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Dal mare alla montagna

27/11/11

Walter Brambilla intervista Ornella Ferrara

Se d’obbligo è la premessa, d’obbligo è pure leggere sino in fondo le righe che Walter Brambilla, il direttore della storica rivista  La Corsa, regala a corsainmontagna.it nel giorno della suo “cambio di veste”. Dall’inizio alla fine, non fosse altro che per scoprire come, partendo dal mare, in lui sia un giorno scattata anche la passione per la (corsa in) montagna…

 

La premessa è d’obbligo: in montagna non ci vado quasi mai. Sono uomo da mare. Dalle spiagge assolate, agli scogli impervi, in altre parole voglio avere davanti a me una  distesa d’acqua azzurra o verde a seconda delle stagioni o dei luoghi dove mi trovo. La montagna l’ho assaggiata da ragazzo, in vacanza con i genitori, di cui non ho un gran ricordo. Che c’azzecca con la corsa in montagna? direbbe il prode Tonino (Antonio Di Pietro), Calma adesso ci arrivo. Detto di ciò, giocoforza traducendolo in atletica vista o praticata (parola grossa da parte del sottoscritto), ma certamente avvicinata, annusata, coltivata in molte forme, compresa anche quella pseudo-agonistica-amatoriale, la montagna è distante dal mio modo di vivere, atleticamente parlando. Tante gare on the road, compreso il viaggio nuiorchese nel lontano 1980 con il Road Runners Club Milano, per la maratona (vinse Salazar, primo degli italiani Michelangelo Arena sedicesimo), dissertazioni attraverso il microfono in meeting su pista, strada e maratona, e ovvio la mia grande passione la corsa campestre, la corsa attraverso i campi, e proprio con questa disciplina che a parer mio si innesta il discorso con la corsa in montagna.

Arrivo subito a fare qualche esempio. Torniamo al 2004 a Sauze d’Oulx: mondiali, il sabato vince tra le donne la fatina Rosita Rota Gelpi, che incantava tutti (me compreso) con i suoi splendidi occhi. Decido, pertanto, d’accordo con la nuova campionessa mondiale di salire sin lassù per scattare qualche fotografia per la rivista che dirigo: La Corsa. Fin lassù, appunto, per uno che soffre di vertigini arrivare con una seggiovia al luogo deputato per la competizione è stata una vera e propria impresa.

Era la prima volta che mi trovavo al cospetto di un evento così importante montano, ma ho avuto immediatamente la sensazione di trovarmi ad assistere ad una sorta di cross estivo. C’era lo stesso feeling, lo stesso numero di persone, mai molte, ma tutte entusiaste e consapevoli di cosa si stava seguendo, in altre parole, esperti, appassionati, amici. Come d’inverno vedo nel cross, sia in Italia che nel mondo. Non mi sono perso un altro mondiale, quello allestito a Madesimo e Campodolcino nel 2009. Reduce dai fasti, per le altre nazioni di Berlino, quel giorno di settembre a 1800 metri di quota mi sono sentito benissimo con primi posti e medaglie a più non posso. Credete che sia finita, ma manco per idea sono tornato ancora in Valle di Susa, per un meeting giovanile, lo scorso anno nel mese di giugno. Anche in quel caso mi sono divertito e parecchio. Conclusione oltre alla maratona, i meeting in pista, la corsa campestre, ora tra le mie passioni sportive ci ho messo pure la corsa in montagna.

Walter Brambilla

 

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