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Golden Gala: salto in alto spettacolare!

06/06/14

GOLDEN GALA: BARSHIM ALTISSIMO 2,41

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Mutaz Barshim (foto Colombo/FIDAL)

di Marco Buccellato

www.fidal.it

Il 34° Golden Gala Pietro Mennea – quarta tappa della IAAF Diamond League 2014 andata in scena stasera allo Stadio Olimpico di Roma – si illumina per la spettacolare gara di salto in alto maschile vinta dal qatariano, campione del mondo indoor e bronzo olimpico, Mutaz Barshim volato a 2,41, mondiale stagionale e primato asiatico, ma l’iridato ucraino Bohdan Bondarenko si gioca la vittoria sfiorandola ai 2,43 del record europeo. Barshim, invece, oltre a stabilire il record del meeting, diventa in assoluto l’uomo che ha saltato più in alto sul suolo italiano. Primati mondiali stagionali anche per Brianna Rollins nei 100hs (12.53), Genzebe Dibaba sui 5000 (14:34.99), e Kaliese Spencer (400hs in 53.97). Triplo a Will Claye (17,14), con il bronzo olimpico Fabrizio Donato quarto (16,89) e il campione europeo indoor Daniele Greco settimo (16,84). Nei 100 vincono Justin Gatlin (9.91) e Tori Bowie (11.05), solo ottava la titolatissima Shelly-Ann Fraser-Pryce. Successi con ottime prestazioni tecniche anche per LaShawn Merritt (44.48), Mohammed Aman (1:44.24), Silas Kiplagat (3:30.33) e Barbora Spotakova (66,43). In chiave azzurra dal mezzofondo arrivano anche l’8:26.34 di Yuri Floriani nei 3000 siepi e l’1:45.99 di Giordano Benedetti negli 800.

MIGLIORI PRESTAZIONI MONDIALI 2014: UOMINI: Alto: Mutaz Essa Barshim (QAT) 2,41. DONNE – 400 ostacoli: Kaliese Spencer (JAM) 53.97. 100 ostacoli: Brianna Rollins (USA) 12.53. 5000: Genzebe Dibaba (ETH) 14:34.99.

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IL RACCONTO DELLE GARE

Alto (uomini) – La storia, o quasi, all’Olimpico. Nella gara più entusiasmante del programma (premesse e promesse sono state ampiamente mantenute), si sono sfidati oltre i 2,40 il qatariano campione mondiale indoor Mutaz Essa Barshim e il campione del mondo outdoor Bohdan Bondarenko, ucraino irriducibile e straordinario. Il dinoccolato Barshim, talento sgrezzato da tecnici sapienti dall’altra parte del mondo prima, e nella gelida Svezia poi, ha realizzato la miglior misura mai registrata sul suolo italiano, ovviamente record del Golden Gala, superando al primo tentativo i 2,41, nuovo primato asiatico e record mondiale stagionale, con luce nettissima sulla quota. Bondarenko, mai domo, ha impressionato almeno quanto Barshim, lasciando la vetrina all’avversario dopo aver superato i 2,34, per ripresentarsi in pedana all’assalto della vittoria e del possibile record europeo, a 2,43! E per tre volte tre, l’ucraino ha fatto trattenere il fiato, soprattutto nel primo e secondo tentativo, andando vicinissimo all’impresa. Nella miglior gara di salto in alto maschile mai vista in Italia, l’azzurro Marco Fassinotti ha superato i 2,24 alla seconda prova, prima di gettare la spugna sui 2,28, un risultato ottenuto pochi giorni fa a Bedford. Sotto le attese l’altro grande della specialità, il campione olimpico di Londra Ivan Ukhov, arresosi a 2,34 dopo aver valicato i 2,28. Il terzo posto è andato così allo statunitense Erik Kynard, altro indomito agonista, che ha guadagnato il podio romano con 2,31. Oltre a Ukhov, 2,28 anche per gli altri russi Silnov e Tsyplakov, e per l’ucraino Protsenko. I numeri di Barshim: col 2,41 di stasera, sale al terzo posto nella graduatoria mondiale all-time all’aperto. Si tratta del 17° salto, nella storia della specialità, sopra i 2,41, e del 46° oltre i 2,40. Il record asiatico era giù suo, e coincideva col 2,40 del meeting di Eugene dello scorso anno, l’apertura del nuovo corso di una specialità che ha confermato stasera all’Olimpico di essere l’attrazione più ghiotta dell’attuale, già brillante e avvincente, programma dell’atletica mondiale. Il neo-primatista d’Asia è felicissimo: “Il salto in alto non ha limiti in questo momento, tutto può succedere, e credo che il record mondiale sia davvero possibile. Non ho visto saltare Bondarenko, ero concentrato su di me. Ottima l’audience del pubblico, era la mia seconda volta a Roma, ho fatto il primato personale, il record nazionale, non potevo chiedere di più”.

