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Luca Cagnati: emozioni e speranze di un esordio iridato

03/09/13

3 settembre 2013 – Inseguire a lungo un sogno e poi scoprire che è possibile realizzarlo, senza peraltro smettere di sognare. Per cogliere tutta l’emozione che regala l’azzurro, di questi giorni al Sestriere, basta forse incrociare gli occhi di Luca Cagnati, il ventitreenne bellunese di Canale d’Agordo che domenica in Polonia farà il suo debutto nella Nazionale maggiore della corsa in montagna italiana. Un esordio in qualche modo annunciato e atteso, anticipato dalle belle cose che l’allievo di Luciano De Barba già aveva messo in mostra da juniores, con la perla di quel quinto posto iridato a Campodolcino 2009, nel giorno della grande festa dell’amico Xavier Chevrier. Con il coetaneo valdostano, dal 2012 Luca condivide anche la società di appartenenza, ovvero l’Atletica Valli Bergamasche che a Krynica Zdroj vestirà dunque d’azzurro due suoi atleti, i più giovani del lotto.

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La nostra vigilia iridata, dagli juniores si sposta allora al volto nuovo della squadra azzurra. Un debutto iridato in fondo val bene una piccola intervista…

Esordio mondiale: Luca, che sapore ha per te la prima volta in azzurro tra i grandi?

Ha un ottimo sapore, il sapore di anni di allenamenti finalmente ripagati. Dopo tre anni passati a sgomitare tra la decima e la quindicesima posizione in campo nazionale, con alti e bassi, quest’ anno da fine giugno sono riuscito a trovare un buon equilibrio anche mentale e penso di aver fatto un buon salto di qualità. Così finalmente è arrivata questa prima maglia azzurra assoluta che aspettavo e sognavo da un po’ di  stagioni…

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In Polonia non solo per rompere il ghiaccio ma anche per dare fino in fondo il tuo contributo alla causa azzurra: con quali speranze sarai al via del confronto iridato?

Sicuramente non parto con la sola idea di arrivare al traguardo. So che la mia condizione è  molto buona e qui al Sestriere mi sto allenando bene e tra amici. Domenica mattina tutto dipenderà da come interpreterò la gara e da come saprò gestire la tensione. I miei compagni e i tecnici mi sono vicini durante questo avvicinamento, il clima in squadra è molto stimolante, c’è affiatamento e serenità. Il risultato individuale è un’incognita per me, visto che si tratta della mia prima esperienza azzurra dopo quelle da juniores: l’importante per me è davvero riuscire a dare il 100%, tutto quello che avrò nelle gambe e nel cuore.

San Giacomo Brentonico e tutta la gioia di una conquista

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La tua è sinora stata una crescita costante fatta di tappe, persone ed esperienze incontrate e vissute sulla tua strada: quali in particolare le più significative?

Sicuramente ho avuto una crescita abbastanza costante negli ultimi due anni. Sulla mia strada tante le persone importanti che mi hanno dato lo spunto per continuare ad allenarmi: in primis il mio allenatore Luciano De Barba, senza il quale magari non starei neppure rispondendo a questa intervista…Poi i miei amici e compagni di raduni Xavier e Marco, due “maestri di vita” con i quali ho passato momenti di sport e festa e ai quali mi ispiro sempre per poter migliorare a livello sportivo e umano.

La corsa in montagna per te è …

È prima di  tutto una grande passione, tanto per gli sport di fatica quanto per la montagna. Un divertimento, uno stile di  vita, un modo per passare tempo con gli amici e per conoscerne di nuovi, ma ogni tanto anche un modo per rimanere da soli nella natura, lontani da tutto quello che è la routine quotidiana…

Luca Cagnati fuori dai campi di gara: passioni, progetti, sogni.

Quando tolgo il pettorale penso di essere un ventenne come tanti, semplice e senza particolari esigenze. Un po’ pigro e un po’ lunatico. forse ancora un po’ bambino qualche volta…Certo l’atletica occupa un bello spazio nella mia giornata e nella mia testa, ma non mi  faccio mancare nulla o quasi, c’è sempre tempo per una serata con gli amici e una birra in compagnia! Progetti a lungo termine non ne faccio troppi, vivo un po’ alla giornata, almeno per adesso che sono “giovane” e vivo  ancora con i miei genitori. Sogni certo ce ne sono e sognare in fondo non costa niente. Sembrerà ripetitivo tornare su un discorso già affrontato in passato anche dai miei compagni di squadra, ma il vero sogno sarebbe quello di fare della corsa in montagna il mio lavoro, la mia professione…poi chissà, tra qualche anno, una famiglia, una casa, una vita tranquilla senza ansie e problemi.

 

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