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Giorgio Facchinelli: controcorrente, allora come adesso

17/01/12

Antonio Molinari e Giorgio Facchinelli: uno l’atleta, l’altro il tecnico. Un connubio che per oltre un decennio ha regalato imprese memorabili alla corsa in montagna italiana e internazionale. Un binomio che l’impresa più bella celebrò tra le nebbie di Telfes, sul cominciar di settembre, in quella edizione iridata del 1996 che sul podio degli uomini pure vide salire il maratoneta azzurro Severino Bernardini e l’austriaco Helmut Schmuck.

Personaggio mai banale, quel Giorgio Facchinelli: intelligenza acuta, passioni forti per la montagna, l’atletica, l’allenamento, l’amicizia e… i cantautori alla De André.  E quella voglia di non delegare mai ad altri le proprie battaglie, la difesa delle proprie convinzioni. Allora come adesso. “Amo la fatica…vado controcorrente rincorrendo un sogno: un giorno, saremo in tanti e allora non avrò più il bisogno di andare controcorrente!”. Così si legge sbirciando tra le pieghe del social network più famoso nelle pagine che lo riguardano. Un filo conduttore che pure sottende all’intervista che segue, in cui rivivere una vita legata alla corsa in montagna, sebbene negli ultimi anni le sue presenze sui campi di gara di molto si siano diradate. Per scoprirne i motivi, ma non per questo solo, leggete allora l’intervista a Giorgio Facchinelli, lo “storico” allenatore di Antonio Molinari.

Sei stato da molti considerato uno degli allenatori più capaci e meritevoli della corsa in montagna degli anni ’90. Dove è sparito Giorgio Facchinelli?

Quello che mi dici non può che farmi piacere! Anche se, in quell’epoca, non mi è stato dimostrato…Anzi, ritengo che quell’ambiente mi fosse un tantino ostile. Ho affrontato tantissime trasferte anche internazionali al seguito dei miei atleti di spicco, pagandomi sempre le spese, dove non interveniva la mia società, ovviamente! Da quell’ambiente, dunque, nemmeno un “grazie” per avere, insieme a tanti altri tecnici, contribuito a portare allori alla Nazionale e – diciamocelo – a far fare bella figura ad altre persone…. Non sono “sparito”, però, tutt’altro!

Antonio Molinari, ma anche la cugina Antonella, l’ultramaratoneta Stefano Sartori, lo junior Marco Facchinelli e molti atleti della Ca’ Vit Trento fra i tuoi atleti. E’ sparita la tua volontà di fare crescere altri campioni della tua terra?

Fra questi nomi che tu fai, uno – Marco Facchinelli – non lo allenavo io…anche se, come ben ricorderai, quel giorno ad Adrara (anno 1999, terza prova di campionato italiano, ndr) ho difeso a spada tratta la sua mancata convocazione in Nazionale Juniores. Da tanti è stato equivocato, vuoi per il cognome, vuoi per la società sportiva. Allenavo l’altro junior Marco Molinari, favorito alla vigilia ma “saltato” per un improvviso calo di energie quando si trovava in testa alla gara. Ma, fra gli atleti che ho allenato o che alleno ci sono anche altri nomi che meritano: Walter Fontanari, Claudio Polo, Sabrina Bampi, Daniele Cappelletti, Franco Torresani (a tratti..), per citare i più conosciuti… Alla mia terra sono molto legato, come pure alla corsa…non mi manca certo la volontà di allenare!

Sicuramente il grande Antonio, il “grimpeur” più forte in assoluto di sempre in Italia, ti ha regalato le più grandi soddisfazioni. Come è stato seguire un atleta di tale caratura e come hai adattato su di lui gli allenamenti che lo hanno reso capace di tenere testa in salita al grande Wyatt di fine anni ’90?

Antonio (Molinari) di soddisfazione me ne ha regalata solo una, quella di passare oltre 30 anni insieme! L’ho “scoperto” da cadetto in una gara non competitiva in onore del mio grande amico Mariano Scartezzini e, da allora, gli sto ancora appresso….Antonio è un talento, non è stato per nulla difficile seguirlo, l’ho sempre paragonato ad un orologio svizzero: una volta caricato andava alla perfezione! Non ha mai sgarrato dai miei insegnamenti, gli allenamenti erano sempre funzionali all’obbiettivo da raggiungere e spesso succedeva che io visionassi il percorso e lui ne memorizzasse i vari punti strategici! Su certi percorsi lo chiamavo “il Bubka della corsa in salita”, per quanto era in grado di calcolare i tempi e limare i record sullo stesso percorso! Wyatt è stato ed è ancora “un grande” nel panorama delle gare in montagna, ma ne conosco un altro: un certo De Gasperi….

