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Corsa in montagna/skyrunning: una prima precisazione da parte della FIDAL

10/02/14

10 febbraio 2013 – La pubblicazione della nuova convenzione tra FIDAL ed Eps, non ha mancato di creare fermento, anche per quanto concerne le sue implicazioni nel mondo della corsa in montagna. In particolare un articolo apparso nei giorni scorsi sul portale skialper.it e un comunicato di questa mattina della Fisky, sono alle basi di una prima risposta da parte della Fidal che qui di seguito pubblichiamo.

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Avrei preferito affrontare il tema in modo diverso, ovvero nell’ambito di un confronto aperto durante il quale ragionare insieme sugli sviluppi della nuova convenzione tra Fidal ed EPS per quanto concerne l’ampio ambito della corsa in montagna e della corsa in natura. Rimango disponibile a farlo, per iscritto e a voce, anche in contesti scomodi e nella consapevolezza di poter andare incontro a certa impopolarità visto il tema trattato. Mi ritrovo invece a replicare al contenuto di un articolo pubblicato dal portale skialper.it che, anche pretestuosamente, interpreta in modo decisamente distorto la nuova convenzione tra Fidal ed Enti di Promozione Sportiva. A ciò si aggiunge il più recente comunicato della Fisky che sulla stessa onda rilancia a suo uso il tema.

Intanto una premessa: non si tratta qui di essere più o meno sensibili al fascino della corsa in natura, perché in questo senso mi affascina tutto ciò che è corsa e tutto ciò che è montagna, non meno di quanto affascini i più appassionati lettori di questo o altri portali impegnati sullo stesso fronte.

Si tratta invece di inquadrare la situazione, così come delineata dalla nuova convenzione, senza spostare l’attenzione su dichiarazioni peraltro stigmatizzate da gran parte del movimento della corsa in montagna, in Italia e all’estero, anche in sedi ufficiali. Un conto sono le dichiarazioni, autorevoli o meno, altro i riferimenti regolamentari che non saranno la mia come l’altrui passione, ma che non si possono interpretare in base ad interessi economici, emozioni o presunti DNA.

Intanto va detto chiaramente che ad aver scelto come punto di riferimento per la propria attività agonistica lo Csen è stato il mondo dello skyrunning, anche per questo 2014 e non certo per imposizione della Fidal. E se prima la FSA e poi la Fisky, pur con connotazioni diverse, lo hanno fatto, è chiaramente perché di un Ente di Promozione Sportiva avevano bisogno per supportare anche dal punto di vista assicurativo la propria attività agonistica. Altrimenti ne avrebbero certamente fatto a meno, specie se lo skyrunning fosse riuscito a strutturarsi come Federazione autonoma riconosciuta dal CONI. Ad oggi, questo non è. Non conosco il futuro, ma il presente dice questo, così come il passato ricorda molte dichiarazioni – più o meno le stesse di oggi – sulla base delle quali questo sarebbe dovuto accadere nell’immediato o quasi, ora attraverso il CAI ora attraverso l’UIAA o altre sigle ancora. Quando alcuni anni fa Marino Giacometti sostenne sulla rivista “La Corsa” che il riconoscimento del Coni “non era sfuggito”, nel dirlo faceva proprio riferimento al legame con lo Csen, anche se “non sfuggire” è pur sempre tutt’altra cosa rispetto ad ottenere. In Italia non esiste una Federazione degli sport outdoor o degli sport di montagna: bene o male che sia, oggi non esiste.

Nell’articolo e nel comunicato mai si pone l’accento sul fatto che lo CSEN come tutti gli altri tredici EPS abbia firmato di sua iniziativa la convenzione. Anzi, rispetto ad altri Enti, va detto che l’abbia firmata senza richiedere alcuna modifica e dunque la questione rimane decisamente interna al rapporto tra Fisky, Fsa e Csen. Se qualcosa non piace della nuova convenzione, Fisky ed Fsa facciano valere le proprie ragioni con lo Csen. Tanto più che della sostanza della convenzione, tra incontri informali e telefonate, peraltro già si era avuto modo di informare nei mesi scorsi i responsabili dello skyrunning. E non si trattava di atto dovuto, anzi, a leggerne i primi esiti, di certo di una disponibilità non apprezzata.

E se di chiarezza si vuol parlare, forse questa sarebbe davvero l’occasione propizia perché a farla fosse la Fisky, non tanto nei confronti della Fidal, ma specie nei confronti di tutti gli attori dello skyrunning: atleti, organizzatori, appassionati, aziende. Chiarendo la propria natura giuridica e il proprio legame con lo Csen: sino a ieri decantato come punto di forza, ora improvvisamente diventato qualcosa di accessorio e di potenzialmente “ibrido”, tanto per rimanere all’ultimo comunicato della Fisky. Chiarire senza rilanciare ancora una volta, spostando il tema su aspetti internazionali o nazionali a seconda della convenienza e della possibilità di ricavare ulteriori margini di preservare la situazione attuale senza sgombrare il campo dagli equivoci.