400m ostacoli (donne) – il primo record mondiale stagionale della serata lo regala la giamaicana Kaliese Spencer, abituata a buone prestazioni all’Olimpico, che regola le avversarie presentandosi già nettamente davanti in rettilineo e chiude in 53.97, il primo “meno 54″ dell’anno. In progresso, sui limiti stagionali, anche la statunitense Georganne Moline, seconda in 54.56, e la britannica Eilidh Child, terza in 54.82. La primatista italiana Yadisleidy Pedroso ha ben tenuto fino al settimo ostacolo, poi si è spenta all’uscita dell’ulrima curva chiudendo in ottava posizione in 56.71, tempo che non le consente di progredire rispetto al doppio 56.66 di questa stagione.

5000m (donne) – la serata della rivincita di Genzebe Dibaba, sconfitta a Doha da molte delle avversarie presenti all’Olimpico. La pluriprimatista mondiale indoor ha lasciato fare un buon lavoro alle leptri, soprattutto nnel secondo e il terzo chiloemtro, su un ritmo sceso ben sotto i 3 minuti a km. a 600 metri dal traguardo si sono presentate in quattro, le migliori: Dibaba, Ayana, Kibiwott e Cherono. La Dibaba ha preso il comando a 250 dal finish sulla Ayana, staccandola rapidamente e presentandosi con ampio vantaggio in rettilineo. Il suo tempo di 14:39.99, oltre a essere il record mondiale stagionale, non è lontano dal record del Golden Gala che appartiene a sua sorella-superstar. Tirunesh (14.32.57 quasi un decennio fa). Ayana seconda in 14.37.16, Kibiwot terza in 14:40.05. Primati personali per Kisa, Haroye, Jelagat e Conley, per un 5000 di ottima qualità, come nella ricchissima tradizione del Golden Gala.

100 metri ostacoli – Tutta la potenza di Brianna Rollins all’Olimpico. L’oro di Mosca e leader mondiale stagionale con 12.58, fa meglio al Golden Gala e abbassa il limite 2014 a 12.53 (vento 0.5), superando di un solo centesimo, dopo un esito incerto fino all’ultimo metro, l’olimpionica di Pechino Dawn Harper-Nelson e l’altra statunitense, compagna di allenamento, Queen Harrison (12.61). Anche per loro c’è il miglioramento sul primato stagionale. Sfortunana Marzia Caravelli, che ha incocciato sul quinto ostacolo ed è caduta, rimediando solo qualche contusione ma una buona dose di rabbia. Giornata storta anche per la campionessa olimpica di Londra Sally Pearson, che ha rinunciato a correre dopo essersi infortunata durante il riscaldamento. Non è stata serata nemmeno per la primatista italiana Veronica Borsi, settima in 13.34.

100m A (uomini) – In epilogo di serata l’ultima corsa veloce attesa con particolare interesse dal pubblico romano. Un anno dopo il successo su Usain Bolt, lo statunitense Justin Gatlin ha confermato, se ce ne fosse bisogno, che il numero uno della stagione è lui. In attesa del ritorno di avversari di gran nome, non ce n’è per nessuno. Anche all’Olimpico ha dominato, con una accelerazione rabbiosa ma composta, e il solito gran bel vedere nel lanciato. Ancora un sub-10 (9.91 con vento 0.4), e le briciole agli avversari, tra i quali si segnala, dopo Nesta Carter (secondo in 10.02), il britannico Adam Gemili, campione mondiale junior, terzo in 10.07 e prossimo suddito di Sua maestà a candidarsi per un posto nel club dei “meno 10″. Meno brillante l’altro osservato speciale UK, il campione del mondo indoor dei 60 metri Richard Kilty, nono in 10.26.

