Il fatto avvenuto alle 4:30 di notte nel parco in riva al fiume Oglio in località Ponte Barcotto a Costa Volpino. Aggredito e pestato a sangue nel parco in riva al fiume Oglio in località Ponte Barcotto a Costa Volpino. E’ successo stamane alle 4,30 del mattino, nel tragitto che da quarantatre giorni ormai percorreva per raggiungere la sua meta di 19.100 km in nove mesi. Sono stati due stranieri con calci, pugni e ombrellate, a ridurlo in uno straccio per portargli via il Garmin e il cellulare utilizzato per segnalare la sua posizione. Prima di svenire è riuscito a difendersi con tutte le sue forze, sferrando un pugno ad uno dei due, che vista la reazione gli ha sferrato una coltellata. Rinvenuto poco dopo, con un cellulare nascosto, chiama Ivan, uno degli organizzatori, che prontamente arriva a soccorrerlo ed a portarlo in ospedale. Sognando Il suo viaggio di oltre tremila km durato quarantatre giorni si era protratto sino alla città di Ivanovo, una città distante trecento chilometri da Mosca. Era andato in questo luogo perché chiamato ”città delle spose” dato che la maggior parte di lavoratori degli opifici erano donne. Non è andato solo, si è portato la sua ”dolce Primavera” non sapendo che sarebbe stato l’ultimo suo viaggio. Anche se, solo con la fantasia ,Tista si ricorderà di Ivonovo per essere stato il suo ultimo traguardo, dove si sono fermati i suoi sogni infranti, ma che sono stati consolati dai profumi di quella ”Primavera” che non vedrà mai più. Si ricorderanno di lui chi lo ammirava, i Runners Bergamo, chi lo seguiva costantemente; anche quel vecchietto che ogni settimana alle tre del mattino inviava un messaggio di augurio, chissà, gli mancherà. I suoi famigliari lo lasciavano fare, sapevano che questo era il suo il suo mondo, e per questo non lo volevano turbare. Ieri sera gli hanno fatto una sorpresa, sono venuti a trovarlo, hanno pranzato con lui, hanno festeggiato quei 3000 km percorsi, c’erano anche altri amici, non sapevano però che sarebbe stata l’ultima cena. Giuda non era presente, era già appostato lungo il fiume con un amico pure lui con lo stesso nome: i due avevano già premeditato l’attacco, non è stato un caso, il soggetto da colpire era solo e indifeso, il bottino era assicurato: un misero bottino. La loro coltellata non ha ferito solo il fisico del mio amico Tista, lo ha ferito anche nel cuore, anche se quella maledetta pugnalata ha colpito solo la gamba. Pure la medicina subirà un danno da questo gesto insensato; cosa diremo ai bravi ricercatori della Università di Verona che alle 4 del mattino del 30 maggio avevano già iniziato le loro analisi con la collaborazione di Tista per lo studio del comportamento umano sottoposto a sforzi estremi? Uno studio che si sarebbe protratto per nove lunghi mesi e sicuramente il nostro atleta avrebbe rivelato dei segreti che solo il suo corpo poteva dare. No! Questo non è più possibile. Il posto è rimasto vuoto, Marchesi sarebbe sicuramente contento se la sua missione fosse portata a termine da un altro come lui, sarebbe fantastico. Ma chi? Dal letto d’ospedale, Tista mi confida: ”Sono contento che gli organizzatori, Vincenzo, Ivan e il fratello, e Punzo siano qui; questo dimostra che non solo gli stava a cuore ciò che stavo facendo ma anch’io, nonostante tutto conto ancora tanto per loro.” Anche Gregorio col suo collegamento in diretta ha contribuito alla capillare informazione sull’accaduto. La sua felicità è di breve durata, arriva il medico con il referto e il suo viso si contrae, mi guarda e piange. ”Deve stare a riposo 20 giorni e poi dovrà fare gli accertamenti perché sono state evidenziate due costole rotte, un trauma