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Berny Dematteis: un talento ritrovato

12/03/08

Con il gemello Martin rappresenta una delle grandi speranze della corsa in montagna italiana. Dopo momenti difficili, potrebbe essere il 2008 l’anno della sua definitiva ascesa

Un campioncino ritrovato per la corsa in montagna italiana, un grande talento capace di vestire più volte l’azzurro anche nel cross. Passa proprio attraverso i prati e le scarpette chiodate il ritorno ai massimi livelli del ventunenne Bernard Dematteis, una delle maggiori speranze cui l’atletica che corre in montagna si affida per garantirsi un futuro ai massimi livelli.

Dopo mesi difficili, trascorsi lontano non solo dai campi di gara, ma anche da quelli di allenamento, il portacolori della Valle Varaita ha scelto le prove del Trofeo Piemonte di cross per ritrovare strada facendo fiducia e condizione, e arrivare a conquistare il titolo regionale assoluto – mettendo in fila, tra gli altri, Turroni e Crepaldi – e un piazzamento a ridosso dei primi venti nei Societari di Monza dello scorso 17 febbraio.

Raggiunto telefonicamente al termine del classico allenamento serale a Manta di Saluzzo, il gemellino cuneese si racconta volentieri a corsainmontagna.it

 

Quali sono i tuoi obiettivi stagionali, dopo questo bel ritorno ai livelli che ti competono?

Nell’immediato punto sui tricolori di cross, in programma questo fine settimana a Carpi (Mo). Non nascondo di stare bene e di essermi allenato con continuità e intensità in questo ultimo periodo. L’obiettivo è un buon piazzamento a livello assoluto, cercando di centrare il podio tra le promesse: escluso Lalli, decisamente fuori portata, non sarà comunque facile, ma cercherò di giocarmela sino in fondo con i vari Gariboldi, Pedotti, Crespi e Turroni.

 

E poi? Ti vedremo di nuovo protagonista sui sentieri della corsa in montagna?

Subito dopo gli Italiani di cross staccherò un po’ la spina…insieme ad alcuni amici, con in testa il mio compagno di squadra Simone Peyracchia che ha organizzato il tutto, ci concederemo una puntatina di tre giorni a Bratislava: lì correrò anche la mezza maratona in programma proprio quel fine settimana, ma la priorità della trasferta rimane comunque soprattutto turistica…

Con aprile ricomincerà invece la preparazione vera e propria, quella orientata alla corsa in montagna. Dapprima con il raduno azzurro a Riva degli Etruschi, poi con la programmazione del mio allenatore Giulio Peyracchia, cercando di arrivare al top della forma in occasione delle prove tricolori.

E con la maglia azzurra come la mettiamo…

Vestirla ai Mondiali sarebbe la realizzazione di un sogno. A Crans Montana si correrà su percorso di sola salita, probabilmente meno adatto alle mie caratteristiche rispetto a quelli misti, ma ci voglio comunque provare. Così come per gli Europei, che si correranno invece su tracciati di salita e discesa, ma lì qualificarsi sarà ancora più difficile…

Parlaci un po’ di te, della realtà in cui vivi.

Martin ed io siamo nati il 24 maggio 1986 a Sampeyre, in Valle Varaita. Anzi, per la precisione a Rore, che di Sampeyre è una frazione a circa 900 metri di altitudine. Siamo nati nella stessa casa in cui continuiamo a vivere…Rore è un posto bellissimo, non lo cambierei con nessun altro: ha solo 150 abitanti ma è l’unico paese della Valle in cui negli ultimi anni la popolazione è rimasta stabile, se non cresciuta…

Io lavoro con papà che gestisce una cooperativa artigiana edile: in buona sostanza faccio il “bocia”, l’apprendista muratore. Il lavoro mi piace, certo conciliarlo con lo sport non è facile, ma la passione fa superare anche le difficoltà. Come quella di allenarsi, ad esempio, piuttosto tardi la sera. Di solito corriamo sui “munta e cala” di Rore, ma il martedì e il giovedì ci ritroviamo con il gruppone della Valle Varaita sul circuito di Manta, asfaltato e pianeggiante, adatto ai lavori di qualità che Giulio può così seguire direttamente.

