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L’inverno caldo di Max Zanaboni. Tra strada cross e montagna, intervista al forte valtellinese

04/04/12

Abbiamo incontrato Massimiliano Zanaboni, per tutti “Max” o “Zana”, un atleta finora poco considerato dagli addetti ai lavori, ma che quest’inverno ha fatto spesso parlare di se grazie ai suoi risultati. L’atleta di Sondalo, che si allena con Marco De Gasperi e Luca Sanna, compirà presto i quaranta, ma la voglia di correre e di fare fatica sembra quella di un ragazzino. Max ci racconta le sue impressioni, le sue tappe, l’attaccamento alla sua società, e l’amore per la sua famiglia. Fino alle sue ambizioni di quarantenne che non ha ancora smesso di sognare la maglia azzurra.

Hai ottenuto degli ottimi risultati nella stagione invernale, raggiungendo il tuo “Personal Best” sulla mezza maratona che piazzamenti di rilievo nel cross. Cosa ci puoi raccontare di questo inverno?

Sono soddisfatto di aver centrato gli obbiettivi che mi ero prefissato, soprattutto quello di migliorare il personale sulla mezza maratona, portandolo da 1h07’14” dello scorso anno alla Stramilano, a 1h05’39” in occasione della Roma-Ostia. La fortuna di essere riuscito a dare continuità agli allenamenti durante questi ultimi mesi, mi ha portato ad avere più sicurezza e convinzione nei miei mezzi. In più, correndo due mezze maratone come allenamento (Novara 1° cl e Lecco 4°cl ndr), ho preso confidenza per gestire al meglio i ventuno chilometri. Ai societari di Correggio, il ventisettesimo posto nel cross lungo rappresenta la mia miglior performance nel cross, che è servito inoltre, a trascinare la mia società ad un ottimo sesto posto. Alla Stramilano, chiudere undicesimo assoluto in 1h06’29” è frutto della consapevolezza di valere ormai questi tempi, anche correndo per molti chilometri da solo e con una condizione, più mentale che fisica, già in dicesa.

Con la campionessa del fondo Marianna Longa

Nonostante i tuoi quarant’anni riesci, stagione dopo stagione, a compiere miglioramenti notevoli. Quale è il segreto di questa longevità atletica?

Innanzitutto mia moglie Claudia che mi sopporta… (ride..). Scherzi a parte, credo che essendomi riavvicinato allo sport in età piuttosto avanzata, con essa si è spostata in avanti anche l’età in cui si può conseguire i miglioramenti derivati dall’allenamento. Se uno inizia a ventisei/ventisette anni come nel mio caso, potrà avere tredici-quattordici anni di tempo per continuare ad adattare il proprio fisico sia muscolarmente che organicamente ai diversi stimoli del training. A livello di velocità, forse qualcosa avrò perso, ma sulla resistenza sento di essermi molto migliorato.

Raccontaci come e quando hai iniziato a correre.

Sono stato molto precoce..Non ricordo esattamente quando, ma credo intorno ai sette/otto anni con l’Atletica Sondalo di Adriano Greco. Comunque abbandonai la corsa molto presto, avevo dodici anni.

Riavvicinarmi allo sport è stato quasi un caso. Nel ’98 lavoravo a Stresa (Vb) come cameriere, e iniziai con qualche uscita in mountain bike. L’anno successivo, feci la stagione lavorativa al Passo dello Stelvio. A volte salivo ai piedi del ghiacciaio sempre con la mia bici. Poi, per una scommessa con mio cognato Mario, che aveva corso un’edizione del Trofeo Kima, decisi di partecipare, senza allenamento, alla Skymarathon del Trofeo 4 Luglio. Sulla prima salita mi sentii bene, ma sotto la cima Sellero iniziarono i crampi. Mi ritirai, ma già alla sera chiamai Adriano Greco per dirgli che avrei corso il Kima dopo un mese. Mi disse che era una follia, ma ormai la corsa mi aveva preso. Terminai gli oltre 50km del Sentiero Roma in 8h30’. L’anno successivo doppiai nuovamente 4 Luglio e Kima, migliorando il mio tempo di 1h!

Nel 2000 iniziai anche con lo scialpinismo e l’estate seguente partecipai alla mia prima gara di campionato italiano ad Adrara (Bg), dove terminai oltre la centesima posizione. Da lì in poi, mi sono dedicato solo a distanze brevi di corsa in montagna.