Salto triplo (uomini) – Gli azzurri si migliorano tutti, e in maniera consistente per quanto riguarda Fabrizio Donato e Daniele Greco. Non era serata da misure indimenticabili, ma sia il bronzo di Londra che il campione d’europa indoor hanno palesato buoni progressi. Donato ha dato il meglio di sé nel secondo e terzo salto, planando a 16,89 (-0.5) e 16,85. Greco sempre in crescendo, fino al 16,84 conclusivo (-0.6). La classifica non ha premiato i due azzurri: lo statunitense Will Claye ha vinto nuovamente dopo il 17,66 di Eugene, passando in testa al quarto turno con 16,98 e consolidando la leadeship con il 17,14 del penultimo salto. L’eterno amico-rivale Christian Taylor, secondo con 17,11, ha fatto vedere nuovi miglioramenti dopo la rivoluzione del piede di stacco contrario a quello usato per vincere l’oro mondiale di Daegu e quello olimpico di Londra. Terzo, un talento formidabile con un fisico eccezionale, il 16enne campione mondiale allievi Lazaro Martinez, cubano che primo nella storia, per un under 18, ha superato i 17 metri nel salto triplo. L’ha fatto a L’Avana, ha replicato all’Olimpico cno 17,07 e poi 17,03. Il terzo azzurro Fabrizio Schembri si è collocato in undicesima posizione con 16,20.

3000 siepi (uomini) –  E’ mancato il brivido-Kemboi, ritirato, ma la gara non ha affatto deluso. Dietro il vincitore Jairus Kipchoge Birech (8:06.20), i nomi di alto lignaggio di Paul Kipsiele Koech (8:10.53) e Brimin Kiprop Kipruto (8:11.399. Alle loro spalle, ben quattro atleti al primato personale, due giovanissimi kenyani e due polacchi. Ha figurato discretamente l’azzurro Yuri Floriani, che è sceso sotto il minimo per gli Europei di Zurigo (8:26.34, tredicesimo, record stagionale a circa quattro secondi dal personale stabilito al Golden Gala di due anni fa). Con Kemboi in piena efficienza, si sarebbe potuto fare qualcosa di più sul pano cronometrico anche in funzione del passaggio al secondo chilometro (5:24.66).

400m  (uomini) – non c’è storia contro LaShawn Merritt, che in 44.48 consolida la media cronometica, già straordinaria, della prima parte di stagione. Lo statunitense ha mostrato brillantezza di azione, soprattutto nel rettilineo finale con le tossine in agguato, per di più dopo la gara da fantascienza di Eugene e lo sfiancante spalla a spalla con Kirani James. L’americano ha regolato il solito saudito Youssef Al-Masrahi (45.14) e il connazionale David Verburg (45.18), entrambi poco avanti a Makwala (45.22) e all’argento olimpico Santos (45.27). Serata inferiore alle aspettative per l’azzurro Matteo Galvan, il più lesto a reagire allo sparo, ma nono classificato e lontano dai suoi livelli migliori in 47.12.

Asta (donne) –  Vince la fortissima cubana Yarisley Silva (4,70), argento olimpico e bronzo mondiale a Mosca, abile a superare al primo assalto i 4,60 prima di assistere all’interminabile serie di tentativi di ben sei concorrenti. L’unica a riuscire nell’impresa è stata la tedesca di origin bielorusse Lisa Ryzih, arresasi a 4,70, misura invece colta al terzo tentativo dalla Silva. passati i 4,75, ha cercato senza successo i 4,80. Peccato per il mondiale stagionale mancato (4,71 della campionessa olimpica in carica Jenn Suhr). terza la tedesca Silke Spiegelburg (4,50), misura del nuovo personale per la quarta, la giovane ucraina Hanna Shelekh. Si è ben comportata Sonia Malavisi, nona classificata, che ha superato i 4,20 e i 4,30, personale stagionale eguagliato alla prima prova, prima di arrendersi sulla quota di 4,40. Per Roberta Bruni tre nulli alla misura di ingresso a 4,20, così come, un po’ a sorpresa, per la due volte iridata (indoor e outdoor) Fabiana Murer, acrobata do Brasil.

