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Budapest: Lalli re d’Europa

09/12/12

9 dicembre 2012 – Un oro e due bronzi, tutti per merito dei seniores uomini. A leggere per noi gli Europei di cross disputati oggi a Budapest, la penna di Walter Brambilla e l’occhio fotografico di Elio Panciera. Una coppia giornalistica d’eccezione, che di trasferte crossistiche internazionali ne ha messe insieme come forse pochi altri inviati italiani… 

Ma che freddo fa, era il ritornello di una canzone di Nadia Malanima di qualche lustro fa. Freddo che non ha di certo patito un piccolo ragazzo nato a Firenze ma trasferitosi nel Molise 25 anni fa. E’ rosso crinito, si chiama Andrea Lalli, di professione atleta delle Fiamme Gialle esperto di corsa campestre. Per chi non lo sapesse, a Lalli affibbiarono il nomignolo di “Bekelino” dopo la vittoria a S. Giorgio su Legnano nel 2006,  anche allora era un campionato continentale e Lalli vinse da juniores, ribadì la vittoria negli under 23 a Bruxelles due anni dopo. Quest’oggi a Skanzen, 30 km lontano da Budapest, tra muschi e licheni, pareva infatti di essere in Finlandia, su di un terreno  ghiacciato il ragazzo allenato da Luciano Di Pardo si è messo al collo un alloro che forse neppure lui sognava, quando al mattino aveva calzato le scarpe chiodate. Bekelino pareva una volpe inseguita inutilmente da una muta di onesti praticanti del mezzofondo europeo. Lui è di un’altra caratura, almeno nel cross. Dopo circa una decina di minuti, prima si è portato al comando, in compagnia del transalpino Chadi, poi insalutato ospite se n’è andato.

Andrea Lalli

Cinque, dieci, quattordici, venti secondi a tanto è salito il distacco. Solo nell’ultimo rettilineo quando ha indossato il vessillo tricolore il suo vantaggio è diminuito. Lalli è certamente un atleta ritrovato, i suoi tendini entrambi operati nella primavera del 2011 non gli hanno dato fastidio nel periodo trascorso a Iten in Kenia tra ottobre e novembre, dove ha messo a punto i cavalli del suo motore, che sui terreni difficili come quello magiaro, ha mostrato tutta la sua potenza. Nei cilindri benzina super a 98 ottani, per i motori spinti, come quello di Andrea Lalli, qualcuno ci ha pure ricordato la sua vittoria su di un terreno simile anche nel cross internazionale di Bruxelles di un paio d’anni fa. Lalli per chi non lo sapesse ha in animo di correre la maratona, lo ha ammesso più volte, ma forse l’impatto con l’asfalto per i suoi tendini potrebbe essere deleterio. Staremo a vedere.
Dietro a Lalli, un sorprendente Daniele Meucci che aveva partecipato a due cross prima di Budapest, non con grandi risultati. Il toscanaccio di Pisa, caduto a metà gara, ha dato un saggio della sua classe giungendo terzo con una progressione notevole, divenendo l’azzurro più medagliato dell’anno. Due medaglie nel cross di Budapest, una a squadre (terza l’Italia), una individuale e un alloro argento a Helsinki nei 10.000. Niente male. Ma come si diceva una tempo a scuola, può addirittura fare di più. L’Italia dicevamo è terza con Lalli, Meucci, De Nard, Nasti e Baldaccini, si è ritirato La Rosa.
Le altre gare –  Chi lo avrebbe mai detto che Eric Ingebritsen, norvegese, si trovasse a suo agio anche sui prati, lo avevamo visto grande protagonista negli Europei di Helsinki, primo nei 1500, poi quinto alle Olimpiadi, ma sui prati non ce lo saremmo aspettato. Eric ha azzeccato la sciolina ed è scivolato alla grande verso il traguardo tra gli under 23.
Le Donne. Bene, brava sette più per Nadia Ejjafini, settima, in una prova che l’ha vista battagliare con le avversarie più forti, per poi cedere nel finale dove una coriacea Fionnulla Britton ha rivinto a distanza di un anno, dopo una lotta a coltello con Dulce Felix.

L'irlandese Fionnoula Britton

Gli juniores. Meritano i ragazzini. Diamo loro ancora delle possibilità sono giovani al primo anno della loro categoria, in più ci aggiungiamo Yemaneberhan Crippa, chiodato, in 32ª posizione, che ha 16 anni. Il futuro potrebbe essere loro. Ovvero i gemelli Dini e i fratelli Crippa. Che volete di più.
La nuova dirigenza. A Budapest c’era Alfio Giomi, nuovo presidente Fidal, come fece lo stesso Franco Arese otto anni fa a Heringsdorf sul Mar Baltico. La fortuna è dalla sua, un esordio con un bel fondoschiena, anche se i meriti vanno a Pierino Endrizzi, Silvano Danzi e Francesco Uguagliati, ormai giubilati e con le lacrime agli occhi durante l’esecuzione dell’inno di Mameli. Comprese le mie.

Walter Brambilla

Foto: Elio Panciera

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