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Campionati Africani: vale più il traguardo o la statistica?

03/12/11

Le classifiche complete. –

Chi sono i nuovi campioni africani di corsa in montagna? Il quarto e la settima…

Occorre leggerle bene, magari anche tra le righe, le classifiche finali dell’Obudu Mountain Race, la ricchissima manifestazione di corsa in montagna disputata qualche giorno fa in Nigeria.  Se di dominio etiope parlava a chiare lettere il traguardo, non così è per le statistiche ufficiali, che alla storia della rassegna continentale africana inviano invece i nomi dell’ugandese Geoffrey Kusuro e della nigeriana Janet Dung. Il quarto e la settima, per l’appunto…

Intendiamoci, sempre degni i vincitori, tanto più nel primo caso, laddove si parla dell’iridato di Campodolcino 2009, nonché bronzo a Kamnik 2010 e iridato juniores nel 2007. Un campionissimo, insomma, anche della corsa in montagna. Preceduto però, questa volta, da terzetto etiope che, bontà sua, scompare poi dalle classifiche della massima rassegna africana della specialità, in mancanza di iscrizione ufficiale da parte della propria federazione.

Un po’ di ordine allora, perché  il quadro è un po’ confuso. Il montepremi della gara, da sempre, fa gola ai massimi interpreti della corsa di lunga lena: si va dai 50000 dollari del vincitore – maschile sin dagli inizi, ma ora anche femminile – ai 9000 dei terzi classificati. Ecco spiegato perché, nelle ultime stagioni ancor più, nomi illustrissimi della maratona, del cross e della pista, rigorosamente africani, si siano spesso cimentati nella gara nigeriana. Peraltro su tracciato interamente asfaltato e dalle pendenze non proibitive, capace di esaltare ancor più le caratteristiche di campioni del calibro della keniana Mary Keitany. Anche se, possibile e assai probabile, che non diversa sarebbe la trama da loro scritta pur trattandosi invece di sentieri…

Su questi atleti e sui loro manager, ovviamente, poco incide in questo momento l’attrazione del titolo africano. E così pare essere anche sulle rispettive Federazioni nazionali di appartenenza, se è vero che, alla fine, la sola Nigeria organizzatrice risponde presente al femminile. Un po’ meglio al maschile, laddove ai nigeriani accade che si aggiungano Eritrea, Uganda ed Egitto; ma con la singolare situazione del Kenya, al via con un solo atleta iscritto dalla propria Federazione e…qualcuno in più, tre almeno, dai propri manager.

Sul podio maschile, allora, il quarto, il quinto e l’ottavo…Con l’argento ufficiale a premiare il keniano Ondara Mac Donald e il bronzo a “rimborsare” un poco, invece, Thomas Ayeko, ovvero lo sfortunato ugandese stramazzato al suolo a Tirana, a poche centinaia di metri dal suo personale sogno iridato.

Per il podio femminile, più arduo ancora il compito dell’ufficialità. Trattasi infatti di andare a ripescare la settima, la diciassettesima e la diciannovesima. Al traguardo, davanti alla nigeriana Janet Dung, quattro etiopi e due keniane. Mentre prima dell’argento ufficiale, Nancy Mathew, chiudono altre nove nigeriane non inserite nel team ufficiale, e una in più, a sua volta, precede Aderonke Olomudi, ovvero colei che di bronzo colorano le statistiche.

Se così fosse andata a Bursa per i Campionati Europei, sul podio ci saremmo ritrovati la rumena Frumuz, l’austriaca Reiner e la croata Belusic. Al posto di Strahl, Confortola e Krkoc…

Un po’ come se, calcisticamente parlando, Brasile e Argentina giocassero tutte le partite della Coppa America. E magari pure si ritrovassero in finale. Chi delle due vince, alla fine, poco importa. In mancanza di fax o mail ufficiale, la Coppa tanto, quella, la vince…il Cile.

 

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