Lo Skyrunning in Italia, con una delibera del CONI di pochi giorni fa, ha finalmente ottenuto il suo riconoscimento nella famiglia dell’Alpinismo. Sui Social e su alcune riviste di settore la notizia ha destato molto interesse, in quanto dopo tale decisione per il movimento ci si prepara ad affrontare un cambio notevole per le manifestazioni che organizzeranno gli eventi di Skyrunning nella stagione che si sta spalancando.

Molti si sono dichiarati felici per questo distacco dal mondo dell’atletica leggera, in cui, per alcune fondamentali differenze tecniche, lo Skyrunning pareva davvero lontano anni luce. Tuttavia non è tutto oro quello che luccica. Ciò che pare una consacrazione legittima del movimento “a fil di cielo”, potrebbe anche creare grossi dubbi di interpretazione  per  via di notevoli lacune che presentano i regolamenti di questa specialità.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con due autorevoli personaggi della corsa outdoor che hanno cercato di fare il punto della situazione, con alcune loro considerazioni e sollevando dei quesiti a cui speriamo di poter presto dare delle risposte.

giorgio dega 2013

Giorgio e Marco (con la sua piccola Lidia) nel 2013 durante il raduno della nazionale italiana di corsa in montagna a Malonno.

Marco de Gasperi non ha certo bisogno di grandi presentazioni: valtellinese di Bormio, classe ’77, per 6 volte è stato campione del mondo di corsa in montagna (1 da junior) ma ha colto innumerevoli successi e piazzamenti di prestigio anche in gare simbolo dello Sky Running come, tra le altre, La Kinabalu Climbathon (vinta nel 2003 e poi nel 2010), Limone (vinta nel 2012) e Canazei (2° dietro Kilian nell’edizione dei record nel 2013 al termine di un duello passato alla storia), vincendo anche il titolo Europeo di specialità alla International Syrace Valmalenco-Valposchiavo nel 2007. Non mancano nel suo palmares le grandi classiche e maratone alpine come la Sierre-Zinal (vinta 3 volte), la Jungfrau Marathon (vinta nel 2010), due secondi posti al Giir di Mont e due podi alla Zegama Aizkorri. Ma la lista sarebbe davvero infinita, meglio ricordare di Marco il ruolo di grande faro ed ispiratore delle masse di appassionati che si avvicinano all’off-road proprio perché estasiati dalle sue gesta e dal suo saper essere semplice anche nella grandiosità della propria storia sportiva, in questo i due capolavori del record di ascesa e ritorno dall’Ortles e dal Monte Bianco, stabiliti ambedue nel 2015, sono davvero esemplificativi.

Marco durante l'epico record dell'Ortles (credit Boy Mountain Dreams)

Marco durante l’epico record dell’Ortles (credit Boy Mountain Dreams)

Giorgio Bianchi condivide con De Gasperi età, anche lui è del 1977, e grandissima amicizia oltre che passione per l’atletica e per la montagna. Una passione trasmessagli dal Padre Giovanni, organizzatore storico della Malonno-Fletta in alta Valle Camonica, che oggi Giorgio continua ad organizzare alla sua memoria insieme con l’US Malonno sotto il nuovo format del Piz Tri Vertikal e del FlettaTRAIL. Ma i confini di questo serio professionista camuno si sono ampliati: nel 2007 viene nominato Presidente dell’Associazione Nazionale Amici della Corsa in Montagna, nel 2012 entra a far parte della Commissione Federale delegata dalla FIDAL per il settore corse in montagna, diviene nel frattempo Presidente dell’ASD Corsainmontagna.it, organo cui fa capo il portale internet www.corsainmontagna.it , è membro delo staff organizzativo di Valtellina Vertical Tube,  Valtellina Wine Trail ed Alta Valtellina Skyrunning Experience.

giorgio bianchi

Giorgio Bianchi

A loro due abbiamo voluto chiedere  un parere sui recenti sviluppi a seguito della delibera del CONI, ecco cosa ci hanno detto

MARCO DE GASPERI

Lo Skyrunning, dopo anni trascorsi in una sorta di limbo, ha trovato una sua collocazione definitiva nella famiglia dell’Alpinismo.

Da una parte sono in molti a gioire di questa, che a primo acchito sembra davvero essere una rivincita della specialità più di nicchia, ma non per questo meno amata, dell’Outdoor running.