800m (uomini) – L’assenza dell’ultimo minuto di Nijel Amos ha forse tolto un po’ di sale a una gran bella gara vinta dal campione del mondo Mohammed Aman (1:44.24), che aveva perso a Eugene proprio da Amos. L’etiope ha lasciato spremere lo statunitense Duane Solomon (1:16.30 ai 600), che aveva in animo di avvicinare il record nazionale di Johnny Gray, ma si è smarrito negli ultimi 40 metri dietro l’incalzare dell’africano. Il sorpasso in rettilineo, con in scia il rinato sudanese Abubaker Kaki (1:44.57) e il polacco Lewandowski (1:44.60), hanno messo sulle gambe Solomon (1:44.90 come il kenyano Kinyor). Tra i pochi azzurri a mostrare la brillantezza richiesta nell’occasione, Giordano Benedetti non si è perso d’animo dopo un giro molto veloce del pacemaker Som (49.42) ed ha chiuso ottavo in un buon 1:45.99, migliore prestazione italiana dlell’anno.

1500m (uomini) – Gran bella gara risolta in rettilineo da Silas Kiplagat in 3:30.33 sul gibutiano Ayanleh Souleiman (3.31.19) e su Asbel Kiprop (3.31.89), che rimedia un’altra sconfitta dopo quella di Eugene di sabato scorso. Un buon ritmo con secondo giro in 56.98 e passaggio agli 800 in 1.53.17 ha sfilacciato la cordata dei milers, con i tre più forti, appunto Kiprop, Kiplagat e Souleiman, in agguato. Il gibutiano pensava di avercela fatta a metà rettilineo, ma ha dovuto subìre il prepotente ritorno di Kiplagat, che l’aveva battuto già a Doha. quarto col primato personale di 3:31.98 il tedesco naturalizzato (origini etiopi) Tesfaye Homiyu. Meno brillanti, rispetto alle recenti uscite, il campione olimpico Taoufik Makhloufi e l’etiope Aman Wote.

800 metri (donne) – L’ultima arrivata alla corte del Golden Gala, la junior cubana Sahily Diago, ha fatto penare la campionessa del mondo Eunice Sum, che ha sudato per portare a casa il successo in 1:59.49 (passaggio ai 600 in 1:29.35). Tutte lì, dietro la kenyana, con la Diago a guadagnarsi i galloni del secondo posto in 2:00.01, davanti alla fortissima statunitense Ajee’ Wilson (2:00.18). Dietro, è bagarre con cinque atlete meno di due metri. L’azzurra Marta Milani chiude in undicesima posizione (2:02.82, primato stagionale), subito dopo l’ex-campionessa mondiale Caster Semenya.

Peso (donne) – Con il successo di stasera (con 20,01) sono 48 le vittorie consecutive della dominatrice della specialità Valerie Adams (nullo-20,01-19,85-nullo-19,35-19,66), che ha illuso la tedesca Christina Schwanitz (19,60) di essere in giornata di scarsa vena solo al primo turno, dove ha esordito con uno dei suoi rari lanci nulli. La Adams ha poi preso le misure a dinamica e tempi di esecuzione, e la vittoria non è stata più in discussione. Terza la cinese Gong Lijiao con 19,17. Per la primatista italiana Chiara Rosa, decima con 17,07 (16,96-17,07-nullo), una prestazione inferiore alle precedenti uscite di inizio stagione.

100 m (donne) – Qualcosa sta girando storto nella vena di Shelly-Ann Fraser-Pryce, che non perde il sorriso ma incassa un’altra sconfitta (ottava in 11.19, non si ricorda un piazzamento del genere per lei sui 100, complici anche le condiizioni fisiche non perfette), a pochi giorni dal colpo subìto a Eugene, ultima sui 200. A infliggere un’altra botta alla sicurezza della pluriolimpionica, e a impedirle il primo successo all’Olimpico, è ancora l’americana Tori Bowie, una che si divide con il salto in lungo, e che finora aveva solo giocato con la velocità. A Eugene ha vinto un sontuoso 200 dalla prima corsia. All’Olimpico ha magistralmente chiuso la distanza breve in 11.05 (vento 0.5), un altro primato personale, lasciandosi dietro tanta nobiltà. Fraser-Pryce a parte, hanno perso anche Kerron Stewart (11.08), l’altra giamaicana Simone Facey (11.13), e con lo stesso tempo le due primatiste mondiali della 4×100 Bartoletta-Madison e Tarmoh. Colpo niente male anche per la ivoriana Ahoure (settima in 11.18), che all’olimpico godeva di buonissima fama.

