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Storie mondiali: Ovronnaz 2007, il trionfo azzurro a squadre e di De Gasperi

03/09/14

A meno di due settimane dalla rassegna iridata, vi proponiamo alcuni storici pezzi di Giovanni Viel, autorevole firma della corsa in montagna, apparsi sulla rivista “La Corsa“.  Riviviamo insieme uno dei momenti più felici per la nostra Squadra azzurra, l’avventura iridata del 2007 ad Ovronnaz (Sui), nella formula salita/discesa.

 

23^ Coppa del Mondo di corsa in montagna

Ovronnaz-Saillon (Svizzera), 15 settembre 2007

 

L'arrivo di Marco nello stadio di Ovronnaz

L’arrivo di Marco nello stadio di Ovronnaz

Il “re magio” marco de gasperi è “esacampeon”

 

La corsa in montagna italiana ha ritrovato il suo “re magio” Melchiorre, quello dell’oro. A cavallo della coda di una cometa, sembrava avviato a sparire dietro il profilo dei monti della sua Valtellina, quasi condannato a ricercare quel talento che sembrava evaporato: ma nulla è più bello della resurrezione.

Le sue fibre muscolari parevano irrimediabilmente compromesse, i suoi tendini – preziosi come le corde di un violino “Stradivari” – tenuti insieme con il filo di ferro: ma in Svizzera ha suonato come Uto Hughi!

Marco De Gasperi si è fatto il regalo più bello della carriera, vincedo ad Ovronnaz-Saillon, centro turistico del Vallese, il suo quinto titolo mondiale di corsa in montagna. Anche lui è ora “pentacampeon” e, come i brasileri, ha fatto ballare il samba al mondo. Anzi, è “esacampeon”, se consideriamo anche l’acuto da juniores, a Telfes, nel 1996.

Predestinato? Forse. Ma, certamente, i conti aperti con la sorte li ha dovuti pagare fino all’ultimo centesimo: nessuno gli ha mai regalato nulla. Se non affetto, solidarietà, amicizia. Che sono valori forti e veri ma che, di sicuro, non aiutano a far girare le gambe al ritmo voluto.

2003, l’ultimo acuto mondiale in Alaska, sotto la neve, quindi, l’anno dopo, il titolo continentale a Korbielow, in Polonia.

Ed il tunnel lo ha dovuto percorrere fino in fondo, senza sconti. Quattro anni d’inferno, il morale intaccato dalla consapevolezza che il telaio non riusciva più a sostenere la potenza del motore.

Sulla sua strada ecco le mani d’oro di Santino Centi, “masseur” che la Federazione mandava al seguito della Nazionale: con lui nacque un rapporto bello, anche fuori dai campi di gara, quello tra un montanaro di Bormio ed un “romano de Roma”.

Con pazienza gli ha accarezzato i tendini, disciplinandoli, ed i muscoli. Il lavoro è stato lungo, ma vincente. Ed il povero Santino avrà sorriso da lassù, appollaiato su di una nuvola a discutere di tecnica e di tattica con Franco Scheggi ed Angelo De Biasi, con Mauro e Beppe Fogu, con il “collega” Giovanni Mostacchetti. Se la sono gustata tutta questa vittoria di quello che, per la corsa in montagna, è sicuramente il più grande di sempre; non hanno perso nessuna delle emozioni che il “Peter Pan” d’un tempo ha saputo regalare. E la vittoria è rimbalzata fino lassù, al cuore di Santino.

Poi il lavoro con Renato Gotti, per recuperare la potenza necessaria, con la determinazione di voler tornare grande, compito che è toccato solo a lui svolgere. Ed è ritornato al momento giusto, nello splendore della sua frizzante grandezza; gli antichi fratelli eritrei ci sono rimasti un po’ male. Oddio, argento e bronzo non si buttano certo via!

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Marco De Gasperi è dunque “esacampeon”, complessivamente un titolo in più dell’extraterrestre Jonathan Wyatt, suo grande amico e storico avversario, assente però ad  Ovronnaz-Saillon, che per lui ha solo parole di stima: “è il vero fuoriclasse della corsa in montagna”, ha confessato JW al Direttore agonistico della nazionale azzurra di sci di fondo, Dario D’Incal.

