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Berny Dematteis: beata incoscienza

22/09/08

Titolo tricolore, argento europeo, quarto posto iridato: la crisalide è davvero divenuta farfalla

E’ stato prima la sorpresa, poi la speranza, ben presto tramutata in certezza…ma mentre ai giorni seguivano giorni e le settimane si accumulavano il mondo della corsa in montagna italiana si è reso conto sempre di più che il ragazzo non scherzava, conquistandosi i galloni meritatamente sul campo: titolo italiano, argento europeo, 4° posto in uno dei Mondiali  più difficili di sempre. Bernard Dematteis, il campione nuovo della corsa in montagna azzurra…che effetto fa sentirselo dire?
 
Un’emozione indescrivibile ed un sogno che mi si sta materializzando davanti agli occhi giorno per giorno: il primo ad essere sorpreso di me dopo la gara del Mondiale sono proprio io, credimi !!
 
 
La stagione è stata esaltante dall’inizio alla fine, però per motivi anche diciamo “giornalistici” siamo costretti a partire per forza dal finale: Crans Montana…raccontaci la tua gara…
 
Non è una domanda facile perché le emozioni e le sensazioni di quel giorno sono davvero tantissime e difficili da raccontare a parole. La mattina della gara ero in uno stato il cui senso davvero non rendono le parole “teso” o “nervoso” , adesso posso dirlo, visto che è passato ed è andata bene, ma avevo davvero paura; poi c’è stata una persona – non ci ha voluto dire chi, ma lo immaginiamo, n.d.r. – che mi è stata vicino solo pochi minuti ma mi ha aiutato a ritrovare animo e coraggio ed a mettere da parte la tensione. La partenza però è stata subito un pugno nello stomaco con gli ugandesi ed il turco che l’hanno messa giù subito piuttosto dura, dopo i primi km però ho notato che il loro forcing si era assestato e soprattutto che mi sentivo bene e nei tratti in cui la salita lasciava spazio ad un po’ di pianura o era comunque meno ripida riuscivo ad avere un buon passo e a recuperare. Ero insieme a Marco De Gasperi e con noi c’era anche Jonathan Wyatt, saremo stati intorno al 4° km e più o meno ero in 10^ posizione, a quel punto c’è stato un tratto in leggera discesa, li ho capito di stare davvero bene. Ricordo nitidamente di aver affiancato Marco (De Gasperi n.d.r.) e di avergli sussurrato “Dai Dega che facciamo una gran gara” è stato il mio modo per lanciarmi nella bagarre, una specie di grido di battaglia ed essere li vicino a lui mi ha davvero caricato e fatto sentire al sicuro. Verso il km 6 mi sentivo ancora davvero bene e ricordo che nella seconda rampa di salita dura Wyatt mi è tornato sotto e si può dire che da li al momento in cui è partito per andare a prendersi il titolo abbiamo fatto gara insieme. Dopo quel tratto duro c’è stato un saliscendi molto tecnico, li ho dato davvero tutto, infatti in breve mi sono ricongiunto con Arslan e Toroitich. Il problema è che in quel tratto il percorso era davvero strettissimo e non se ne parlava davvero di riuscire a passarli, questo mi ha impedito di provare a prendere del vantaggio ed infatti quando è ricominciata la salita sia il turco che l’ugandese mi riprendevano subito qualche metro di vantaggio. Poi c’è stato l’anello a Montana Village, li ho compreso che mi stavo giocando un possibile podio ma altrettanto velocemente mi sono reso conto di non averne quasi più, soprattutto dove la strada saliva. Siamo arrivati a circa 1 km e mezzo dal traguardo e lì Wyatt ha preso e se né andato, Arslan secondo me in quel frangente non stava più benissimo, infatti ha provato ad andargli dietro ma ben presto si è dovuto accontentare. Io, da parte mia, ho capito che a quel punto chiudere 4° sarebbe stato davvero il massimo risultato, ma non ero per nulla sicuro di farcela e credo sinceramente che non ce l’avrei fatta se non fosse stato per la forza e l’energia che mi hanno dato i miei tifosi in quell’ultimo tratto. Mi ricordo nitidamente le piante intorno a me che ondeggiavano ed il rumore assordante ma al tempo stesso sublime che tutti i miei amici della Valle Varaita facevano per spronarmi a non mollare, là ho sentito davvero come mai mi era successo quest’anno la loro spinta e posso dire che gli ultimi 800 metri li hanno corsi loro al mio posto. Poi l’arrivo: quando ho svoltato all’ultima curva e di fronte ho visto lo striscione del traguardo mi sono sentito esattamente come se avessi vinto il mondiale, è assurdo ma anche rivedendo le immagini nel dopo gara ho riso vedendo Wyatt tagliare il traguardo ed accennare solo una piccola esultanza mentre io col mio 4° posto ho festeggiato come avessi vinto. Eppure non è retorica…per me è stata davvero una vittoria !
 