200m (uomini) – Ancora una vittoria per lo specialista del momento, il panamense Alonso Edward (20.19, vento 0.9) tornato quest’anno in piena efficienza fisica dopo gli infortuni che l’hanno tormentato all’indomani dell’argento olimpico di Pechino. Ottimo partente (0.162 allo sparo), ha contenuto con destrezza il ritorno del campione europeo di Barcellona e bronzo mondiale a Daegu Christophe Lemaître (20.24). Più indietro l’americano Curtis Mitchell (20.46), salito sul podio a Mosca in agosto. Schierato in ottava corsia, Andrew Howe ha chiuso settimo in 20.81, accusando negli ultimi 50 metri un appesantimento dell’azione dopo un discreto avvio e una curva che avrebbe meritato un finale migliore.

Giavellotto (donne) – Un gran bel ritorno per la primatista del mondo e olimpionica Barbora Spotakova, al primo vero esame dopo il rientro dalla maternità. La Spotakova ha trovato una serie degna delle migliori serate cogliendo il successo largamente già al primo lancio valido (66,43, seconda prestazione mondiale stagionale). Quasi in fotocopia al terzo lancio (66,38), è sempre rimasta sopra i 64 metri e mezzo. La slovena Martina Ratej, vincitrice a sorpresa a Doha, ha retto il confronto con 63,12 finendo ancora davanti all’australiana Kim Mickle (63,05). Undicesima Sara Jemai (53,20).

Salto triplo (Donne) –  Vince la campionessa del mondo di Mosca 2013, la colombiana Caterine Ibargüen, in testa dal secondo turno con 14,48 (vento nullo) e poi rimasta a guardare da bordo pedana. Solo all’ultimo salto la russa campionessa mondiale indoor Yekaterina Koneva si è avvicinata al possibile successo con 14,42, lasciando al terzo posto la cubana Mabel Gay (14,38). Giornata non esaltante per la plurimedagliata mondiale e olimpica, l’ucraina Olha Saladuha, quarta con 14,24. Le azzurre Simona La Mantia (13,44) e Darya Derkach (13,15) chiudono la classifica in decima e undicesima posizione. Di seguito, la serie delle italiane. La Mantia: 13,44 (0.9) – 13,10 (-1,8) – 13,37 (0.5); Derkach: 12,55 (-1.1) – nullo – 13,15 (0.6).

Disco (uomini) – Nella gara di lanci che ha segnato l’avvio al Golden Gala Pietro Mennea 2014, valida per la Diamond League, si è imposto il campione olimpico e mondiale Robert Harting, che ha preso la testa della gara al secondo turno con 66,64. Dopo due lanci-fotocopia (66,61 e 66,21) il campione tedesco si è migliorato al quinto turno con 68,36, migliorando di 8 cm il personale stagionale. Per Harting il bilancio degli scontri diretti con il polacco Piotr Malachowski (oggi secondo con 65,86), sale così di una unità (44 a 17). Terzo è il giovane russo Viktor Butenko grazie all’iniziale 64,87. Solo sesto l’ex-olimpionico Gerd Kanter (63,38). L’azzurro Hannes Kirchler non ha trovato un risultato degno del brillante inizio di stagione (63,33), classificandosi al nono posto con il lancio di apertura (59,51), seguito da un 59,15 e da un nullo.

100m B (uomini) – Vince il giamaicano Jason Livermore i 10.13 (0.4), di un centesimo su Antoine Adams (10.149, isolano di St.Kitts come Kim Collins (quarto nella serie dei migliori in 10.15). Si vede anche un erede di Obadele Thompson, lo sprinter di Barbados Ramon Gittens (10.22, terzo). Italiani impalbabili: 10.55 per Massimiliano Ferraro, 10.64 per Fabio Cerutti, 10.70 per Enrico Demonte, rispettivamente sesto, settimo e ottavo.

100m B (donne) – Vince la sprinter più esperta del lotto, la giamaicana Aleen Bailey in 11.28 (vento -0.3), dopo la squalifica per falsa partenza della forte statunitense Octavious Freeman. La Bailey ha preceduto le altre due sprinters USA Joanna Atkins (11.30) e Barbara Pierre (11.31). Sesta con 11.53 Audrey Alloh, a 11 centesimi dal primato personale. Ha invece chiuso al passo dopo 40 metri l’altra azzurra Gloria Hooper, che ha chiuso per onor di firma in 15.07.

 

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