Edizione record, questa 23^ edizione della Coppa del mondo, la terza ospitata in terra elvetica. E, come nelle precedenti edizioni svizzere, le novità non sono mancate neanche questa volta. Nel 1987, a Lenzerheide, ci fu il primo successo americano con il biondo Jay Johnson; per rivedere gli statunitensi sul gradino più alto del podio si sono dovuti contare 20 anni e registrare il trionfo a squadre tra le donne.

Quattro anni dopo, nel 1991, a Zermatt, ecco la valanga colombiana, capitanata dal grande Jairo Correa, mentre ad Ovronnaz-Saillon si sono registrate le “prime” per Uganda ed Australia.

È dimensione ormai quasi planetaria per la corsa in montagna? Se non ancora, ci siamo molto vicini.

Tornando al trionfo di De Gasperi, la guardia forestale di Bormio si è scatenata in gara come un tornado: tre giri del percorso sempre davanti, acceleratore pigiato “a tavoletta”. Per Yohannes Tesfay e l’iridato juniores dello scorso anno, Ermias Tesfazghi si è trattato di gestire la lotta per il resto delle medaglie, facendo anche  attenzione alla coppia britannica composta dallo scozzese Joseph Symonds – rimasto ai piedi del podio dopo una volatona lunga, persa per un nulla: due soli decimi – e l’inglese Adeam Grice.

E l’esacampeon si è anche permesso lo show finale, davanti all’obiettivo di Sky, dando sfogo a tutta la gioia repressa in troppi anni di digiuno ed astinenza da vittorie, ricordando quand’era bambino e, la mattina di Pasqua, viveva il rito della festa de “i Pasquali” con i suoi coetanei di Bormio.

Con una gara tatticamente perfetta, pur non corsa su profili altimetrici a lui graditi (quest’anno il percorso era quello “misto”, salita e discesa), Marco Gaiardo ha portato a casa un sesto posto tutto in rimonta. Il finanziere bellunese – ma di passaporto sportivo lucchese – quest’anno non si è fatto mancare nulla: prima il titolo di campione europeo in Francia, quindi il dominio nel Grand Prix ed infine il titolo tricolore. Annata da incorniciare, già pensando alle erte di Crans Montana dove si assegnerà il mondiale 2008.

L’Italia strappa con i denti la vittoria per nazioni, la 22^ della sua storia: ma deve dire grazie anche al regolare Gabriele Abate ed all’incredibile Andrea Ragazzoni, talento bergamasco al suo esordio in Nazionale, bravi a stringere i denti in un finale convulso. I loro piazzamenti appena fuori dai primi dieci, sono stati determinanti, perché l’Italia chiuderà la classifica per con gli stessi punti dell’Eritrea, il cui quarto atleta piazzato finirà tre posti dietro Ragazzoni.

Molto bene, come sempre del resto, i regolarissimi Marco Rinaldi e Davide Chicco, finiti attorno alla ventesima posizione.

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Gara per coronarie forti, quella maschile. Ma, non di meno, quella delle donne dove le gerarchie assolute internazionali sono state totalmente rispettate, con la conferma della grandissima ceca Anna Pichrtova. Del brutto incidente stradale accadutole in Africa lo scorso anno rimane solo il ricordo: per fortuna, ha pienamente recuperato in tempo per ribadire la sua grandezza agonistica.

Dietro di lei l’austriaca Andrea Mayr, quindi la statunitense Laura Haefeli che, con le batterie totalmente scariche nel finale, per poco non si concedeva quale preda ambita all’azzura Elisa Desco, splendida nel dare la caccia all’americana fin sul traguardo ed alimentare un sogno da podio che poteva anche starci.

Viene, forse, da lei la notizia più bella della spedizione azzurra, perché sul campo ha dimostrato di valere i galloni della leader del futuro immediato della corsa in montagna di casa nostra. Ci ha creduto fino alla fine, e questo è segno di maturità da ricordare. Poi i successi verranno.

La vigilia non era stata delle migliori per l’“Italdonne”. Infatti, la campionessa tricolore, Vittoria Salvini, era riuscita a riprendersi solo all’ultimo momento da una fastidiosa bronchite che l’ha lasciata incerta sulla partecipazione fino alla fine. E così in gara non ha potuto fare miracoli.

