Era stato un “trial” durante la missione alla NYC Marathon 2017, ma la scintilla con “the coach” è scattata quasi subito e corsainmontagna.it non ha voluto farsi sfuggire l’occasione di ospitare con maggiore regolarità sulle proprie pagine gli scritti sinuosi e profondi che Tito Tiberti sa regalare con naturale semplicità, “unplugged” appunto, come un concerto o pezzo musicale senza necessità di amplificazioni, cosi.. buona la prima e “nature”, buone letture …

TITO UNPLUGGED , puntata 1/18

pensieri puliti e riassunti..

Colpo di pistola, la mia ironica “rat race” su corsainmontagna.it comincia qui: unplugged… sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa. E lì rimbomba naturalmente amplificata. Musica di passi leggeri, di foglie rugginose che scricchiolano e sbriciolano, note ovattate di natura e fischi montani di vento e marmotte.
Volevo che i miei venticinque lettori cominciassero con capocciate al muro per decifrare la mia idea di parametri per dire cos’è un campione vero e cosa costruisce un campione finto. Che poi è essere o apparire: meglio due gambe nodose e nervose che si sciroppano 1000m D+ in meno di 30’ con scarpine flat impolverate e una smorfia in viso o due gambe abbronzate calzino fluo scarpa tassellata inquadratura #nofilter #instaeroe #35percentINCLINE sorriso relax? You know my answer
E invece no, qui non è stridore di vocine polemiche.
Qui è lo spazio della poesia della corsa e dei pensieri puliti: quando la fatica si fa intensa e prolungata la mente si fa tabula rasa ed emergono i pensieri più profondi, importanti, a volte sepolti. Affiorano cose e persone che contano: prima le cose, le preoccupazioni; poi le persone, rifugio dalla paura e ispirazione per sogni e nuovi traguardi.
Le mie maratone sono ormai così: perso l’assillo del cronometro — reminiscenza di una carriera da ex-quasi-atleta — rimane l’ascolto del sé, che è corpo e spirito. No, non si diventa filosofi di rango cartesiano in quegli ultimi chilometri di silenzio e solitudine interiori e non vorrei che le mie parole lasciassero trasparire una pretesa di egemonia morale: non ve n’è affatto. C’è invece la piena consapevolezza di quanto si riesca a portare alla luce un ricordo motivante, una ragione per andare oltre il limite soggettivo (la percezione della fatica e la difficoltà a superarla) e oltre quello oggettivo (un handicap, un infortunio…).

Coaching a Premana 2017, credit T.Ballabio

Ogni maratona è un riassunto.
É la sintesi di una storia che più intima non si può: sui saliscendi di Ragusa Hybla, in quegli ultimi minuti di gioia e sudore a fine gennaio, è tornato ad accompagnarmi dolcemente anche Max (Corso, ndr) che nell’ultima corsa si spinse sui sentieri sotto le vette feltrine. A Max non pensavo da troppo: è tornato lui senza essere chiamato e — come fanno gli amici veri — mi ha sostenuto nel momento del bisogno.
Allargherei il concetto alle prove di endurance in cui estensione temporale e intensità costringano l’atleta a ricorrere a risorse che sembrano non esserci: quelle nei residui substrati energetici da cui attingere ma soprattutto quelle nella voglia di andare più a fondo del fondo del barile da raschiare…
“Si vive di ricordi, signori, e di giochi, / di abbracci sinceri, di baci e di fuochi, / di tutti i momenti: tristi e divertenti” (cit. Caparezza: come detto non si diventa accademico d’élite correndo un po’ di più…).
Di ricordi nitidi. E vorrei chiedere a due ragazzi fortissimi e che corrono col cuore se — quel 2 luglio 2016 ad Arco di Trento — stessero tracciando un loro riassunto…

Tito

2016 – Berlin Marathon