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Corsa in Montagna…Studi

29/10/11

La relazione completa

Stagione che volge al termine, occasione per riprendere, una alla volta, le risultanze del bel convegno tecnico di Zelbio dello scorso 20 agosto. Un cammino che comincia con la relazione e con gli studi di Dotti-Anselmo-Cavaggioni

Uno studio interessante, basato su di test in gran parte svolti da Fabrizio Anselmo tra Sestriere, Livigno, comasco e bresciano. Un bel dispendio di energie, che ha portato a prime risultanze significative, che negli auspici potrebbero, dovrebbero valere anche come base per studi successivi, magari tendenti ad esplorare anche quegli aspetti prettamente aerobici, qui tralasciati per questioni logistiche e di non sufficiente comparabilità scientifica.

Nel corpo dell’articolo riportiamo alcuni astratti dello studio, rimandovi poi al file allegato o alla sezione “allenamento” per l’intero testo. Buona lettura!

COMPARAZIONI E CORRELAZIONI TRA SPECIALISTI DELLA CORSA IN MONTAGNA E NON SU PROVE MASSIMALI ANAEROBICHE IN SALITA E IN DISCESA

Autori: Antonio Dotti, Fabrizio Anselmo, Luca Cavaggioni

Abstract: L’incremento e l’evoluzione delle gare di corsa in montagna, hanno stimolato l’interesse e la curiosità della Comunità scientifica a studiare e meglio comprendere gli aspetti biomeccanici e fisiologici della corsa in salita e discesa.
Questo studio, è particolarmente mirato all’applicazione dell'”intensità Massimale Anaerobica su Mezzofondisti specialisti della Corsa in Montagna e su Mezzofondisti “standard” poliedrici.
L’aspetto prettamente Aerobico, è stato volutamente tralasciato dal momento che non vi è stata la possibilità logistica di eseguire il protocollo del test nella medesima località.

Parole chiave: corsa in montagna, sprint, acido lattico, frequenza cardiaca, corsa in discesa, corsa in salita.

Materiali e Metodi

Per tale studio sono stati utilizzati il lattametro Accutrend (Roche), un fotometro a “riflettanza”per il monitoraggio del lattato ematico con l’ausilio di striscie reattive con reagenti chimici di rilevamento (BM-Lactate/Roche), il cardiofrequenzimetro Polar, S610i con possibilità di dati “inter-facciabili”-USB per la rilevazione della frequenza cardiaca, ed un “ruotino” metrico omologato dall’Albo prof.le Geometri per misurare la distanza percorsa.
Ai 21 atleti è stato chiesto di eseguire degli sprint “all-out” in salita ed in discesa al fine di osservare il comportamento e le variazioni dei parametri sopra citati.
Dal momento che si è verificata l’impossibilità di eseguire il test nella medesima località, si intende ribadire che il protocollo e lo svolgimento delle prove, è stato comunque eseguito con legittimi criteri di equità ed omogeneità, rispettando le pendenze ( circa 6-7 %) e la morfologia del terreno ( fondo connesso in asfalto).

Soggetti

Il campione oggetto di studio è riferito a 21 atleti evoluti di valore nazionale ed internazionale della Corsa in Montagna ed in altre discipline tipiche del Mezzofondo prolungato(Cross,strada,pista).
Si è voluto tener particolarmente conto dell’eclettismo degli Atleti, scegliendo specialisti poliedrici della Montagna ed altrettanto inter-disciplinari per quanto riguarda le altre caratteristiche e specialità.
Ad esempio, dei 12 maschi prescelti, solo 4 non frequentano abitualmente gare in Montagna; degli altri 8, almeno 6 ottengono prestazioni di assoluto valore anche nelle altre discipline.
Il settore femminile, invece, è poco più eterogeneo : 2 atlete sono unicamente specialiste della Montagna; 4 sono pluri-eclettiche ed ottengono allori in varie specialità e 3 frequentano abitualmente strada e pista o cross (tabella1).

UOMINI DONNE
NOME ETA’ NOME ETA’
M.D.G. 1977 C.S. 1983
M.Z. 1972 D.O. 1991
D.R. 1979 M.R. 1979
E.M. 1977 I.I. 1973
T.V. 1980 C.C. 1965
T.T. 1981 V.B. 1980
D.C. 1973 S.S. 1980
P.F. 1975 E.F. 1990
L.M. 1976 I.B. 1985
M.D.M 1986
B.D.M. 1986
A.P. 1992

Metodo

E’ stato effettuato un primo prelievo ematico lattato a riposo e registrato il valore di frequenza cardiaca basale. Successivamente è stato eseguito lo sprint massimale in salita di 12 secondi; a distanza di 1minuto e 30s sono stati rilevati i valori di picco del lattato ematico e delle pulsazione cardiache e poi si sono osservati 5 minuti di recupero da fermi “sul posto”.
Terminato il tempo di recupero è stato effettuato il secondo prelievo ematico di lattato ed annotata la frequenza cardiaca a riposo. E’ stato eseguito lo sprint massimale in discesa ed al termine di esso (dopo 1 minuto e 30s) sono stati annotati in valori di lattacidemia e di frequenza cardiaca sotto sforzo.
Per l’analisi statistica è stato utilizzato il software statistico SPSS 16.0.

