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Allenamento: e se la tecnica di corsa facesse male?

15/12/11

di E. Manzi

Vorrei lanciare questa consapevole provocazione per cercare di stimolare una discussione ed il confronto su un argomento così delicato.

Il caso ha voluto che durante la lettura del bellissimo libro di Marco Franzelli: Emil Zatopek “la locomotiva umana” mi sia imbattuto in un passaggio che mi ha fatto riflettere:    

“Era diventato inconfondibile, Emil; lo si riconosceva in mezzo a mille per il suo originalissimo stile, contrario ad ogni canone dinamico ed estetico. Uno stile certamente efficace ma che faceva inorridire i puristi. A partire dalla mimica del volto. Era nata così quella smorfia impressionante che deformava il viso di Emil nella foga della corsa. Una contrazione dei muscoli facciali da far spavento: i lineamenti alterati, le labbra irrigidite, gli occhi incavati, il collo sempre piegato da un lato e la testa dondolante”.

Ugualmente unico e inimitabile era il movimento delle braccia e delle gambe, descritto così dallo scrittore francese Jean Echenoz nel suo libro Correre: “Zatopek pare che corra senza preoccuparsi delle braccia, la cui spinta convulsa parte troppo in alto, e che descrivono bizzarre traiettorie, a volte sollevate o gettate indietro, ciondoloni o abbandonate in una assurda gesticolazione, e pure le spalle oscillano, pure i gomiti sono esageratamente sollevati come se portasse un peso eccessivo. In corsa dà l’idea di un pugile che combatte contro la sua ombra, sicchè tutto il corpo sembra un meccanismo scassato, sofferente, a parte l’armonia delle gambe che mordono e divorano la pista voracemente. Insomma fa tutto diverso dagli altri, che a volte pensano che faccia cose senza senso”.

Pensando a ciò che Zatopek è stato capace di vincere e i risultati cronometrici raggiunti, sembra impossibile con quella corsa così dispendiosa. Ci sono però altri esempi che potrebbero insinuare qualche dubbio. Prendiamo la britannica Paula Radcliffe, la cui testa ciondolante è ormai conosciuta da tutti. E nonostante questa imperfezione, Paula è stata capace di correre una maratona in 2h15’25”, di gran lunga la donna più veloce di sempre  (pur con l’ausilio di lepri maschili ndr) .

E se la Radcliffe e Zatopek avessero eliminato i propri “difetti” sarebbero stati ancor più forti?

Leggendo un articolo apparso nella sezione sportiva del New York Times e dal titolo: “Gli esercizi di tecnica di corsa possono essere pericolosi, fonte di infortuni” ho avuto l’input finale che mi ha indotto a scrivere queste righe. Nell’articolo si dice: ricercatori indipendenti, non finanziati da aziende del settore o da chi stila programmi di allenamento a pagamento, sostengono che la maggior parte dei consigli forniti a chi si avvicina al mondo della corsa siano inutili se non addirittura dannosi. In sintesi, diversi studi hanno dimostrato che gli individui corrono automaticamente e naturalmente nel modo più efficiente per il proprio corpo. Coloro che vogliono modificare questo equilibrio sono meno efficienti e più soggetti ad infortuni. Carl Foster (docente di medicina sportiva all’ Università La Crosse del Wisconsin) sostiene che “il corpo è squisitamente pigro e troverà sicuramente il modo più efficace per lui per correre spendendo il meno possibile”. Il Dr Steef Bredweh della facoltà olandese di medicina Gronigen e il suo collega Dr Ida Buist hanno condotto studi rigorosi e ricerche su numerosi corridori, chiedendosi quale fosse il miglior modo per iniziare l’attività e come prevenire gli infortuni. Quando gli si chiede di teorizzare quale sia la tecnica di corsa ideale, emersa da queste ricerche; il Dr. Bredeweg risponde così: “ non siamo in grado di dare una risposta”.  A conferma di queste incertezze, è stato analizzato come l’appoggio di tallone dia minori problemi a livello di articolazione del ginocchio ma un maggiore impatto e quindi probabilità di infortuni alla caviglia e tendine d’achille. “Diciamo alla gente che non sappiamo quale sia la migliore tecnica da adottare, consigliamo di assecondare quella che il corpo tende ad assumere”. Dello stesso avviso è John Ragling professore di kinesiologia all’Università dell’Indiana. “ C’è gran confusione in materia, le persone seguono le tendenze e le mode del momento. Un singolo esercizio che si pensa possa portare ad adottare la corsa ideale viene spesso “venduto” come indispensabile e risolutivo. Tutto ciò perché le persone vogliono raggiungere i loro obiettivi nel minore tempo possibile e senza troppi sacrifici. Ma la realtà è totalmente differente. Nella corsa non si inventa niente.”

In conclusione credo che sia doveroso ricordare che tutto quanto detto si riferisce ad una persona già adulta, con un fisico completamente formato, e che pratica attività di fondo. Per un velocista invece, anche il minimo dettaglio che lo portasse a guadagnare un solo centesimo potrebbe essere importante. A mio parere, credo che esercizi mirati siano indispensabili a livello giovanile per cercare di ottimizzare la corsa. Un ragazzino è come una spugna, apprende in fretta ed ha notevoli capacità di adattamento ai nuovi stimoli. L’importante è riuscire sempre a non annoiare troppo con questo tipo di esercitazioni; meglio poco ma sempre!

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