Si sono, invece, difese molte bene le collaudate bresciane Maria Grazia Roberti e Monica Morstofolini i cui piazzamenti, colti con la rabbia che deriva dalla loro potenza, determinazione ed esperienza hanno permesso all’Italia di salire sul podio nella classifica per nazioni. Un terzo posto positivo, colto alle spalle di Stati Uniti e Repubblica Ceca, che vale moltissimo ed era l’obiettivo che, alla vigilia, il coach Raimondo Balicco chiedeva di centrare. Brave.

Più articolate le gare degli juniores: al femminile si è parlato australiano, mentre al maschile gli idiomi africani si sono distinti su tutti.

Le “cangurotte” hanno vuotato il piatto; e mai era riuscita loro una vendemmia così abbondante.

È stata abbastanza netta la vittoria di Lara Tamsett, al termine di un vivace duello con la turca Hulya Bastug e la sua amica Veronica Wallington. Più lontane l’americana Lieb, la neozelandese Croft e la scozzese Inglis.

Le azzurrine hanno dato anche l’anima ed hanno raccolto solo un nono posto per nazioni mentre, a livello individuale, la migliore è stata la trentina Anna Malpaga, giunta sedicesima. Più lontane Clara Faustini e Giorgia Morano.

Vanno sostenute ed incoraggiate, perché è su loro che si dovrà impostare il futuro della specialità. Del resto i numeri di partecipazione ai campionati tricolori, in questa categoria, sono stati molto modesti e, quindi, i confronti assai contenuti. La realtà giovanile sta esprimendo questo.

All’Australia, dunque, la Coppa del mondo su Stati Uniti e Turchia.

Poker africano tra i maschietti, con l’ugandese Geoffrey Kusuro, talento che in Italia già si conosce bene per essere stato secondo, dietro Matviychuk, alla “Ponte in Fiore” della scorsa primavera. È suo, dunque, il primo acuto di sempre dell’Uganda nella corsa in montagna mondiale. Ha vinto mettendo, di un nulla, alle spalle gli eritrei Semere, Tseggay e Hiyabu. Scontata, quindi, la vittoria per nazioni.

“Dopo la musica” sono arrivati tutti gli altri, ad iniziare dal turco Pak (migliore europeo) e l’atteso messicano Carera. Il loro ritardo è stato pesante.

Azzurrini bravi e coraggiosi, ma con le armi spuntate. Atteso era il campione d’Italia Alex Baldacchini che, dopo il buon settimo posto colto agli Europei nel luglio scorso, ha però chiuso sedicesimo, di non molto prima di Andrea Tabacchi, mentre più lontani si sono piazzati Richard Tiraboschi e Valerio Bendotti. Risultati che hanno permesso all’Italia di chiudere al terzo posto come nazione, dietro la Turchia e l’inarrivabile Eritrea.

Sono state gare di altissimo livello e, quindi, c’è da essere comunque soddisfatti – come in realtà lo è, Raimondo Balicco – di come sono andate le cose per l’Italia. Certo è che un’analisi più attenta deve essere condotta, a freddo, e cercare di dare il giusto valore ai verdetti di Ovronnaz-Saillon.

In campo maschile l’impresa di De Gasperi ha valore immenso, per come è nata e per come è stata colta. Uno “spot” bellissimo per la corsa in montagna. Ma il trentenne bormino, come il quasi quarantenne Gaiardo, non possono essere eterni. Dai giovani si aspettano risposte chiare su chi può essere l’erede di questi fuoriclasse, ben sapendo che elementi come Marco De Gasperi o, tempo fa, Faustino Bonzi, non nascono tutti i giorni.

Certo è che dalla corsa in montagna è venuta all’Italia la medaglia d’oro mondiale che mancava in questa stagione, dopo gli acuti d’argento di Andrew Howe ed Antonietta Di Martino e di bronzo di Alex Schwazer ad Osaka. Ad Ovronnaz-Saillon il “re magio” De Gasperi ha così ritrovato quel posto di primo piano nella corsa in montagna, lo stesso che nel presepe sempre è riservato a Baldassarre ed ai suoi amici.

