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Alfabeto montano: ultima parte

28/12/11

Dalla R alla Z, aggiungendoci pure un po’ di quelle lettere – metti la X, metti la…Vu doppia –  entrate di fatto nella scrittura italiana, sebbene in virtù di prestiti da lingue altre. Un gioco, un piccolo sforzo che volge allora al termine. Un riassunto alfabetico, fatto più di emozioni che non di altro e che esaustivo già sapeva di non poter essere sin dalle prime lettere.

R

R come Romania, ovvero una di quelle realtà che più forte alimentano l’evocato ed emergente “vento dell’Est”. Accanto alla stellina Ionela Denisa Dragomir, altre ne sbocciano, si chiamino ad esempio Cosmin Gabriel Caldaroiu oppure ancora Rebeca Rus. Tra i senior, là davanti, ecco la Frumuz, ecco Ionut Zinca.

R come Roberti, la Maria Grazia che questa volta di un soffio fuori rimane da Europei e Mondiali. A dire basta, la colonna della Forestale e della Nazionale, proprio non ci pensa: scommettiamo che, per rivestire l’azzurro a settembre, lassù sul Tonale, i conti li si dovranno fare anche con colei che un tempo era la maestrina di Puegnago?

R come Rungger, insieme ad Hannes, riecco Renate. Papà Albert li allena, lei torna dopo la seconda maternità. Entrambi sognano l’azzurro per la prossima stagione, Renate comincia la caccia a nuovo metallo prezioso.

R come Runner, cui magari aggiungere Team Volpiano. E rendere così omaggio al sodalizio che tra le donne veste il tricolore a staffetta: conValentina Belotti quel dì anche Valeria Straneo. Ora arriva anche Alice Gaggi.

R come Recastello, Radici e pure Group. Sempre ai vertici, la squadra del presidentissimo Merla sogna nei tricolori e al Vanoni, ma il dì di gloria vive invece a Chiavenna, tra le Marmitte dei Giganti.

R come Ruga, il Fabio cui pure piacciono i grattacieli.

S

S come Svizzera, ma non di sola Strahl può vivere Nazione che ha aperto la via. Tre donne, sole solette, agli Europei, di rosso-crociato nemmeno l’ombra ai Mondiali. Eppure, nell’antica Elvezia, là pure crescono i numeri di quanti scorrazzino tra i sentieri, né d’altro canto calano le realtà organizzative.  Lecito sarebbe chiedersi perché Nazione così importante ora snobbi l’attività istituzionale.

S come Slovenia, che l’oro mondiale torna a cogliere in campo juniores. Lea Einfalt, diciassettenne ancora, sulle tracce di Krock e Kosovelj. Nel corso della stagione, brave pure loro: bronzo continentale Lucija, sesta a Tirana Mateja.

S come Stati Uniti, S come Sulle dita di una mano, quelli che avrebbero scommesso sulla doppietta iridata a livello individuale. Tra quelli, non di certo il cerimoniere. E così, proprio l’11 di settembre quell’inno non vuol saperne di risuonare…

S come San Vito, là dove i Caprioli scorrazzano liberi e vincenti. Peccato per quella pioggia, che invano prova a rovinare il ritorno del tricolore nel bellunese. Lacrime dal cielo, ma ancor più di commozione, quelle che luccicano tra gli occhi di Giorgio Canal e Luciano De Barba: esplode il talento di Luca Cagnati, risorge quello di Monica Gaspari.

S come Sara, la Bottarelli che ai vertici assoluti si avvicina. Giovane e di talento, ancora un passo e ci siamo!

S come Serena, l’Angela che sale sul podio del nostro Grand Prix.

T

T come Turchia, la principale antagonista degli azzurri non solo in campo continentale. Un tempo azzurro e non di di più era il cielo sulle montagne, ora, su sfondo rosso, facile distinguere anche una falce di luna e una stella a cinque punte. A dirlo, i suoi giovani, il suo re, ma pure l’evidenza di un sempre maggior peso in ambito politico e organizzativo.

T come Terzo frazionista, quello cui spetta dare senso compiuto al lavoro di chi lo precede. Compito spesso difficile, talvolta impietoso. In montagna, a staffetta, lui comunque sino al traguardo, nel cuore, porta le emozioni di chi gli ha ceduto il testimone.

