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Campionato Europeo: Pamukkale e…

09/07/12

Pamukkale e le sue rovine, ma anche il suo caldo e la sua particolarità. Pamukkale e la suggestione di uno scenario da favola, Pamukkale, però anche, e un Europeo che si dipana nel disinteresse dei più, complice l’obbligo di orari assai mattinieri, onde evitare caldo ancor più intenso di quello che già ci si ritrova.

Pamukkale e l’impressione di una gara paracadutata in contesto di rara bellezza, ma senza il minimo sforzo per far sì che manifestazione e specialità potessero essere apprezzate da chi intorno magari si chiedeva che cosa stesse accadendo: uno speaker che raccontasse cosa mai stesse succedendo, ad esempio e magari, non sarebbe forse guastato…

Pamukkale e il tracciato, che segue tendenza non più nuova di percorsi filanti e non troppo tecnici. Questa volta, almeno, riconosciamo però la filosofia a monte e la suggestione di un percorso chiamato a giocare tra gli scorci di maggiore interesse di area riconosciuta come patrimonio dall’Unesco.

Pamukkale – finalmente ci siamo – e la sesta sinfonia di Ahmet, l’Arslan che guardingo sta nella prima tornata, ma poi affonda eccome il colpo a seguire. Pamukkale e alcuni veementi ritorni lassù in cima: quello della Gran Bretagna, dominatrice  al femminile, prima tra le juniores  e poi a squadre tra le seniores. Ma anche quello, più sorprendente, della Svizzera, che fa sua la prova femminile grazie all’insperato successo di Monika Fürholz .

La vincitrice Monika Furholz (Svi)

Pamukkale e poi chiaro, le conferme: con Arslan quella di tutta la  Turchia, con i padroni di casa di gran lunga prima forza della rassegna anche a livello di medagliere. Tra le conferme, in parte, anche l’Italia, perché un oro e un argento a squadre tra i seniores danno comunque il segno di una Nazione che il suo blasone prova a far sentire, sempre e comunque, anche in giornate non delle più felici.

Pamukkale e la sfortuna, oppure Pamukkale e il virus, quello che notte insonne fa passare a qualche azzurro, ma anche ad atleti di altre Nazioni. Al mattino, prima del via, la conta dei “feriti” in casa azzurra riporta più di qualche nome, dalla Dal Magro a  Monella, da Titon a Dematteis e Chevrier: pedine importanti poi costrette ad entrare in gara, chi più chi meno, non certo nelle migliori condizioni.

Le medaglie azzurre

Pamukkale e quel podio che per la prima volta all’Italia sfugge a livello individuale, con le premesse di cui sopra e qualche piccolo rimpianto per chi vicino ci finisce. E’ il caso, soprattutto, del sempre puntuale Gabriele Abate, la cui corsa si ferma a poco più di dieci secondi dal bronzo del rumeno Ionut Zinca, dopo una prima parte di gara tutta all’attacco e poi lungo veleggiare proprio a ridosso di quel terzo posto: il suo quarto posto, in ogni caso, il miglior risultato azzurro della rassegna. E’ il caso, in fondo quello pure, di Marco De Gasperi, risalito sino alla quinta posizione dopo vigilia che, a noi almeno, non faceva certo propendere all’ottimismo. Dei due “feriti notturni”  chi più ritrova qualche forza è Xavier Chevrier, bravo per davvero a portare a casa in queste condizioni una settima posizione che alla fine vale l’oro a squadre, l’ennesimo dell’Italia tra i seniores. E se a Bernard Dematteis – legittimamente partito con ambizioni da podio se non di sfida aperta ad Arslan – certo non basta l’Oscar della sfortuna, a lui comunque plausi forti, perché la maglia azzurra si onora anche portando a compimento gara per lui probabilmente difficile come non mai.

Pamukkale e la vittoria che non ti aspetti. Senza la Strahl, infortunata e poco amante della discesa, chi mai avrebbe pronosticato successo rosso-crociato! La discesa finale premia la Furholz, bionda elvetica proveniente dal triathlon, che respinge l’assalto di russe e ceche. L’Italia ci prova con Confortola e Gaggi, con la prima a dire la sua in salita, con la seconda a reagire in discesa. Finisce, più o meno, come ai Mondiali di Tirana: un poco cambia l’ordine, ma la prima è settima, la seconda nona. Dietro, è il bel finale dell’esordiente Maura Trotti a regalare l’argento alle azzurre in mezzo a lotta serratissima: la Russia finisce terza con gli stessi punti, la Repubblica Ceca quarta con un solo punto in più delle azzurre, a completare il lotto delle quali ecco la capitana, Maria Grazia Roberti, che chiude diciottesima.

Pamukkale e gli juniores, laddove alla Turchia che domina al maschile risponde la Gran Bretagna al femminile. Entrambi i titoli a squadre ai padroni di casa, mentre Annabel Mason (Gb)  e Ahmet Ozrek (Tur) conquistano il successo individuale. Pamukkale e Cesare Maestri, ancora una volta il migliore degli azzurrini: chiude settimo a compimento di una prima parte di stagione martoriata dagli acciacchi. Vista la nottata difficile, bene tiene Michael Monella, che chiude undicesimo, mentre Fabio Bulanti si attesta attorno alla ventesima piazza e Dylan Titon finisce purtroppo tra quanti più pagano lo scotto al virus dispettoso…Azzurrini quarti, azzurrine ottave: Dal Magro, Facchin e Lhansour chiudono nell’ordine appena oltre la ventesima posizione. Il vertice della categoria è purtroppo in questo momento lontano, ma per sollevare le sorti italiche tutto il movimento è chiamato a fare quadrato e trovare insieme soluzioni: per alcune di loro vigilia travolta da altri drammatici eventi e dunque, a maggior ragione, le si attende alla prossima occasione.

Pamukkale e quei bronzi, con la Francia di Julien Rancon a mantenere il lumicino acceso: non sarà più grandeur, ma… Pamukkale e la Bulgaria, che con le juniores festeggia il suo primo podio internazionale. Pamukkale e la Romania, che festeggia invece il primo podio al maschile: un bronzo dal forte sapore italiano, per i chi come Zinca, partendo dall’orienteering, continua  e mietere successi anche nello skyrunning e nel trail. Pamukkale e la Germania, che si aggrappa al talento dell’iridato juniores di sci alpinismo Anton Palzer: quinto lo scorso anno, terzo questa volta.

Pamukkale e la partecipazione: ventuno le Nazioni al via, qualcuna in meno rispetto alle ultime edizioni. D’altro canto, in tempi di crisi, è nella natura delle cose che più si decentri l’organizzazione più si corra il rischio di qualche defezione. Evidente, in ogni caso, quanto verso Est si stia spostando il baricentro decisionale della specialità anche in campo continentale: dopo due anni di fila in Turchia, nel 2013 sarà nuovamente Bulgaria, con Borovets, a ospitare la rassegna, proprio come accadde a Sapareva Banya nel 2010. Un occhio a presidenza e membri della commissione corsa in montagna della EA per meglio capire le ragioni di una tendenza.

Pamukkale e il medagliere, quello che sarà oggetto di altro nostro pezzo su questi Europei…

Paolo Germanetto

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