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Davide Milesi: un “grande” tra passato, presente e futuro

07/02/12

Corsa in montagna e maratona certo, ma anche cross, strada ancora, poi sci di fondo, sci alpinismo e magari pure le racchette da neve. Scrivi il cognome – Milesi -, ma mentre a fianco poi ne aggiungi il nome – Davide – ti accorgi che difficile davvero diventa trovare confini precisi alla passione atletica di uno dei più grandi di sempre della corsa in montagna italiana. Talento cristallino, talento capace di trovare spazio in ogni ambito dell’atletica azzurra, ma con la montagna sempre nel cuore. Una passione ancora viva, proprio come ai tempi dei primi passi, anche a dispetto di un fisico che ogni tanto almeno – lo scriviamo con affetto… – prova a chiedergli un pochino di pietà… Ma lui, da quell’orecchio, proprio non vuole sentirci! Una passione, un entusiasmo che pure traspare dal racconto: un vero e proprio fiume in piena. Basta una domanda per scatenare una marea di ricordi, basta un accenno per trasmettere una gran voglia di correre ancora…E allora via, per un’altra nuova stagione.

Davide, a 47 anni riesci ancora ad essere competitivo in molte gare. Quale è il segreto di una tale longevità atletica?

Nessun segreto o elisir di lunga vita…. Semmai la fortuna di avere ancora l’ entusiasmo, la costanza e la voglia di soffrire di quando ho iniziato, questo mi permette di allenarmi quotidianamente e riuscire a far bene malgrado l’età.

I tuoi esordi sono legati agli sci stretti: fondo prima, scialpinismo poi. Quando e cosa ti convinse ad abbandonare queste specialità per la corsa a piedi?

E’ vero, come atleta ho iniziato con lo sci di fondo: ricordo che da piccolino appoggiavo gli sci sopra il letto, vi salivo sopra e immaginavo di essere sulla neve. Una breve parentesi “calcistica” come portiere, poi a 19 anni sono entrato nel gruppo sportivo delle Fiamme Oro a Moena dove sono rimasto per cinque anni. In questo periodo oltre allo sci di fondo ho iniziato a praticare lo sci alpinismo, avendo come esempio un maestro, un vero campione da seguire e non solo come atleta: Luigi Weiss. Nel 1988 poi sono passato al Centro Sportivo della Forestale ad Auronzo (BL) dove in coppia con Fulvio Mazzocchi nelle gare di sci alpinismo ho raggiunto un’intesa quasi perfetta che ci ha permesso di vincere numerosi titoli italiani e tutte le più importanti gare del panorama alpinistico.

Il passaggio dallo sci alla corsa è avvenuto nel 1991 quando dopo la nascita del mio primo figlio, al termine di quella stagione, decisi di rimanere a casa per seguire di più la famiglia. Non sapevo a cosa andavo incontro ….. Balicco, allora responsabile della sez. Corsa in Montagna della Forestale, mi convinse ad entrare nella sezione, anche perché così potevo usufruire di tre giorni di distacco settimanali dal servizio come guardia forestale. Sono arrivati subito risultati importanti e nel 1992 il primo titolo individuale nel Campionato italiano.

Dalla montagna alla strada, poi, il passo è stato breve: l’ 8 novembre 1992 corsi la mia prima maratona a Cesano Boscone, allora una delle classicissime.  Mi presentai al traguardo al primo posto in 2h14’31”, che per un esordiente non era niente male! Poi il 20 giugno 1993 a Narbonne, Francia, ai “Giochi del Mediterraneo” debuttai in maglia azzurra di maratona ancora con una vittoria, quindi sempre nel ‘93, il 3 ottobre, a Bruxelles corsi i Mondiali di maratonina: venticinquesimo in 1h02’42”.  Nel ’94, finii secondo a Vienna in 2h12’44”, tempo che mi valse la convocazione per i campionati Europei a Helsinki, non disputati mio malgrado per infortunio: uno dei tanti…

Il rientro dalla microfrattura avvenne il 9 aprile del ‘95 ad Atene in Coppa del Mondo: terzo in 2h13’22” e vittoria nella Coppa del Mondo a squadre. Con questo risultato sono poi stato convocato per le “Olimpiadi di Atlanta” nell’agosto del 1996 dove terminai al cinquantesimo posto in 2h21’45” .