Foto Maury Torri

Vivi a Valdisotto, a due passi da Bormio. Come si conciliano gli allenamenti di corsa in un luogo di montagna quando d’inverno c’è la neve oltre al freddo intenso?

Molti credono che non ci si possa allenare bene nei luoghi di montagna durante la stagione invernale. Ma sbagliano, perché, anche nelle difficoltà ci si può adattare. Per correre i lenti si può uscire quando nevica o se le strade sono sporche, basta avere la voglia e la convinzione. Per i ritmi, basta prendere la macchina e scendere di 800-900mt di quota, in valle, per trovare condizioni migliori. L’inverno appena trascorso non è stato terribile per chi vive sulle Alpi, le precipitazioni sono state rare e il gelo ha insistito duramente per circa tre settimane.

Lo scorso anno hai sfiorato la maglia azzurra con una bella prestazione ai Campionati italiani a Domodossola. Credi ancora a quel posto in nazionale?

Più passano gli anni e meno penso a questo, che comunque per me rimane un grande sogno. Sono convinto che, anche giustamente, si privilegino i giovani ad indossare la maglia azzurra. Se poi se uno invece  va veramente forte, l’età conta relativamente… Quest’anno i mondiali saranno in salita, e io non credo di essere in grado di trovare un posto in Squadra, però l’anno prossimo, con i mondiali in salita e discesa, potrei avere migliori chanche.

Con il compagno di allenamenti Luca Sanna

Quali sono i tuoi obbiettivi per la stagione estiva che è alle porte?

Dopo un inverno così, se il buon giorno si vede dal mattino, l’entusiasmo è alle stelle. Vorrei aiutare la mia società, l’Atletica Valli Bergamasche di Leffe, ad ottenere grandi risultati. Il sogno sarebbe il titolo italiano a staffetta in occasione del Trofeo Vanoni. A livello individuale mi piacerebbe piazzarmi fra i primi sei/sette ai campionati italiani.

La tua società, appunto, l’Atl. AVB Leffe ai vertici nazionali della corsa in montagna e del cross. Come ti trovi in questo Gruppo?

Beh, a mio modo di vedere più che un Gruppo, si tratta di una famiglia. La migliore società d’Italia! A casa AVB sembra che si respiri passione per la corsa in montagna da secoli. Il divertimento e l’amicizia vengono prima del risultato, mentre dopo la gara l’occasione è sempre quella di fare festa e aggregazione.

Tra pochi giorni, il 21 aprile, ci sarà la Staffetta di Leffe (prima gara del Grand Prix corsainmontagna.it). In quell’occasione, anche se non sarà facile, cercheremo in tutti i modi di ripetere la vittoria dello scorso anno!

Non siamo molti, ma tutti siamo entrati nello spirito sano di questo Team. Voglio ringraziare Vanna e Privato, con Adriano e tutti i membri del direttivo mi sono sempre stati vicini in questi anni.

La vittoria al Trofeo Vanoni 2010 con Regazzoni e Lanfranchi

Nel 2011 ti sei avvicinato, per ora timidamente, anche al mondo delle Skyrace. Credi di essere portato per questa disciplina?

Come dicevo qui sopra, la mia avventura con la corsa è iniziata sui percorsi lunghi di alta montagna, seguendo i consigli di miti come Adriano e Mario  Poletti. E qui mi piacerebbe ritornare, ma prima voglio togliermi ancora qualche soddisfazione nella corsa in montagna tradizionale. Nel frattempo credo che non rinuncerò a qualche appuntamento con le Skyrace più “abbordabili”, come la 4 Passi in Casa Nostra di Sondalo, che ho già vinto lo scorso anno. La preparazione tra le due specialità è diversa, più basata sull’intensità per la corsa in montagna, più sulla quantità per le “Sky”. Ritengo l’approccio alle seconde, sia meno stressante a livello mentale, proprio in relazione ai ritmi in allenamento e in gara meno esaperati.

La tua famiglia, il lavoro, e la corsa ad alto livello. Un impegno improponibile o si può fare?

Si può fare sicuramente, ma serve avere alle spalle una famiglia che capisce e crede in ciò che stai facendo. Il sacrificare il tempo da dedicare alla famiglia in favore dell’allenamento dopo il lavoro in fabbrica, non è mai semplice da affrontare per nessuno. Ma quando vedi che tua moglie e i tuoi tre bambini gioiscono più di te dopo un bel risultato e sono orgogliosi di ciò che hai fatto, lo stimolo trasforma il sacrificio in un lavoro appagante. Loro sono i miei primi tifosi e non posso certo deluderli!

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