 
E lo è stata infatti!…..senti Berny, Questa è stata la tua seconda esperienza in pochi mesi con la nazionale, prima del Mondiale c’è stato l’Europeo di luglio, com’è il tuo rapporto con gli altri componenti della squadra Senior Maschile: Abate, De Gasperi e Gaiardo soprattutto…
 
Dei rapporti ottimi e incentrati sul grandissimo rispetto ed ammirazione che ho per tutti loro, indistintamente. Di natura a me piace andar d’accordo con tutti, fa parte del mio carattere e della mia personalità. Il sentimento dell’odio è il sentimento che disprezzo più di tutti e se anche subisco quelli che a prima vista mi possono sembrare dei torti io non riesco a stare arrabbiato e con ogni mezzo cerco di riallacciare i rapporti con le persone che mi stanno intorno. Questo con il rapporto che ho con loro non c’entra perché sono dei bravissimi ragazzi ma era per spiegare che penso che andare d’accordo con me sia davvero facile. Per venire alla domanda bhè, è facile: Marco De Gasperi è stato il mio mito ed io da allievo sono cresciuto sognando anche solo di poter correre una volta in tutta la mia vita al suo livello. Da lui ho imparato e cerco di imparare l’entusiasmo e la passione per questo sport. Lui è cosi, un vulcano di emozioni, e capisci subito che ama davvero quello che fa, e questa per me è stata una grande lezione. Certo vincere quello che ha vinto lui è difficile, se non impossibile, ma trovarmi oggi li a giocarmi le gare con lui va oltre i sogni che avevo da allievo. Da Marco Gaiardo invece ho imparato la serietà, non solo nell’approccio alle gare ma nel comportamento da tenere in determinati frangenti e dinanzi a determinate figure istituzionali, siano esse dirigenti o tecnici. Di Gabriele Abate ho apprezzato il grande supporto morale e tecnico che mi ha dato, soprattutto in occasione del Mondiale: il mattino della gara ho fatto riscaldamento con lui ed i consigli che mi ha dato sono stati preziosissimi.
 
E con il CT Balicco e gli altri tecnici della Nazionale come vanno le cose ?
 
Il rapporto è molto buono, certo alcune volte fatico a comprendere certe decisioni o certi atteggiamenti ma penso che non sia facile stare in quel ruolo e comunque i risultati parlano per loro e dicono che negli anni hanno fatto un grande lavoro. Con Pier Giorgio Chiampo mi trovo particolarmente in sintonia, ha una mentalità molto aperta e “progressista”, un po’ come me, e questo mi piace molto.
 
A Povo di Trento sei stato un po’ la sorpresa, a Domodossola sei stato grande e anche fortunato, agli Europei hai stupito tutti e sfiorato addirittura il bersaglio grosso, ad Adrara ti sei difeso ed a Cevo hai affondato il colpo, poi la già citata impresa del Mondiale, quale di queste gare ritieni sia stata particolarmente importante per la tua stagione, e perché….
 
È una domanda difficile perché in una stagione come questa le emozioni sono state tante e si ricordano tutte con uguale gioia. Comunque, forse un po’ a sorpresa per molti, dico DOMODOSSOLA. Certo so benissimo di essere stato anche fortunato perché senza la caduta di Marco ( De Gasperi n.d.r.) sarei stato forse solo 2°, ma per me arrivare da solo in centro a Domodossola con le braccia alzate è sata un’iniezione di fiducia incredibile, ed anche fossi arrivato 2° sarebbe stato comunque un grandissimo risultato dopo che l’anno prima, faticando all’inverosimile, nella 3^ prova degli Italiani (Madesimo 2007 n.d.r.) sono arrivato solo 8°. Domodossola è stata la spinta che mi ha permesso di fare tutto il resto, per dirne una: anche se sono stato criticato da alcuni per aver attaccato presto, agli Europei non me la sarei mai sentita di fare la gara che ho fatto senza la sicurezza che vincere a Domodossola mi ha dato. Sono orgoglisissimo del mio europeo (e anche noi Berny !! n.d.r.) perché penso di aver dato tutto me stesso e di aver fatto una gara coraggiosa, e per come è arrivato al traguardo Arslan penso che quel giorno il più forte era lui in ogni caso. Però io ci ho provato davvero e se anche alcuni hanno criticato la mia tattica di gara io la rifarei esattamente come ho fatto: attaccando , ed anche per l’argento europeo non posso non ringraziare i miei amici, compagni e tifosi della Valle Varaita perché anche in Germania mi hanno dato quella spinta in più senza la quale forse non avrei trovato la forza per fare quello che ho fatto.
 