Nella stretta cerchia di atleti che hanno vestito la maglia azzurra in tutte le specialità dell’atletica del fondo e mezzofondo c’è anche il tuo nome…

Esatto. Nella prima metà degli anni ’90, oltre alla strada, ho ricevuto una convocazione con la nazionale di cross, allora guidata da Giorgio Rondelli: in maglia azzurra corsi così anche il Cross Internazionale della Mandria del 1993, che fece da preludio al campionato Europeo del 1994…

Sei uno dei monumenti della corsa in montagna azzurra, che ti ha visto vincere titoli nazionali e internazionali, a staffetta, individuali e a squadre. Quale rimane, in questa specialità, il tuo rammarico da atleta?

Ovviamente in quegli anni in cui riuscivo ad emergere in ambito nazionale ed internazionale, le energie e la concentrazione erano rivolte alla “strada”, per cui nella corsa in montagna, a parte sporadiche apparizioni, non ho potuto  ottenere e dare quanto avrei voluto, come un titolo individuale mondiale (chiusi due volte al secondo posto, 1988 e 1997) e altre vittorie in gare internazionali.

La maratona ti ha senza dubbio regalato le emozioni più grandi, vivendo in prima persona, con altri protagonisti, il passaggio generazionale fra i “Bordin” e i “Baldini”. Perché pensi che oggi sia così difficile trovare diversi atleti in grado di correre in 2h11’-2h12”?

A me pare che nei giovani di adesso manchi la vera spontanea passione di fondo, contraddistinta da quella “grinta” e “forte determinazione” che fa superare i momenti difficili e affrontare allenamenti decisivi con regolarità, ma che poi ti permettono di ottenere grandi risultati.

Quale è/sono gli allenamenti che ricordi con più orgoglio nella tua fantastica carriera?

Quando mi capita di rileggere sui miei diari alcuni allenamenti fatti, ogni tanto stento a credere che riuscivo a far e cose del tipo: 10km a 3’35/40” + 15km a 3’08” + 1km di defaticamento al mattino, ripetendo poi lo stesso allenamento al pomeriggio (10km a 3’35” + 15km a 3’04”+ 1km di defaticamento)… Oppure lo stesso lavoro sostituendo ai due 15km di medio due tratti di 10km corsi in 30’40” al mattino e in 30’10” al pomeriggio. Oppure ancora 15km a 3’08” – rec. 1km a 3’25” + 7km a 3’04” – rec. 1km a 3’25” + 5km in 14’48”…

Solo per fare tre esempi, ma altri e con regolarità sono gli allenamenti fatti che sicuramente non sono riuscito a concretizzare in termini di prestazioni, soprattutto a causa degli innumerevoli infortuni a cui sono andato incontro.

A quale gara è legato il tuo ricordo più bello?

Ogni gara regala emozioni particolari che lasciano ricordi diversi e dunque non sono legato ad una gara in particolare. Ma la prima vittoria, quando nessuno sapeva ancora che correvo, nella gara del mio paese a Roncobello, una non competitiva “Su per la Valsecca”,  la ricordo ancora con emozione: allora era come un Mondiale…

Quali sono secondo te i difetti e i pregi fra la Fidal degli anni ’90 e quella odierna?

L’ atletica italiana vive oggi un momento particolare, quasi fosse legata alla difficile situazione che tutta l’Italia sta passando. Riguardo poi a precise scelte per ottenere risultati importanti, sono fondamentali per ogni singolo atleta. Per porre le basi va bene qualsiasi specialità, ma poi bisogna specializzarsi. Non conosco abbastanza i vari settori della Fidal attuali che in diversi modi interagiscono per poter fare un confronto obbiettivo con quello che è stato fatto negli anni 90. Mi pare comunque che se giustamente cambiamenti e investimenti importanti sono stati fatti, forse quello sul quale ancora occorre lavorare è ricostruire quell’unità di gruppo che contraddistingueva i raduni del “permanente” che si svolgevano a Tirrenia ai miei tempi.

Un’ultima domanda: il Gs Orobie è pronto per vincere il titolo italiano a staffetta…con Davide Milesi? La mia nuova società, il G.S.Orobie, ha dimostrato quest’ anno, con i risultati ottenuti, di essere tra le migliori squadre: ha investito e sta investendo su nuovi giovani, da parte mia sarei orgoglioso di poter trasmettere loro quanto appreso in tutti questi anni di attività. Se poi ci sarà bisogno, farò il possibile per farmi trovare…..pronto.

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