Polvere di stelle e Tricolore da amare

l’imminente mondiale di Andorra giunge con la pressione cardiaca del movimento ai minimi storici, ma cosi la sfida potrebbe esaltarci come non mai, perché una volta tanto dobbiamo rincorrere.

Lettura doppia del momento pre-mundial

JEKYLL – THE BAD

Complici assenze di vario genere ma soprattutto carenza di motivazioni l’Italia rischia il tonfo colossale. Nel frattempo tutto intorno è calma piatta mista a rassegnazione, con gli attesi avvenimenti epocali ancora troppo lontani il sistema è esausto, e non è solo un peccato, ma un delitto perpetrato dalla politica sportiva.

Abbiamo le ore contate, o forse no… il mondiale di corsa fin montagna andrà in scena a Canillo, località sciistica del Principato di Andorra, che il 16 settembre accoglierà le nazionali per celebrare la 34^ edizione della rassegna iridata.

La squadra azzurra, che da questa disciplina ha negli anni attinto medaglie e gloria, ci arriva decisamente sotto tono con la squadra femminile completamente inventata e quella maschile che passa le giornate allo specchio a chiedersi dove sia finito il sacro fuoco.

E’ cronaca,  dopo l’annuncio delle maternità di Gaggi e Bottarelli e le tegola dell’infortunio a Belotti (metatarso kaputt e carriera forse al capolinea per la più medagliata delle nostre atlete) la stagione è stata un lungo rincorrere i nomi o le speranze di riuscire a schierare un quartetto competitivo, venendo smentiti a ripetizione ora dalle opache prestazioni delle atlete chiamate ad ergersi al ruolo di protagoniste, ora incassando il disinteresse (comprensibile per molto versi) all’azzurro di chi nel frattempo ha vinto il titolo italiano e dominato la scena anche nelle classiche estive di maggior rilievo… MEDITIAMO.

Elisa Desco non sarà a Canillo con la nazionale. Francamente una sconfitta per tutti (ph. Gulberti)

Non va meglio di là, nel reparto virgulti, l’alibi delle assenze a data da destinarsi di Xavi Chevrier e di Alex Baldaccini non è più sufficiente ad estendere la coperta corta di due gemelli Dematteis che paiono esausti, privi di mordente e motivazioni chiare, un Maestri che si è già chiamato fuori forse poco convinto che la montagna sia realmente il proprio habitat ed un Puppi che, bontà sua, non può contemporaneamente predicare e portare anche la croce, unico del gruppo della nazionale capace di andare a farsi vedere continuativamente sul grande palcoscenico internazionale.

Sembra assurdo, sembra disfattismo, visto che solo due mesi fa mettevamo 3 azzurri 3 sul podio assoluto dei campionati d’Europa, ma l’Europa oggi al mountain running va stretta ed è su scala mondiale che si gioca la partita, la dove americani ed africa non ci lasceranno scampo, come già accaduto a Premana peraltro.

Chevrier a Premana 2017… sembra una vita fa, dove sei Fenicottero ??? (Ph. Courthoud)

Poi c’è il resto, e fa ancora più paura, c’è il dover certificare che le “magagne” ed i mal di pancia solo sussurrati e sopiti alla bene e meglio oggi si fanno sempre più acuti, un brontolio che nemmeno il resp. tecnico del settore ha recentemente saputo e potuto nascondere in occasione di un’intervista letta su un quotidiano sportivo di tiratura nazionale, in cui non le ha mandate certo a dire ed ha solo fatto notare come il sistema dei gruppi sportivi dei corpi militari, unica speranza in Italia di fare atletica ad alto livello, stia tradendo un settore che ha garantito e garantirebbe ancora vittorie, visibilità e soprattutto creazione di atleti veri. Attenzione però: il collasso di questo sistema non è imputabile a scelte miopi dei corpi stessi ma piuttosto al fallimento della politica sportiva laddove oggi nel ginepraio di calendari simili a babilonia nascano ed operino federazioni o supposte tali, che in nome di convenzioni con l’unico organo deputato ad occuparsi di atletica aggiungono confusione alla confusione.

Il risultato dal mio punto di vista è abbastanza evidente e sotto gli occhi di tutti, lo leggo nella demotivazione che oggi attanaglia i capitani azzurri della montagna, che più che carenza di stimoli forse è vera e propria incertezza sul futuro di un sistema che poggia sempre più unicamente sulle energie degli organizzatori, sospinti talora dalla passione, talora dalla necessità di mantenere viva una tradizione che ha smesso di sorreggersi sulle logiche che ne avevano favorito la nascita.

La stagione che si chiuderà ad Andorra doveva fornire delle risposte, ha alimentato dubbi ed accelerato la discesa agli inferi ????