T come Tirana, là dove approda la corsa iridata. Ribadire il già detto? No, grazie. Punto, a capo.

T come Trento, con o senza Arco. Nel primo caso ci si ferma sulle rive del Garda e si festeggia il ritorno della staffetta tricolore. Nel secondo si saluta invece la società atletica che, sul Bondone, organizza il tricolore di Lunghe Distanze. Uno sforzo che numeri diversi avrebbe meritato.

T come Temù, ma anche come Tonale. Tracci una retta, dal basso verso l’alto, ed ecco il percorso iridato dell’anno venturo. Poi ricordi che, lì nel mezzo, c’è pure Ponte di Legno, e il disegno si fa allora più sinuoso.

T come Tiritera. Lei, d’altro canto, è la solita.

U

U come Uganda, l’Africa che sola rimane al Mondiale. L’Africa che sino alla fine o quasi parrebbe dominare, salvo poi sparire dal podio individuale, non meno che da quello per Nazioni.

U come Ussignur, insieme ad Annammobbene talvolta ci scappa pure quello.

V

V come Volare, più in alto. Talvolta, lo si vorrebbe. E come sarebbe bello.

V come Vanto, lo è per l’atletica italiana la nostra corsa in montagna. Ricordarcelo, di tanto in tanto, non è in fondo Vanagloria.

V come Vanoni, la grande classica di fine stagione. Ci perdonino i protagonisti di quest’annata, dalla Gaggi a Baldaccini, passando pure per le Orobie. Ma se l’accento ponessimo sul pubblico di Morbegno?

V come Viel, la memoria, la penna e la Voce: in montagna, lo è per eccellenza. V come Vladimir, il Lazzarini che la sua, di Voce, pure declina a salite e discese. Con passione e competenza.

V come Vaccina. Da applausi il suo quinto posto di Domodossola, il quarto alla Stellina, la bella maratona di fine stagione. Che valga la pena il riprovarci?

V come Vadi. E quel congiuntivo che, talvolta, slitta pure in salita.

V come Volpiano, ma anche come Valsugana e Velenje. E quella V che Va per la maggiore, nel cross, a fine stagione.

V come Voti. A noi stessi non li diamo, poco elegante ci parrebbe. Agli altri neppure, che di solito il compito spetta a professori o giornalisti d’alto profilo: entrambi, noi non siamo. Se proprio qualcuno dobbiam darlo, dieci a tutti. Che la fatica e l’impegno, al di là del risultato, meritano sempre il massimo dei voti.

V come Valli. Quelle Bergamasche si riconfermano leader al maschile. La Varaita, di Valle, agguanta invece il titolo a staffetta: piccoli gemelli che crescono e che vanno, ma che il segno lasciano nel giorno del congedo.

Z

Z come Zinal, quant’è lontana quando da Sierre la si cerca con lo sguardo. La regina delle corse in montagne elvetiche, la maratona di New York della montagna, così come altri l’hanno definita.

Z come Zago, il Didier che sulla scia dei migliori azzurri chiude al Mondiale.

Z come Zanaboni, il Max che stabile si piazza tra i migliori. Lui, all’anagrafe allergico e di Bormio ulteriore figlio, ulteriore salto sogna ancora.

Z come Zubani, la Silvietta che la top ten sfiora al Mondiale.

X

X come Xavier, trovatene voi un altro con questa iniziale. Lo Chevrier che il sorriso ritrova dopo il buio: bello il ritrovarlo, a lui ora tocca risalire ancora. Intanto, là nella banda di Nus, suona le percussioni. Se mai provasse con lo Xilofono, eccola qui, un’altra X…

W

W come Weldemariam. Eritreo, il suo nome è Azerya Teklay. Due argenti iridati per lui, prima a Campodolcino, poi a Kamnik. Quest’anno, lo stesso giorno dei Mondiali, preferisce correre – e vincere – nella Dolomiten Mann: proprio vero allora che la Red Bull, talvolta, metta le ali…

W come Week, ma soprattutto End. Qui alfin finisce il nostro gioco. Vicino al termine anche l’anno: che buono davvero sia il prossimo per tutti i nostri lettori. Ovviamente, non per loro solo.

 

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