Risultati

Analizzati i valori raccolti, si può notare come gli uomini – in salita – presentino dei valori basali di lattacidemia pari a di 4,6 mmol/L contro le 6,2 mmol/L in discesa; i valori pulsatori medi a riposo sono stati di 109 bpm e di 88 bpm in discesa.
Le donne, invece presentano una concentrazione ematica di lattato basale di 6,3 mmol/L contro le 6,9 mmol/L di lattato in discesa.
Per quanto concerne le frequenze cardiache, le donne in salita presentano dei valori a riposo di e 113 bpm, contro gli 89 battiti in discesa.
Le medie lattacidemiche post esercizio sono risultate le seguenti: gli uomini 7,5 mmol/L in salita vs. 7,6 mmol/L, mentre le donne 9,6 mmol/L in pendenza vs. 6,4 mmol/L in discesa (immagini 1,2,4).
Il picco medio di frequenza cardiaca ha mostrato dei valori molto simili per entrambi i sessi: gli uomini 158 bpm in salita vs. 147 bpm in discesa, mentre le donne 157 bpm in salita vs. 148 bpm in discesa.
Osservando meglio i delta di incremento di lattato e frequenza cardiaca (valore finale “meno” valore basale) si possono notare numerosi dettagli:
Come mostra la figura 1 gli uomini, in salita, presentano un valore maggiore di produzione di lattato (2,9 mmol/L) rispetto alla discesa (1,3 mmol/L); le donne, invece, presentano un tasso medio di produzione di lattato che è positivo in salita ed è maggiore rispetto agli uomini (3,4 mmol/L), mentre negativo in discesa (-0,5 mmol/L).
Analizzando scrupolosamente il delta pulsatorio, si può notare come, per entrambi i sessi, la discesa presenti un tasso di incremento maggiore rispetto che la salita (13 battiti medi in più).
Come mostrato dalle figure 3 e 5 gli uomini in salita fanno registrare 48 bpm vs. 59,6 in discesa (differenzale di 11 bpm), così come le donne 44 bmp in salita vs. 59 in discesa (differenzale di 15 bpm).
Per ciò che concerne la distanza percorsa si può osservare che entrambi i sessi in discesa coprono più metri rispetto allo scatto in salita.
Più precisamente gli uomini in discesa percorrono una distanza media di 97 metri, rispetto ai 76 metri in salita.
La medesima condizione la si riscontra anche per il sesso femminile: in discesa mediamente le donne coprono 87 metri contro i 64 metri della salita.
Analizzando le figure 6 e 7 si può osservare come, mediamente gli uomini percorrano una distanza maggiore sia in discesa che in salita rispetto al sesso femminile.
La maggior distanza maschile coperta in salita è di 81 metri contro i 106 metri della discesa, mentre per le donne, la maggiore distanza ricoperta in salita è di 69 metri rispetto ai 94 metri in discesa.
La discrepanza media di metri ricoperti fra discesa e salita – per entrambi i sessi – è di 22 metri.

Conclusioni

Si può osservare,quindi, come tutti i parametri analizzati (lattacidemia, frequenza cardiaca e distanza ricoperta) siano dislivello-dipendenti.
Per quanto riguarda la lattacidemia si possono osservare delle differenze statisticamente significative (p<0.05) fra produzione e accumulo di lattato nei maschi; gli uomini in discesa producono meno lattato rispetto alla salita, ma ne accumulano una concentrazione media relativamente simile.
Curiosamente le donne fanno registrare dei valori di tasso di incremento del lattato leggermente anomali: in discesa il delta risulta essere negativo.
Ciò potrebbe essere riconducibile al fatto che il lattato basale risulta già relativamente alto perché, per riscaldarsi, hanno effettuato anche allunghi in salita che hanno fatto aumentare la concentrazione di tali ioni in modo considerevole.
Il lattato di picco registrato dopo la discesa, in molti soggetti, è più basso rispetto al valore di riposo.
Ciò potrebbe essere sempre dovuto dal tipo di riscaldamento eseguito appena prima del prelievo.
Ci sono da considerare degli aspetti biomeccanici non trascurabili che potrebbero in parte spiegare le diversità fra i sessi : le donne in discesa, rispetto agli uomini, lavorano molto di più sulla frequenza dei passi rispetto che sull’ampiezza.
Osservando i valori di frequenza cardiaca, invece, il delta di frequenza, non ha portato a delle differenze statisticamente significative: si può notare come la discesa elevi i battiti in modo maggiore rispetto alla salita.
Inoltre, per entrambi i sessi, i battiti medi registrati in discesa sono pressoché identici, il che fa presupporre che il carico interno richiesto per sprintare in salita e in discesa sia molto simile.
Infine, analizzando i dati medi di metri percorsi, si può notare come vi siano delle differenze statisticamente significative (p<0.05): (com’è normale che sia) in salita si copre una distanza minore che in discesa perché, in quest’ultima condizione si corre a favore di gravità e ciò è valido per entrambi i sessi.

 

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