Giulio Peyracchia: una persona importante nella tua vita, non solo circoscrivendo il discorso  all’atletica…

Più di un allenatore è quasi un secondo padre, un “amico paterno” a cui sono infinitamente grato…Con lui Martin ed io abbiamo iniziato a correre nel 1999 e con lui siamo andati incontro sia ai momenti più belli sia a quelli più difficili. Sia Martin sia io abbiamo avuto diversi problemi e se io sono riuscito a sconfiggere anche l’anoressia a Giulio devo molto. Così come ad Elena – Bagnus, ndr – che è un po’ l’anima di tutta la Podistica Valle Varaita, un’amica su cui poter contare in ogni momento.

La mia, la nostra grande fortuna è poi di avere attorno una famiglia che ci ha sempre appoggiato nel modo giusto, condividendo fino in fondo la nostra passione, ma rimanendo un po’ in disparte, senza esaltazioni di sorta, e lasciandoci sempre liberi di fare le nostre scelte…

A proposito di famiglia…Nelle tue risposte fatichi spesso a scindere il singolare dal plurale: quale è il tuo rapporto con Martin, atleticamente parlando?

Tra di noi c’è sempre stata una rivalità positiva, con una condivisione totale di gioie ed amarezze. In gara ciascuno di noi ha sempre dato il suo meglio, ma la soddisfazione piena è indubbiamente legata anche al buon risultato dell’altro. Difficile dire chi sia più forte, io penso che ci equivaliamo abbastanza, anche se purtroppo spesso non abbiamo avuto la possibilità di essere al massimo della condizione nello stesso momento. Attualmente Martin non sta vivendo un grandissimo periodo, ma è un duro e continua ad allenarsi. E sono convinto che riuscirà a risolvere i suoi problemi, tornando anche a correre forte come sa e può fare. 

E poi c’è Mikula…

Si, Mikula è l’altro fratello, quello più grande, il ciclista che va forte in salita. Per noi è un esempio, tanto dal lato sportivo quanto da quello umano: è la serietà fatta a persona. E in famiglia lo ammiriamo molto anche per il coraggio mostrato nell’esporsi in prima persona sulla questione doping. Una presa di posizione elogiata da più parti, specie sulle pagine della Gazzetta dello Sport, ma che a conti fatti gli è costata la riconferma nella squadra professionistica – la Tenax – in cui correva lo scorso anno. Ora è capitano di una squadra dilettantistica francese, satellite della Saunier Duval, che in estate dovrebbe riprenderlo tra i professionisti come stagista. Intanto, ad inizio mese, ha vinto per distacco un’importante corsa francese, con arrivo in salita…

 

 

E su Mikula Dematteis anche Marco Pastonesi, una delle firme storiche del ciclismo italiano, nei mesi scorsi, aveva speso belle parole, redigendone uno dei ritratti più intensi fra quelli che mensilmente pubblica il sito web della Gazzetta.    

Amore profondo per la sua terra, l’orgoglio di vivere in montagna, la rinascita dopo momenti difficili, la riconoscenza per chi gli ha dato una mano…C’è tutta l’essenza profonda di chi corre in montagna nelle parole di Berny Dematteis: se anche non lo conoscessimo e già non ci avesse conquistati per semplicità e simpatia, come faremmo a non sognare insieme a lui un futuro molto azzurro?

E ricco di emozioni forti da condividere presto anche con Martin…Come quella volta ai tricolori giovanili di Borgo San Dalmazzo o come quell’altra agli assoluti di Vittorio Veneto…Insieme, soli, a giocarsi la vittoria.

 

Paolo Germanetto

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