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Martin Dematteis: vi racconto quel mio bronzo

13/01/12
Ve lo avevamo annunciato un po’ come new entry, un po’  come una sorta di mina vagante. Il volo libero tra le pagine del nostro portale di Martin Dematteis comincia con un qualcosa di assai personale. Ovvero il racconto di come il venticinquenne portacolori dell’Esercito abbia vissuto quella gara iridata del settembre scorso. Una fatica alla fine a lui valsa una medaglia di bronzo se non inattesa comunque maturata anche in modo un poco rocambolesco.
Si torna allora a Tirana: era l’11 di settembre e gli uomini azzurri oltre all’oro a squadre, con Martin tornavano a salire su di un podio iridato individuale dopo quattro anni di assenza. Il rivivere quelle emozioni diventa, giocoforza, anche un grande in bocca al lupo al gemello della Valle Varaita, di questi tempi alle prese con una fastidiosa infiammazione al tensore della fascia lata. A voi buona lettura, a Martin l’augurio di una pronta ripresa.
Di: Martin Dematteis
Come ogni inizio di avventura che si rispetti non vi nascondo un poco di emozione e paura. Mi avete annunciato come battitore libero di corsainmontagna.it: sinceramente non so quanto e cosa riuscirò ad apportare di valido alla voce che da anni è la più importante sul mondo del correre in montagna e dintorni. Prometto però che cercherò di fare del mio meglio, sperando di non annoiarvi.
Parto allora raccontandovi di una delle gare più belle e certamente la più emozionante della mia vita fino ad oggi: i campionati del mondo di corsa in montagna di Tirana dello scorso settembre, così come li ho vissuti, dal di dentro.
Pronti…. via!
Sotto i 30 gradi del sole albanese si parte forte e sono subito i favoriti, gli ugandesi e il turco Arslan a dettare il ritmo sulla prima delle tre salite previste. Noi italiani partiamo più cauti ma manteniamo comunque il contatto con la testa della corsa fino al termine della prima asperità. In discesa gli africani hanno un’altra marcia e ci fanno letteralmente mangiare la polvere, che abbonda lungo tutto il percorso, e prendono il largo seguiti dal turco e dall’americano King. La paura di non farcela, di mollare e il dubbio che anche oggi per noi italiani non ci sia storia mi assale. Poi tutto questo inaspettatamente non accade. Continuo a correre con il mio ritmo regolare durante tutto il secondo giro e inizio lentamente la mia rimonta. All’inizio dell’ultima tornata sono quinto a pochi secondi da quel quarto posto che, stringendo i denti, raggiungo poco prima del termine dell’ultima salita. Proprio lassù due pensieri fanno capolino dentro di me: da una parte la soddisfazione per la mia miglior prestazione a un mondiale, dall’altra la rabbia per un altro, l’ennesimo quarto posto ai Campionati del Mondo che arriverebbe in casa Dematteis se così finisse la gara. Prevale la rabbia e mi butto a capofitto nell’ultima discesa, inseguendo il sogno del podio iridato. Quando manca meno di 1 km all’arrivo, quando ormai ho quasi perso la speranza, all’improvviso accade l’inaspettato, quelle cose che di solito accadono solo nei film.
L’ugandese di testa Ayeko è crollato e, superato dall’americano King e dal turco Arslan, è ora a un centinaio di metri da me. L’adrenalina mi sale alle stelle e il sogno che fin dalle prime gare da ragazzo inseguivo può ore diventare realtà… un sogno che si concretizza a 400 metri dalla conclusione, quando affianco e supero lo sfortunato ugandese. Ora non c’è più tempo per altri pensieri, afferro il tricolore e mi appresto a correre gli ultimi metri di una gara più belle e intense della mia carriera, sognando, quasi toccando il cielo con un dito dalla felicità.
Taglio il traguardo al terzo posto, inizio a urlare al mondo la mia gioia che poco dopo raddoppia quando vedo arrivare mio fratello Berni e Marco in quarta e quinta posizione. Dopo l’arrivo degli altri miei compagni Gabriele, Lele e Alex il tutto diventa un apoteosi di felicità alla notizia che siamo campioni del mondo a squadre.
Torno dall’Albania con una lezione entrata nel profondo del mio cuore e che vorrei trasmettere anche a voi: non bisogna mai smettere di sognare e combattere fino alla fine, anche quando tutto sembra impossibile, perché qualcosa di straordinario può sempre capitare. Anche un bel colpo di fortuna, come è successo a me in quell’ultimo km di una gara pazza e incredibile dell’ 11 settembre 2011 alla periferia di Tirana…
A presto, buone corse a tutti,
Martin

Martin Dematteis a Tirana

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