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ESCLUSIVO – Bernard Dematteis: il bilancio della mia stagione 2014

27/09/14

Ripetersi in Italia ed in Europa, sfiorare il Mondo, fare nuove esperienze…con poche idee, ma molto chiare, per la testa. Berny Dematteis oggi E’ il volto e l’anima della corsa in montagna italiana. Lo abbiamo incontrato per tirare le somme di questa stagione 2014 ormai al crepuscolo.

Berny, un’intervista/bilancio non può che partire dal tuo grado di soddisfazione rispetto a ciò che ti eri prefissato. Allora, tirata questa riga qual è il risultato ?

Un bilancio ottimo, non ho dubbi. Mi ero prefissato di difendere il titolo europeo del 2013 e con le unghie e con i denti ce l’ho fatta. Alla fine a Gap c’erano solo una dozzina di secondi da Simpson, però c’erano! e per me ha fatto tutta la differenza del mondo, perché sofferto o meno io questo 2° europeo consecutivo lo volevo vincere ad ogni costo.

Al mondiale, forse qualcuno sgranerà gli occhi leggendo queste parole, ci sono arrivato “a tanto così”. Sono 4 volte che faccio 4° al mondiale ma le altre 3 volte non sono mai stato cosi in gara e vicino al podio, sono stato bronzo virtuale per un buon tratto di gara e dove ho potuto correre sul terreno tecnico, a me congeniale, ho dimostrato qualcosa. E poi mi sento davvero di dire che a Casette quest’anno c’era davvero  grande livello, mai nelle altre edizioni c’era stato lo stesso livello, c’era tanta, davvero tanta Africa, per la prima volta forse sia Eritrea, Uganda e Kenya insieme hanno schierato le nazionali al completo. C’è il rammarico, certo, per un altro bronzo sfumato, ma me la sono giocata davvero quest’anno, e come ho già detto: io non mi arrendo. Infine , anche se è diventata una piacevole consuetudine, non voglio dimenticare un altro Titolo Italiano in cassaforte, sono certezze che mi servono per poter continuare a coltivare il mio sogno iridato.

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Torniamo un attimo sul mondiale 2014 per provare ora ad analizzarlo. La prima impressione è quella di uno spartito che si ripete: tu dietro all’Africa, la tua chiave di lettura, anche tecnica invece quale è ? e soprattutto,  cosa pensi del fenomeno africano? Il futuro gli appartiene ?

R: Se parliamo di discipline legate al running in montagna più estreme dubito che possano essere competitivi. Agli stessi mondiali di Casette dove c’era salita tecnica perdevano molto da me, Kiprop a parte. Su gradoni sconnessi, sentieri con appoggi precari e tratti ripidi pagano ancora lo scotto, anche su gare corte, e penso che l’allenamento e l’acquisizione di correre su certi tipi di percorsi non si inventi o non si riduca solo al motore, che per quanto li riguarda è di primissima qualità. La tendenza dei Mondiali di corsa in montagna WMRA negli anni passati iniziava ad essere quella di proporre continuamente percorsi filanti e veloci, e questo fatto inevitabilmente andava a premiarli, ma a Casette di Massa si è assistito ad un netto cambio di tendenza, con un percorso davvero spettacolare, duro e ben sviluppato. E dov’è c’è vera tecnica e difficoltà l’adattamento per questi atleti è ancora lungo. In ogni caso io ritengo la presenza della grande Africa come un bene assoluto per la crescita del movimento, perché lo avvalora, se è vero come è vero che l’ugandese campione juniores di corsa in montagna ha fatto 6° ai mondiali in posta sui 10’000 o che il campione olimpico di maratona è passato prima per il mondiale WMRA di Kamnik qualcosa vuol dire. Il Mondiale che ho appena corso sotto questo profilo è stato perfetto perché non ha snaturato la corsa in montagna ma l’ha esaltata, essa deve premiare l’atleta che sappia anche coniugare la tecnica di correre in condizioni particolari, non è pensabile di giocarsi un mondiale su una campestre dove questo tipo di atleti apre il gas e lo rivedi all’arrivo. La mia non vuole essere polemica, ma constatazione, e devo ammettere che rispetto ad anni precedenti il percorso di Casette era ideale. E poi come ho già ribadito IO non mi arrendo e proverò ancora a migliorarmi, se si correrà davvero solo in montagna poi penso che anche lo spettacolo ne guadagnerà.

Questo 2014 ti ha visto anche vivere l’inedita esperienza delle Skyrunning World Series  di Vertikal. Una nuova avventura in cui hai saputo lasciare il segno. Quali sono le tue riflessioni in merito ?

R: Anche qui mi sento di tracciare un bilancio positivo. L’accordo con lo sponsor AGISKO® prevedeva appunto l’impegno ad entrare in questa speciale classifica. Non le ho potute correre tutte perché in occasione del Vertikal in Val d’Isere ero agli Europei mentre quando si è corso nello UTAH c’erano i mondiali di Casette. Inoltre una prova deve ancora essere disputata: la Limone Extreme il prossimo 10 Ottobre, dove sarò al via. Nelle altre che ho disputato l’esperienza è stata davvero interessante ed ha confermato in gran parte quel che già mi aspettavo.

