Puntata 1 del 2019 di Hooligan Runner dedicata in toto a Cesaretto: classe cristallina, fisico uscito dalle geometrie di Prassitele, e quell’entusiasmo di tornare a parlare solo di corsa, una boccata d’ossigeno nel mare magnum di ca**ate che lo showbiz outdoor continua a propinare.

 

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Finalmente presente alla @cinquemulini.official! 🔝 Memore del fatto che su Rai sport vedevo sempre i primi atleti titubanti all’interno dei mulini, ho pensato bene di entrarci davanti per essere in grado di scegliere la traiettoria migliore… ↩️🚄💨 Ovviamente scelta discutibile considerando che in tutto ciò sono pure andato a sbattere contro il muro in curva.❕😁 In compenso all’arrivo ci sono arrivato comunque 🏁, divertirmi mi sono divertito 🤹, il thè caldo l’ho bevuto ☕ e questo è ciò che conta in fondo!✌️ 87^ Cinque Mulini – 9° assoluto #Mizuno #Atleticavallibergamasche #Trentino #Madonnadicampiglio #Folacima #Crosscountry #Running #Snow

Un post condiviso da Cesare Maestri (@cecemaestri) in data:

Mentre lo ammiravo danzare letteralmente sui prati innevati di San Vittore Olona all’ultima 5 Mulini ho compreso la grande unicità di questo talento, cosi puro eppure in parte ancora cosi grezzo dal farmi sognare orizzonti impensabili….

“it’s all about running”, è solo questione di corsa. Nessun fronzolo e poche mistificazioni ad uso social, se non qualche genuina uscita da montanaro mentre posta scene dei suoi improbabili party con il Condor Filosi, altro membro della “crew delle Valli del Chiese”.

 

Vender, Maestri e Filosi: Rosso Agricolo, Ripetute e Reste… quei bravi ragazzi delle Valli del Chiese….

 

Il Tasso di Bolbeno, cosi soprannominato per il suo mood eternamente rilassato e simil dormiente, sta mettendo insieme una stagione invernale entusiasmante, un condensato di prestazioni e risultati che hanno a volte del clamoroso ed altre che lasciano di sale per la sicurezza, la classe e la disarmante semplicità con cui vengono conseguiti.

Avevamo lasciato “cucciolo” (altro nickname in uso) alle prese con un fine estate in chiaro scuro, dopo l’argento europeo della montagna ed il botto al FlettaTRAIL il ricciolo aveva bucato in maniera fragorosa il trial per il mondiale andorrano con una Stellina davvero sotto tono (lontano dal podio a Susa, in una giornata obiettivamente difficile da interpretare).

Poi l’oblio o quasi, il nulla per uno che il movimento del mountain running italiano e non solo chiede di poter erigere a punto di riferimento.

E forse la particolarità del personaggio sta proprio qui.

 

FlettaTRAIL 2018… one king

 

 

Che Cesare sia un campione sui sentieri non rappresenta argomento di discussione: campione d’Italia lunghe distanze, campione d’Italia a staffetta con la sua società, il dream team AVB (Atletica Valli Bergamasche Leffe), caps azzurri e medaglie tanto ai mondiali (per ora di squadra) quanto agli europei (anche il già citato argento individuale di Skopje) però…..

Sì, in effetti c’è quel però che a mio modo di vedere lo differenzia da altri “big” del nostro movimento: Cesare è ancora in bilico tra lo status di mountain runner e quello di runner in senso più universale, lo dicono le scelte, è vero, ma anche questa clamorosa serie di risultati…. e allora ?

Cesare ha snobbato la world cup 2018 di Mountain Running, Cesare non si è mai gettato nella mischia di una classicissima internazionale (eccezion fatta per la vittoria da Under23 della snowdon, ma tutti sappiamo che è un altro tipo di discorso), Cesare mai nemmeno ha pensato ad imbarcarsi in avventure che prevedessero distanze oltre i 40 o tecnicità da skyrunning.

I suoi “colleghi” di nazionale, da Puppi ai Gemelli, da Cagnati a Rambaldini, per non chiamare in causa precursori alla De Gasperi o Manzi, hanno chiaramente sposato la loro immagine e la loro carriera alla montagna, Cesare mi pare ancora di no, rimanendo fortemente ancorato al proprio background.

La vittoria del mondiale di Ciaspole, con il repeat alla “Ciaspolada” davanti a Joe Gray passi, rappresenta quasi un diversivo, ma la prorompente azione messa in mostra prima al cross della Vallagarina e poi alla 5Mulini, aggiungono ben altro a questa tesi.

 

 

Bis mondiale alla Ciaspolada (credit org. Ciaspolada)

 

Su due palcoscenici del genere non ti inventi, non puoi fare appello alla giornata di grazia, o sei forte o sei forte. Robocop l’ha messa giù dura, tracciando un solco anche nella forma mentis che nell’ambiente dell’off-road si fa sempre più largo: quella dello specialista o dell’appartenente ad un branco fatto di codici e credo atletici ancora poco definiti e definibili.

Quasi da “restauratore degli antichi dogmi” Cesaretto torna a rinverdire i fasti che erano (sono) propri di quel talento cristallino che risponde al nome di Xavi Chevrier e che i nostri top runner stanno pericolosamente smarrendo, talvolta non capiti da una community sempre più alla ricerca di fatue emozioni da social, talvolta messi a repentaglio da una evoluzione tecnica sempre più votata alla quantità a discapito della qualità.

Piedi fatati, tecnica ed impostazione da nobile della corsa: Strada, Cross, Montagna racchiuse dal solo denominatore di correre forte, il Cesare Maestri che l’inverno di restituisce è questo, lo prendiamo con tutto il packaging, sognando di andare a vincere correndo, non arrancando.

 

Robocop in azione contro Salami al cross della Vallagarina (credit. Atl-Eticamente)