 
Ci regali un tuo flashback personale tratto da una di queste gare ?
 
Una cosa curiosa ma che volevo raccontare soprattutto per mandare indirettamente un messaggio al diretto interessato: il giorno della prima prova degli Italiani a Domodossola, subito dopo la partenza ricordo di aver urtato inavvertitamente il braccio di un altro atleta, tra l’altro è un ragazzo che conosco di vista ma di cui al momento non ricordo il nome, corre per La Recastello mi sembra, e dovrebbe avere solo qualche anno più di me (l’identikit sembrerebbe portare a Fabio Ruga n.d.r.). Bhe comunque nello scontro fortuito gli ho fatto cadere il cronometro e quello è rotolato a terra mentre imperversava la bagarre di inizio gara. Mi sono scusato subito e per un attimo mi è balenata in testa l’idea di fermarmi a cercarlo per riportarglielo. Poi inutile dire che sono andato avanti con la gara, ma dopo il traguardo mi ero ripromesso di andarlo a cercare per offrirmi almeno di ricomprarglielo. Poi è successo che ho vinto ed è accaduto un po’ di tutto e non sono più riuscito a fare questa cosa. Comunque se legge questa intervista gli do appuntamento alla prossima gara, cosi ci sistemiamo !!!
 
Sola salita, salita e discesa, sky race e corse in montagna…cosa pensi di queste diatribe che tengono sempre banco tra gli addetti ai lavori ? tutti ti dipingono come atleta votato all’up and down ma quando c’è stato solo da scalare dietro ti hanno messo davvero in pochi: ti ritieni un atleta completo ?
 
Per le mie caratteristiche pensavo di essere adatto al misto, ma quando sono in forma mi sono reso conto di cavarmela anche in salita. Ad Adrara era solo salita ma ero in una fase di condizione calante ed infatti mi hanno staccato. A Cevo invece stavo bene e sono riuscito a staccare io De Gasperi e Gaiardo, insomma come spesso accade dipende dalle condizioni del momento. Però pur ritenendomi più adatto al saliscendi penso di essere migliorato molto anche sulla sola salita ed il mondiale è stato la sorpresa più grande per me stesso. Quanto alla seconda parte della domanda: sono innamorato della corsa in montagna che secondo me è fantastica e soprattutto è riconosciuta dalla FIDAL, cosa che per me è fondamentale visto che mi reputo un atleta che pratica atletica leggera, mentre per me le sky sono più vicine all’alpinismo. Rispetto le sky race e di certo non condanno chi le fa, ma io non mi vedo come atleta da sky: nemmeno per farle cosi per allenarmi, sinceramente, anche perché ho paura che possano in parte compromettere il mio rendimento e le mie possibilità nella corsa in montagna e nel cross che pratico nei mesi invernali. Il mio sogno, per me e per il movimento, è che si arrivi in fretta al mondiale di corsa in montagna WMRA, poi IAAF e poi all’Olimpiade! Per fare questo credo che principalmente ci voglia maggiore attenzione da parte di qualche sponsor importante, perché credo che oggi funzioni cosi, e poi che all’interno del CIO qualcuno che conta sposi la causa della corsa in montagna. Io tante volte, per spiegare ai miei amici lontani dallo sport questa cosa, uso un parallelo con il ciclismo tutto mio che mi sono disegnato in testa: mondiali di ciclismo su pista = corsa su pista, Mondiali di Ciclismo su strada = maratona, Mondiali ed Olimpiadi di Mountain Bike = corsa in montagna. Sarò ingenuo ma per me non fa una grinza e se alle olimpiadi c’è la Mountain Bike perché non ci siamo anche noi ?
 
In effetti non fa una grinza ! ma torniamo alla tua annata magica….non possiamo che chiudere questa intervista con una dedica:
 
E’ una dedica unica e grande alla mia squadra, ai miei amici e tifosi, alla Podistica Valle Varaita in particolar modo che per me avrà sempre un posto speciale nel cuore. Poco più di 12 mesi fa ho passato brutti momenti, psicologici e fisici, ed avevo addirittura smesso completamente di correre; grazie a Giulio (Peyracchia, il suo coach – n.d.r.), ad Elena (Bagnus – n.d.r.), a mio fratello Martin ed ai miei compagni ho ripreso, ne sono uscito e oggi mi diverto di nuovo….questi risultati, di questa stagione magnifica, li dedico a loro e solo a loro !
 
 

Alessandro Scolari Bernard Dematteis: argento europeo

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