in un Campionato Mondiale 2009 – quello nuovamente ”italiano” di Campodolcino – capace di fare il botto, mediaticamente parlando?Invece, per il primo Mondiale veramente riconosciuto dalla IAAF ”neanche il minimo sindacale”, come pure ha avuto modo di affermare pubblicamente il principale telecronista italiano dell’atletica? Nemmeno una sintesi sul canale satellitare sportivo della RAI, il trattamento che nelle ultime stagioni, anche e soprattutto grazie al lavoro dell’Associazione, si era riusciti a garantire ad una ventina di manifestazioni, di importanza decisamente minore.
Dopo anni di impegno, questa è delusione personale importante, una sconfitta vera e propria, che mi rafforza nell’intenzione di dare le dimissioni. Specie perché, anche a fronte di candidatura complessa e travagliata, l’Associazione si era resa disponibile a collaborare con il Comitato Organizzatore già all’indomani dell’assegnazione.
Salvo dover poi prendere palesemente atto che la nostra presenza non fosse gradita proprio a quelle stesse figure dirigenziali che più di chiunque altro avrebbero dovuto invece credere nel nostro lavoro o, in alternativa, promuoverne uno diverso, in prima persona o affidandosi a risorse diverse, tenendo però ben chiari gli stessi obiettivi, oggettivamente incontestabili.
Tanto più che ciascun componente dell’Associazione ha sempre avuto ben presente la necessità di tener distinte le differenze di vedute su altri temi rispetto al lavoro comune mirato allo sviluppo della disciplina.
Spiace che dirigenti importanti della corsa in montagna italiana e internazionale dichiarino con le parole e con i fatti che l’aspetto mediatico non sia una priorità, spiace che talvolta si reputi preferibile trascurare apertamente aspetti vitali per lo sviluppo della disciplina piuttosto che lasciare che volontari appassionati possano dare il loro contributo.
Spiace che la promozione dei grandi eventi, tanto più a livello internazionale, continui ad essere demandata al buon cuore delle singole realtà organizzative e non esista uno straccio di progetto operativo coordinato centralmente riguardante l’ambito mediatico.
Può sembrare singolare, ma è forte l’impressione che spesso il nostro lavoro, anche all’interno della stessa federazione, sia stato apprezzato maggiormente presso i professionisti della comunicazione o presso ambienti al nostro movimento meno direttamente legati.
Nessuno è immune da errori e sicuramente anche il sottoscritto e i suoi collaboratori ne avranno fatti. La stagione 2009 è stata per gli Amici della corsa in montagna meno positiva anche in ambito nazionale, non solo per il caso ”Mondiale”. Penso possa essere riconosciuto da tutti l’impegno profuso per dare una scossa all’ambiente, ma se i risultati sono inferiori alle attese, giusto mettersi in discussione.
La passione, se vera e genuina e non legata a guadagno alcuno, si regge anche e soprattutto sulle emozioni: se le emozioni una volta in più ci rendono evidente che il nostro impegno fosse più sopportato che supportato, allora, dopo aver sbattuto il naso contro certe situazioni per un po’ di tempo, meglio farsi da parte e lasciare che altri, magari meglio e con rinnovato entusiasmo, mandino avanti l’Associazione, cambiandone anche gli obiettivi se lo riterranno necessario o tornando ad adeguarsi meglio di noi alla politica del fare poco, per non disturbare il manovratore?
Mi dimetto dalla presidenza dell’associazione Amici della Corsa in Montagna, non dalla commissione nazionale Fidal della corsa in montagna, laddove, anche e soprattutto sugli stessi temi, se mi verrà richiesto e concesso cercherò di dare un contributo che, magari in forme diverse, pure cercherò di continuare a dare al movimento anche a titolo personale.

Giorgio Bianchi

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