Alla Transvulcania, su un percorso corribile, mi sono sentito subito a mio agio tanto da essere riuscito a mettere dietro anche Kilian con un buon margine. A Chamonix mi ha messo dietro lui, seppur di pochissimo, ma anche in quell’occasione ho corso come sapevo e su di un tracciato che mi era congeniale. Diverse le esperienze alla 30 passi di Marone ed a Canazei. In quel caso ho pagato davvero caro una tipologia di gara per cui non sono assolutamente preparato ne verso cui posso permettermi di mirare la mia preparazione specifica. Sono delle vere arrampicate, la corsa non c’entra ed io continuo a sentirmi unicamente figlio dell’Atletica Tradizionale. Non lo dico ne per cercarmi un alibi ne per sminuire questo tipo di competizioni, che sono molto appassionanti e spettacolari, ma davvero non sono per me. A Canazei leggendo del mio 13° posto forse qualcuno ha pensato che sono saltato, bhe non è cosi, non potevo proprio fare molto di più su un terreno dove i bastoni sono imprescindibili e dove l’impostazione tecnica del gesto è quella di una gara di ski-alp non certo di atletica leggera.

Le ho provate, le ho vissute e va bene cosi, ma non sono il mio terreno. Devo poi aggiungere che tutta questa differenza nella considerazione delle due diverse discipline non mi piace per niente. Ci sono i vertikal più adatti a chi corre , con le mie caratteristiche, e ci sono quelli più confacenti ad atleti di diversa impostazione come Zemmer. Per vincere serve in ambedue sacrificio, talento, coraggio e abnegazione quindi è stupido dire che uno sia più rappresentativo dell’altro. Semmai è vero che dovrebbe essere garantito l’interscambio per vedere chi, in ambedue le tipologie, mediamente riesce ad eccellere. Da questo punto di vista mi sento a posto: io ad arrampicarmi ci sono andato…

Per chiudere, penso che sinceramente anche allenandomi in maniera specifica non credo di poter essere competitivo in quel tipo di gare, ne mi interessa molto esserlo, ribadisco: io vengo dall’atletica e dalla corsa quello è sempre stato il mio mondo, e quello rimarrà, con la speranza di poter avere la possibilità di viverlo anche professionalmente un giorno.

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al Vertikal di Chamonix – credit Fabio Menino (dal profilo Facebook dell’atleta)

 

Nella lunga diatriba per definire e catalogare le varie tipologie della corsa in natura molte volte oltre alla tecnica ed al dislivello che differenzia una Sky da un Trail e da una Corsa in Montagna, si tira in ballo anche il kilometraggio, ossia le cosi dette “Lunghe distanze”. Nella tua carriera hai già corso la Sierre-Zinal,  il Giir di Mont, il ValVaraita Trail, il FlettaTRAIL per citarne alcune. Oggi però sei soprattutto il campione ed il simbolo della corsa in montagna tradizionale, questo tipo di gare “più lunghe” possono essere il tuo futuro ?

R: Domanda che mi aspettavo, sono in molti a farmela. Rispondo che le esperienze che ho fatto sono state tutte interessanti e non rimarranno assolutamente isolate. Mi presenterò ancora al via di gare cosi, però al momento non sono la mia priorità. Io ora sento di dovermi dedicare soprattutto ad esprimermi al meglio nella mia disciplina specifica, anche per una sorta di impegno verso me stesso e verso i miei compagni di nazionale, perchè per inseguire il sogno di poter far parte dei progetti federali ed ambire ad entrare in un corpo militare è necessaria tutta la concentrazione possibile. Se esiste una possibilità anche remota di poter diventare un atleta professionista nella mia specialità non voglio assolutamente farmela scappare, darò tutto per questo.

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Prove di Trail in quota con Martin….

 

Come abbiamo visto questo settore è ormai caratterizzato da vere e proprie discipline diverse, e la sensazione è quella a volte di una certa confusione. Vista dall’atleta, cosa serve da parte degli organi federali per fare un passo avanti?

R: Io ho un sogno, che continua ad essere un sogno, ma vivissimo: Vorrei la corsa in montagna fosse uno sport olimpico. L’ho gia ribadito in passato e se anche qualcuno sorriderà io continuo a crederci. Per arrivarci però penso che le riflessioni ed il lavoro da fare ai vertici sia ancora lungo. Se guardo al Mountain Bike ed alla capacità che hanno avuto di mettersi d’accordo per il bene della disciplina, dico che la speranza va coltivata. Oggi la Mountain Bike è alle olimpiadi con una formula studiata attentamente che mi sembra premi sia la tecnica che la spettacolarità. Anche nel nostro settore va compiuto secondo me un grande lavoro di unificazione, omologazione e regolamentazione perché solo in questo modo smetteremo di perderci in polemiche assurde che hanno solo il risultato di disperdere il potenziale mediatico.

Il risalto che è stato dato ad esempio ai mondiali di quest’anno è stato troppo effimero. La Gazzetta® ed anche Tuttosport® che era addirittura media partner riportavano solo un semplice trafiletto. Ma anche eventi di Trail o UltraTrail fuori dal contesto dei social e dei siti specializzati non mi sembra buchino troppo.  Anche quella delle federazioni è delle sigle è una questione che va risolta. Guardando in casa nostra, nel senso di movimento Corsa in Montagna, dico che se vogliamo davvero fare il salto di qualità la WMRA non ha senso di esistere. Ci vuole che l’intervento ed il patrocinio di IAAF sia diretto e basta, questo farebbe tutta la differenza del mondo ne sono certo. So che ci sono svariate criticità e problematiche da risolvere ma per arrivare a questo io sarei disposto anche ad un Mondiale Biennale per esempio, se questo fosse un sacrifico necessario per ambire alla grande esposizione che la IAAF può garantire ben venga. È solo un esempio, ma spero abbia reso il senso. Io nella corsa in montagna ci credo, e nell’atletica ho sempre creduto !

INTERVISTA DI

ALEX SCOLARI – @skola14

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