CLASSIFICHE

Juniores femminile

1. Lara Tamsett (Aus), 20.48; 2. Hulya Bastug (Tur), 21.01; 3. Veronica Wallington (Aus), 21.06; 4. Anna Lieb Usa), 21.23; 5. Ruth Croft (Nzl), 21.34; 6. Mhairi Inglis (Sco), 21.36; 7. Anna Anderson (Eng), 21.45; 8. Maria Dalzot (Usa), 21.48; 9. Anita Baierl (Aut), 21.58; 10. Hannah Bateson (Eng), 22.14; 16 Anna Malaga, 22.59; 25. Clara Faustini, 23.16; 38. Giorgia Morano, 24.19.

Nazioni

1. Australia, 4 punti; 2. Stati Uniti, 12; 3. Turchia, 13; 4. Inghilterra, 17; 5. Scozia, 19; 6. Austria, 21; 7. Russia, 33; 8. Repubblica Ceca, 40; 9. Italia, 41; 10.Polonia, 45.

Juniores uomini

1. Geoffrey Kusuro (Uga), 34.27; 2. Moussie Semere (Eri), 34.32; 3. Ouqbit Tseggay (Eri), 34.34; 4.Michael Hiyabu (Tur), 35.44; 5. Hasan Pak (Tur), 35.44; 6. Juan Carlos Carera (Mex), 36.27; 7. Zer’emariam Tseggay (Eri), 36.51; 8. Matthew Bayley (Aus), 37.00; 9. Ercan Muslu (Tur), 37.11,5; 10. Manuel Stoeckert (Ger), 37.15; 16. Alex Baldaccini, 38.19; 24. Andrea Tabacchi, 38.58; 30. Richard Tiraboschi, 39.23; 35. Valerio Bendotti, 40.05.

Nazioni

1. Eritrea, 9 punti; 2. Turchia, 25; 3. Italia, 70; 4. Germania, 84; 5. Inghilterra, 86; 6.Austria, 88; 7. Svizzera, 94; 8. Repubblica Ceca, 96; 9. Slovenia, 102; 10. Polonia, 115.

Seniores donne

1. Anna Pichrtova (Cze), 39.11; 2. Andrea Mayr (Aut), 39.52; 3. Laura Haefeli (Usa), 41.19; 4. Elisa Desco, 41.25; 5. Eugenia Rodriguez Quijano (Col), 41.38; 6. Daneja Grandovec (Slo), 42.17;  7. Bernadette Meier-Brändle (Sui), 42.22; 8. Christine Lundy (Usa), 42.23; 9. Isabelle Guillot (Fra), 42.25; 10. Iva Milesova (Cze), 42.31; 11. Maria Grazia Roberti, 42.39; 14. Monica Morstofolini, 43.21; 16. Vittoria Salvini, 43.21.

Nazioni

1. Stati Uniti, 23 punti; 2. Repubblica Ceca, 24; 3. Italia, 29; 5. Inghilterra, 50; 6. Francia, 57; 6. Austria, 64; 7. Svizzera, 76; 8. Germania, 85; 9. Slovenia, 97; 10. Turchia, 110.

Seniores Uomini

1. Marco De Gasperi, 51.49; 2. Yohannes Tesfay (Eri), 52.19; 3. Ermias Tesfazghi (Eri), 53.02; 4. Joseph Symonds (Sco), 53.02; 5. Adam Grice (Eng), 53.10; 6. Marco Gaiardo, 53.31; 7. Alexis Gex-Fabry (Sui), 53.38; 8. Sébastien Epiney (Sui), 53.40; 9. Raymond Fontaine (Fra), 54.23; 10. Tewoldeberhan Kobob (Eri), 54.27; 11. Gabriele Abate, 54.31; 12. Andrea Ragazzoni, 54.39; 19. Marco Rinaldi, 55.36; 23. Davide Chicco, 56.03.

Nazioni

1. Italia, 30 punti; 2. Eritrea, 30; 3. Svizzera, 61; 4. Francia, 98; 5. Inghilterra, 103; 6. Portogallo, 137; 7. Scozia, 157; 8. Germania, 176; 9. Stati Uniti, 177; 10. Repubblica Ceca, 227.

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