cranico, c’è stata una perdita di conoscenza con sincope ed una ferita da taglio alla coscia dx.” ”Io voglio continuare, non voglio fermarmi” mi dice supplichevole. Questa volta non lo posso accontentare come quando gli porgevo del cioccolato, oppure il panino col salame sui muretti per non farlo inchinare. Stavolta a malincuore devo dirgli di no. ”Tista, non puoi continuare, devi fermarti, per la tua salute io non voglio che continui e nemmeno chi ha organizzato tutto questo per te lo vuole”. ”La colpa non è tua – gli dico – il destino crudele non vuole abbandonarti, prima la montagna di Montisola ti spedisce all’ospedale ora due balordi fanno la stessa cosa.” Come possono dire che dobbiamo perdonarli anche se sono dei poveracci, potevano limitarsi alla minaccia col coltello senza infierire come delle bestie. Non importa se erano drogati oppure ubriachi, perdonarli sarebbe un errore, lo rifarebbero di nuovo. Se dovessi incontrarli direi loro: complimenti, avete vinto un trofeo, quello della vergogna, mostratelo ai vostri amici, forse nemmeno loro ne sarebbero entusiasti. Il vostro gesto sarà ricordato non come quello di due temerari, ma di due vigliacchi, che aggrediscono un settantenne per massacrarlo di botte. L’ultima volta insieme Ciao Tista, ieri abbiamo vissuto le ultime 13 ore insieme. Eravamo partiti alle 3.07. Otto minuti di anticipo per recuperare il tempo perso settimana scorsa quando la sveglia si era dimenticata di avvisarti. Abbiamo sopportato per quattro ore la pioggia che ci ha tenuti compagnia, non era forte come quella che ti ha colto domenica e lunedì costringendoti ad un forzato riparo sotto quel tunnel, questa era quasi piacevole. Non abbiamo visto Marinella, abbiamo visto poca gente, non era giornata ideale per tutti, noi eravamo soli, soli in quel mondo che tanti non conoscono bene, ma grazie a te hanno cominciato a conoscere. Ora che non risalirai più il tuo fiume sino a Losine, dove per noi era il primo punto di arrivo, molti si chiederanno: dov’è finito quel matto che tutti i giorni passava di qua? Adesso si ricrederanno e non diranno più che sei matto. Non vedrai più quella strada che tanto amavi, con quegli operai che ti salutavano sempre, quella strada sembrava fosse fatta apposta per te. Tu ricorderai tutto questo, non lo dimenticherai, chi ti ha fatto tanto male si dannerà per questo, i colpevoli hanno i giorni contati, saranno sicuramente acciuffati. Tista, non piangere più, sappi che tanta gente ha scritto parole buone per te, sei e rimarrai nei loro ricordi, quello che hai fatto prima ed ora, rimarrà non solo nella tua storia personale, ma anche nella storia dello sport. Non ho fatto molto per te, ho scritto solo quello che tu volevi far sapere. Avevi sempre poco tempo, tu dovevi solo correre ed io scrivere tutto quello che facevi; le tue soddisfazioni ma anche le tue delusioni, i tuoi momenti di euforia ma anche i momenti di sconforto. Hai insegnato a non lamentarsi mai inutilmente. Una mia amica di Chiari, si chiama Enrica, una alpinista runner, mi ha confidato: ”Domenica scorsa al Gir delle Malghe stavo accusando un attimo di stanchezza, ho pensato a Tista, mi son detta, mi stanco per così poco e lui? Guarda cosa sta facendo. Mi sono ripresa e mi sono dimenticata di essere stanca.” Ora cerca di guarire, le medicine guariranno il tuo corpo, i tuoi famigliari con il loro amore guariranno il tuo spirito e chi ti ha sempre voluto bene continuerà a farlo. Ciao Battista, ma per me, solo?Tista. Quando si legge un libro, alla fine si richiude sempre. Questa volta lasciamolo aperto, almeno potremo insieme sognare ancora. Articolo di Vitaliano Grassi Fonte: podisti.net