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Neka Crippa: una cresta dorata

28/12/13

28 dicembre 2013 – Da una campionessa consolidata ad un talento forse collocabile tra l’emergente e…l’emerso. Si rimane però in Polonia perché da Szklarska Poreba ci si sposta più a sud e si raggiunge Krynica Zdroj. Ci si sposta, ma si rimane comunque in Trentino, perché il nostro nastro che in ordine un poco sparso si riavvolge si ferma questa volta sulla cresta dorata di Nekagenet Crippa.

L’8 settembre per lui non è certo tempo di resa, né di armistizio. Settant’anni dopo il proclama di Badoglio, in ben più lieve e felice ambito, Neka e la sua cresta sono i più veloci nella corsa verso l’iride juniores. Nome il suo, cognome quello della famiglia, noti entrambi nella giovane atletica internazionale. E in montagna non di meno.

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Dei nove fratelli adottati dalla famiglia Crippa, Yemaneberhan, il più giovane dei tre contaminati dal virus della corsa, è il predestinato. Ovvio o quasi che così fosse per il “braccio destro di Dio”: neo primatista italiano dei 1500 metri tra gli under 18, ancora allievo, nelle scorse settimane è stato settimo negli Europei di cross tra gli juniores. Lì in mezzo tricolori a iosa e nel 2012, nell’irlandese Glendalough, anche il successo nella WMRA Youth Cup di corsa in montagna.

Kelemu, il più grande di questi tre, ad aprire una strada poi lasciata per inseguire e costruire altri destini. A dar retta agli annali, due volte decimo con la maglia azzurra: correva l’anno 2009, era juniores, e le ruote di Telfes (Europei) e Campodolcino (Mondiali) per lui pescarono la stessa tonda cifra.

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E poi Nekagenet, “Neka” per tutti come quell’altro è “Yema”. Dei tre quello di mezzo, quello forse negli anni rimasto più vicino alle vicende della corsa in montagna. Quest’anno azzurro anche nel cross e nel mezzofondo prolungato, ovvero cavallo già oggi spendibile su più fronti, in attesa di vederlo magari un giorno in maratona, come forse nelle sue corde e nei suoi sogni. Intanto, prima della corsa dorata motivo di queste righe, per lui un quarto e due quinti posti con indosso l’azzurro della montagna. Gare coraggiose sempre, fermatesi però ai piedi del podio: così a Sauze d’Oulx nel 2010, così nella slovena Gorenja Vas l’anno successivo, quando in entrambi i casi si correva per quel “mondialino” under 18 che avrebbe poi incoronato il fratello. Così anche lo scorso anno, sulle pendici del Tonale, in un Mondiale juniores dominato da Uganda e Turchia.

Non così questa volta e la cresta che da arancio diventava bionda, già alla vigilia poteva valere un presagio. Di certo una gara tatticamente perfetta, sempre là davanti in mezzo ad una morsa un po’ turca e un po’ ceca. A caccia del podio c’è anche l’austriaco Innerhofer, maglia in fondo rossa come quella del turco Karagoz. E’ Ramazan, campione europeo in carica, così come l’era stato il fratello Adem. Lui l’ultimo a cedere alla cavalcata di Neka, l’ultimo a rientrare sull’azzurro quando una prima volta aveva provato a prendere il volo. Prima verso il podio, poi verso il successo. Verso un titolo che all’Italia mancava dal 2009 (Xavier Chevrier) e che prima ancora in casa azzurra era stato di Battista e poi Fausto Lizzoli, di Franco Naitza e Andrea Agostini, di Maurizio Gemetto e Gabriele De Nard, di Maurizio Bonetti e Marco De Gasperi, di Benny Lubrini e Stefano Scaini.  Una volata finale che vale un piccolo, grande ingresso nella storia della corsa in montagna italiana.

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