Non è detto ne garantito, a questo punto, che la “terra promessa” del 2021 (primo mondiale congiunto sotto egida IAAF) sia sufficiente per rianimarsi come meriteremmo e come Hyde ci spiegherà…

HYDE – THE GOOD

Raccontarsi dell’altro, solo per il gusto di trovare il pelo nell’uovo o di tafazziarsi è insensato, attenersi ai fatti deve essere l’unico imprinting di un ambiente e di una nazionale che può e deve essere orgogliosa e sicura dei propri mezzi. Sarà dura a Canillo, ma nessuno ha mai pensato il contrario.  La IAAF ha finalmente ufficializzato l’avvio delle grandi manovre e le starting list dell’imminente mondiale certificano un altissimo livello, ecco allora che anche un risultato positivo (in quanto solido) pur con poche o nessuna medaglia deve essere visto come un punto di partenza, come un modo per dire che nel new-deal del Mountain&Trail noi ci saremo, coi nostri campioni.

  • Vincere il titolo Italiano a Staffetta: fatto
  • Vincere il titolo italiano per Società: fatto
  • Vincere il titolo italiano assoluto individuale: fatto
  • Fare la medaglia agli europei: fatto, 3 volte, oro e bronzo individuale e oro a squadre.

Questo il ruolino di marcia dei Gemelli Martin e Bernard Dematteis, un “clean-sheet” invidiabile che non ammette se, ma o però. Questo avevano chiesto ai gemelli di Rore in prestazione e questo è arrivato: puntuale, solido, perfetto.

Arco 2018, inarrestabili (ph. Courthoud)

Parto da qui, dai “fatti che cosano” per far rinsavire e rinsavire io pure, con le orde di miscredenti che si sono lasciate ammantare dal guano di negativismo che ad un certo punto ha straboccato.

Bernard e Martin non sono fatti di ferro, non sono stati in grado di programmare una stagione che includesse anche alcune gare di profilo internazionale dove forse molti li attendono un pò al varco. Allungare il kilometraggio quando gli erano stati richiesti obiettivi precisi non è stato possibile ma fare gli schizzinosi solo perchè Berny ci ha abituato a dominare in Europa e perché Martin tra mille alti e bassi ha centrato un bronzo ed una staffetta di estrema solidità, dando per scontati risultati che affatto lo erano, è un autogol che non è accettabile.

Saluzzo 2018, il capolavoro del Capitano

A Canillo ci sarà il mondo, dagli USA all’UGANDA alla Turchia in versione top alla Norvegia di Bugge al Kenya coeso e ricco di talento ed esperienza come non mai. Più Francia, Great Britain, Messico e via dicendo. Un Mondiale vero con un livello impressionante sul campo gara, che è quello che “vivaddio” conta ancora in questo ambiente dove si corre forte e non si guarda troppo al contorno. Andarci con i due Gemelli, un Puppi ormai icona, un Cavagna motivato e capace su un percorso come quello Andorrano di esaltarsi,deve essere un orgoglio, deve alimentare il sacro fuoco che per almeno 3 decenni ha fatto dell’ITALIA il faro mondiale del movimento, che ha reso leggenda la storia della scuola azzurra nata dalle intuizioni di Raimondo Balicco, dalle imprese di Vallicella, Bonzi, Pezzoli, Fregona, Molinari, De Gasperi e Manzi.

Marco Dega in azzurro… la storia (ph. M. Torri)

Noi siamo quello, siamo una nazionale che in Montagna ha insegnato al mondo a correre e che alla vigilia della svolta epocale annunciata a Chamonix dai potenti vuole farsi trovare pronta a dire la propria, una nazionale sicura dei propri mezzi e fondata sulla forza di un gruppo sereno che anche nella martoriata squadra femminile non pensa affatto di portare degli “scarti” al mondiale 2018, ma delle ragazze con una capacità di adattamento alla specialità tecnica che probabilmente non è nelle corde di nessuna di loro, portando in dote una preparazione svolta con serietà, lavoro e grandissima signorilità da Atlete con la A maiuscola come Gloria Giudici ed Emma Quaglia. Una qualsiasi altra nazionale trovatasi davanti alle medesime difficoltà si sarebbe sciolta come neve al sole, non quella azzurra della montagna, quasi a dire che lo spirito e le imprese di Nives CurtI, Maria Grazia Roberti, Rosita Rota Gelpi e Valentina Belotti lo impongano.

Gloria Giudici ed Emma Quaglia all’attacco. (ph. Courthoud)

Non molleremo niente a Canillo, e nel 2021 cambierà forse tutto, non il fatto che per battere l’Italia che corre sui sentieri bisognerà andare forte, molto forte… FINISHER’S STATUS IS NOT FUCKING ENOUGH ! 😉

 

Alessandro Scolari

@skola14

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