Cosa ti ha spinto ad abbandonare il mondo della corsa in montagna dopo tante vittorie con il tuo club?

Ho solo smesso di frequentare le gare e la società sportiva, anche se di tanto in tanto mi concedo un’apparizione, come quest’anno successo al Bondone o all’ultimo Trofeo Vanoni! Dopo quella gara di Adrara, nel 1999, sono stato deferito, chiamato a Roma davanti ai giudici federali per giustificare il mio comportamento (cartellino rosso…insomma!). Risposi che avevo ben altro da fare ed appesi la lettera in mezzo ai trofei degli atleti! Un giorno te la farò leggere… Ho lasciato anche la società sportiva, erano cambiate le persone ai vertici: prima era una famiglia poi è diventata un’azienda, non faceva per me…

Segui ancora le gare di corsa in montagna? Cosa è cambiato in meglio o in peggio in questo decennio di tua assenza?

Seguo sempre le gare di atletica in generale. La novità più grande rispetto a vent’anni fa per la corsa in montagna reputo sia la partecipazione alle gare degli atleti africani: sono convinto sia una nota positiva, si tratta solo di prendere l’abitudine… Vedo poi che ci sono tanti giovani promettenti, mi si conceda un nome su tutti, Baldaccini: bell’atleta! Per il resto è tutto fermo a vent’anni fa…un po’ triste ..no?

Ti attira il mondo dello Skyrunning o la novità del Trail Running che tanto va di moda?

Non sono mai stato attratto da qualche disciplina in particolare, anzi sono piuttosto critico nei confronti di manifestazioni che creano solo business a scapito della vera atletica. Mi adatto, però, alle richieste degli amici atleti e li indirizzo, allenandoli nel tempo, alla disciplina più congeniale, là dove possono esprimere al meglio le loro potenzialità.

A quale ricordo del tuo passato di allenatore sei rimasto particolarmente legato?

Dovessi parlarti di ricordi non avresti spazio sufficiente… Facile ipotizzare come primo posto Telfes ’96, la vittoria iridata di Antonio, ma te ne voglio confidare altri due di ricordi, totalmente diversi, che riguardano la maratona. Un giorno a casa mia si presenta un signore che tutto aveva tranne che dell’atleta, ma mi chiese di prepararlo alla maratona di New York. La mia prima domanda fu la seguente: quante volte corri in settimana? La risposta: ma, a dir del vero, io non corro mai, però mi sono già iscritto! Ricordo l’entusiasmo nella sua voce quando mi chiamò dall’arrivo e ringraziandomi mi disse: la rifarei subito! Il secondo ricordo invece è legato ad un grande campione dello sci nordico: Maurilio De Zolt. Alla fine della sua carriera sciistica, dopo una gara di corsa in montagna al monte Lefre in Valsugana, mi avvicinò chiedendomi se fossi disposto ad allenarlo per la sua prima maratona. Non nego che in quel momento mi sono sentito impacciato davanti ad un personaggio del suo calibro, ma non demorsi, almeno subito…lo feci dopo aver risposto ad una sua precisa domanda: che tempo pensi che io possa fare a Venezia? Tentai di sondare il terreno con qualche domandina poi, vista la sua impazienza, sparai basso, 2h 30’…. Mi guardò negli occhi e mi disse: ricordati che io sono De Zolt, sopra le 2h 15’ non se ne parla nemmeno! Non mi risulta che in seguito Maurilio abbia partecipato a qualche maratona…

Credi che il Trentino possa “produrre” presto un nuovo Molinari?

E’ molto difficile prevedere questo, Molinari è un talento, e lo sport a certi livelli diventa sempre più faticoso da praticare per i giovani d’oggi. Giovani interessanti in Trentino ce ne sono…diamogli tempo, chissà!

Reputi possibile un tuo ritorno in campo ai campionati italiani in veste di allenatore?

Fra qualche giorno festeggio le sessanta primavere…La mia salute è un po’ precaria, però…mai dire mai! Se riuscissi ancora a trovare stimoli, a divertirmi, perché no?

Quale è il sogno, come allenatore, che non sei riuscito a realizzare ?

Certamente quello di vedere la corsa in montagna decollare nell’Olimpo! Un Molinari alle Olimpiadi me lo sono sognato più di una volta… E ci aggiungerei il rammarico di non aver saputo portare Molinari e Sartori (quest’ultimo in particolare) nel mondo delle maratone. Avrebbero ottenuto dei tempi di valore. Stefano aveva una struttura ed una falcata come pochissimi: preparato bene, lui sì che sarebbe sceso sotto le 2h 15’!

 

 

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