Non esiste rapporto paritario tra Fidal e Fisky, perché una è Federazione ufficiale per il CONI, l’altra per il CONI non esiste, se non al limite attraverso i suoi legami con lo CSEN. Esisterà in futuro? Non so, intanto oggi no. Trattasi, in buona sostanza, di un’azienda privata e a conduzione prevalentemente familiare anche nei suoi risvolti internazionali. E se si chiamano in causa le disposizioni generali del CONI ad esse lo skyrunning al limite potrebbe fare riferimento solo attraverso lo CSEN e non certo autonomamente.

La convenzione non utilizza il termine “skyrunning” – anche con l’evidente intento di evitare  fuorvianti dispute legali sulla registrazione dei termini… – ma è fintamente ingenuo dire che questo significhi che allora tutte queste manifestazioni non rientrino nella convenzione. So perfettamente che dopo decenni di confusione sul tema, questa affermazione possa risultare impopolare, ma qui non si tratta di definire lo skyrunning come fenomeno commerciale o come emozione, ma individuarne le basi regolamentari. E se questo rimane il punto, allora gran parte delle gare di skyrunning – e spesso anche di trail – rientrano nei parametri regolamentari della Fidal. E’ un dato di fatto che negli anni lo skyrunning abbia sconfinato nell’area della corsa in montagna e se alle origini si vuol guardare, a quelle allora davvero si guardino e non a tutto quello che è venuto dopo. E se lo skyrunning non ha mai sinora potuto ottenere il riconoscimento come Federazione autonoma da parte del CONI o del CIO il motivo è proprio questo: c’è già una Federazione ufficiale che regolamenta questa attività. Così accade in tutte le attività sportive ufficiali, non è una novità creata oggi dalla Fidal. Altrimenti qualsiasi realtà privata potrebbe tentare di denominare in modo diverso ciò che è già gestito – bene o male, non è questo il punto – da una Federazione ufficiale. Spostare lo sguardo su quanto accaduto in Russia è ulteriore modo di sviare il discorso, perché in Italia questo attualmente certo non è. E gli organizzatori italiani vogliono risposte su quanto possibile fare ora in Italia e non su quanto accade altrove o quanto potrà forse magari un giorno accadere anche qui. Perché se all’internazionale si vuol guardare allora pure si guardi alla Francia e alle Wordl Series di Chamonix, l’appuntamento clou della stagione internazionale dello skyrunning, laddove, come ammesso dagli stessi vertici dell’ISF e della Fisky, ci sarà coinvolgimento diretto della Federazione Francese di Atletica leggera.

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I nuovi regolamenti della corsa in montagna, più snelli e meno vincolanti del passato anche sulle questioni tecniche, si integrano con questa nuova convenzione, laddove tra l’altro si sancisce in modo molto più chiaro il discrimine tra attività promozionale e attività agonistica, attorno al quale negli scorsi anni ci si è spesso persi in dispute più filosofiche che di sostanza. Si fa chiaramente riferimento a montepremi in denaro, bonus, ingaggi, rimborsi spese, stabilendo che l’elargizione di questi sia prerogativa esclusiva della Federazione. Al di là della terminologia usata – skyrunning, trail, corsa in montagna o altro ancora – qualsiasi manifestazione rientri nei parametri regolamentari della Fidal, se vuole avere quel tipo di profilo commerciale deve farlo sotto l’ambito della Federazione. Senza quel tipo di profilo, una manifestazione può anche rimanere sotto l’egida di un Ente di promozione sportiva, godendo peraltro di un sistema che va nella direzione di togliere vincoli alla partecipazione reciproca alle gare, nell’interesse dei tanti appassionati cui giustamente interessa soltanto coltivare la propria passione per la natura, la montagna e la corsa. E qualsiasi tesserato Fidal, ad esempio, può ora partecipare ad una manifestazione di un EPS (e dunque anche a tutte le manifestazioni di skyrunning o trail sotto lo CSEN che rientrino nei parametri regolamentari della Fidal) senza bisogno di alcun altro tipo di tesseramento, così come un tesserato EPS può fare altrettanto nelle manifestazioni organizzate dalla Fidal.  

Ricordando anche il tutt’altro che secondario capitolo dei certificati medici d’idoneità sportiva agonistica: così come precisato da circolari ministeriali anche per termini quali “podismo” o “maratona”, non esiste un’idoneità allo skyrunning, ma all’atletica leggera e sulla base di questa – o al limite di altre discipline sportive riconosciute dal CONI -, anche tramite lo CSEN, possono gareggiare i tesserati Fsa / Fisky!

Fare chiarezza, dal mio punto di vista, è soprattutto evitare di confondere le basi su cui si regge il gioco con tutto il resto. Rimane sino in fondo la disponibilità a ragionare insieme su tutte le singole problematiche per trovare soluzioni che vadano nell’interesse del movimento, anche riferite a questo primo anno di applicazione della convenzione, anche cercando altre strade per il futuro. L’importante davvero sarebbe sgombrare il campo, una volta per tutte, da ogni interpretazione fuorviante o di comodo, che possono soltanto avere l’esito di inasprire i toni del confronto.

Paolo Germanetto

Coordinatore nazionale progetto speciale corsa in montagna – FIDAL

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