Da pochi anni si è notato come la FIDAL abbia voluto aprire nuovi orizzonti la propria visione su questo movimento della corsa outdoor che potenzialmente poteva garantire nuovi e allettanti introiti grazie a tesseramenti di atleti e affiliazione di competizioni. Infatti, le competizioni che fino a qualche anno prima necessitavano di un sopralluogo da parte di un omologatore ufficiale per avere il “via libera” del percorso, si è stabilito fosse più semplice e utile far sottoscrivere all’organizzatore che il percorso rispettava determinate caratteristiche. Da pochi anni inoltre, per la FIDAL anche certi parametri che prima erano ritenuti off-limits per una gara di corsa in Natura (federale, ovviamente) sono stati by passati da una più flessibile interpretazione del regolamento. Infatti, la quota di 3000mt poteva venire superata anche in una gara federale, così come i bastoncini e gli zainetti, prima ritenuti Tabù dalla FIDAL, sono stati inseriti come attrezzatura idonea alla pratica della corsa in Natura.

Successivamente si era intervenuto drasticamente anche sulle organizzazioni non FIDAL che dispensavano premi in denaro per gli atleti, oppure la minaccia di squalifica per gli elite della Nazionale di corsa in montagna che avessero partecipato alle gare non federali. Qualche stagione fa ci fu un fuggi fuggi generale, da parte di atleti e organizzatori, per paura di subire le sanzioni promesse. In realtà, sono bastati pochi anni in cui la FIDAL ha abbassato la guardia per tornare alle vecchie abitudini. 

Personalmente penso che in questo periodo in cui a livello federale si pensava di aver raggiunto tutti i traguardi possibili e di aver messo il guinzaglio a tutti i movimenti della Corsa Outdoor, anche grazie all’inserimento del Trail sotto la IAAF, si è sottovalutato il piccolo movimento dello Skyrunning che, goccia a goccia, scavava la sua strada verso la tanto sperata e agognata indipendenza.

Ma ora che succede?

Il problema è che, chi ha sancito questa definitiva appartenenza proprio nel momento in cui la stagione ha già alzato il sipario sulle competizioni, si spera altresì che abbia ragionato bene quali saranno i compiti di organizzatori, atleti, in considerazione anche delle gare presenti fuori dai confini italici. 

Ad esempio, fino ad ora un atleta che volesse partecipare ad una gara “Sky”, doveva munirsi di valevole certificato di attività agonistica con la dicitura “Atletica Leggera”, rilasciato dalle strutture deputate solo dietro a presentazione di una richiesta da società affiliata alla FIDAL. Cosa succederà ora? Come dovranno tutelarsi organizzatori, società sportive e atleti che desiderano ottenere tale certificato per una gara di Skyrunning?

A chi spetterà decidere se una gara sia degna di ottenere il pedegree di Skymarathon o declinazioni varie, visto che non esiste una commissione tecnica deputata a definire le caratteristiche tecniche delle competizioni?

Che fine faranno i Vertical Kilometer, se per la maggior parte dei casi sono delle corse in montagna ripide di sola salita?

GIORGIO BIANCHI

Siamo veramente felici che lo skyrunning sia stato riconosciuto, il “vero skyrunning”, quello tecnico, quello alpinistico, così a mente mi vengono 3 gare (Kima, 4 Luglio, Livigno Skymarathon).

Il nostro portale, www.corsainmontagna.it , chiede dal 2004 la specializzazione delle tre discipline, come recita il nostro slogan “il primo portale interamente dedicato alla corsa in montagna, al trail running ed allo skyrunning”.

Il problema è sempre stato che nessuno si è mai posto il problema di definire cosa è uno e cosa è l’altro.

Ora lo skyrunning è definito, la palla passa alla parte politica della attuale federazione di riferimento (FISKY) o altra nuova.

Da appassionato, da organizzatore, da praticante, da addetto ai lavori speravo che le tre discipline andassero sotto un unico cappello, anche solo per semplicità.

Sia chiaro il cappello non doveva/non deve essere per forza la FIDAL, ora dopo il riconoscimento del TRAIL sembrava la strada più semplice per organizzatori ed atleti amatori soprattutto.

Bisognerà capire cosa succederà, se dovranno nascere nuove società, nuovi tesseramenti ecc. Quindi per noi organizzatori e per gli atleti non è una gran conquista, se non che, cosa che auspico con tutto il cuore, le due federazioni presenti e gli enti di promozione sportiva parlino tra loro.

Intervista Esclusiva di Alessandro Scolari